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Wilfried Ehrmann,Ph.D.
Intervista Stanislav Grof (1994) |
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Alcuni aspetti cruciali della
Respirazione Olotropica |
1°Domanda : Mi
sembra che Il problema dell’integrazione del materiale che emerge
con la Respirazione Olotropica (da qui in poi: RO) non venga
affrontato in modo esauriente nella pratica .
Pur essendo chiaro che l’approccio interpretativo sia tralasciato
deliberatamente nel pieno rispetto
dell’esperienza del cliente, rimangono tuttavia molte questioni
aperte ; esempio , come si possono
integrare in modo armonico tali esperienze e riunirle in un insieme
strutturato? |
Risposta di Stan : Sono
d’accordo con te quando affermi che nella RO, come in qualsiasi
altro lavoro che
implica stati non ordinari di coscienza, l’integrazione
dell’esperienza sia un aspetto fondamentale.
Ma sono di diverso avviso riguardo all’assenza di indicazioni
adeguate sull’integrazione nella letteratura
e nella formazione della RO. |
Il fatto che noi tralasciamo
l’interpretazione convenzionale a causa della sua arbitrarietà e
della sua
subordinazione alla scuola di pensiero del facilitatore non significa
che non siamo consapevoli della
necessità di agevolare l’integrazione di esperienze particolarmente
intense.
Vi sono molti passaggi dedicati a questo problema fondamentale nelle
mie prime pubblicazioni sulla terapia
psichedelica, e anche in altri miei scritti più recenti sulla RO,
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A questo proposito, cercherò di
illustrare brevemente quali sono a mio avviso i principi
fondamentali alla
base della RO. In primo luogo affronterò l’argomento in relazione
con gli workshop nei quali la RO viene
esperita in un contesto di gruppo spesso con motivazioni
auto-esplorative , in seguito aggiungerò alcuni commenti sull’uso clinico della RO, nell’ambito della cura di gravi
disordini emozionali e psicosomatici.
I fattori che facilitano l’integrazione iniziano ad operare prima
ancora della sessione di RO, in vari
momenti: la preparazione teorica approfondita, il contatto positivo
che si instaura con i facilitator, la
fiducia nel gruppo, che si consolida progressivamente; sono tutti
aspetti di estrema importanza. |
Poi, durante la seduta stessa di RO, intervengono in tal senso altri
fattori, quali il fatto di tenere
l’esperienza interiorizzata, il senso di sicurezza, l’attenzione
concentrata sul materiale inconscio
emergente e infine la volontà di esprimere pienamente le emozioni e
le energie fisiche che affiorano, tutti
prerequisiti sostanziali per una buona integrazione. |
Per coadiuvare al meglio
l’integrazione dell’esperienza, i facilitator e i sitter rimangono
al fianco della
persona che respira fintanto che dura l’intero processo, e per tutto
il tempo che si verificano esperienze
inusuali. Per la fase finale della sessione di RO abbiamo sviluppato
una serie di esercizi per il corpo
studiati appositamente per la conclusione ottimale del lavoro.
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Anche un contatto ravvicinato
con
la natura può avere un effetto tranquillizzante e di radicamento, e
quindi agevolare l’integrazione della sessione. A questo scopo
l’esposizione all’acqua è particolarmente
efficace, ad esempio tramite un bel bagno caldo in vasca o in una
piscina, oppure l’immersione in un lago o
nel mare il contatto con la campagna od il bosco.
Nella fase successiva anche il lavoro con i mandala e la
condivisione con il gruppo sono fondamentali. Ci
teniamo alla larga delle interpretazioni, ma i facilitator si
avvalgono spesso di altri metodi la
depatologizzazione e la convalida delle esperienze,
l’incoraggiamento e il sostegno verbale, il supporto
rincuorante del gruppo, la danza espressiva, ecc |
| Inoltre, nei giorni successivi a
sessioni particolarmente intense,( seminari di durata settimanale )
durante le quali si siano verificate emergenze emotive o aperture di
notevole profondità, vi è la
possibilità di avvalersi di un’ampia gamma di approcci complementari
per facilitare l’integrazione. Si può
ad esempio discutere sulla sessione con un facilitator esperto,
oppure riportare per iscritto il contenuto
dell’esperienza, o ancora disegnare altri mandala. |
Possono anche essere di grande
utilità specifici esercizi per il corpo sotto la guida di un
professionista
che agevoli l’espressione emotiva, o altre forme di attività
psico-motoria , di movimento consapevole o
semplicemente fisica quali il jogging, il nuoto e la danza ;
specialmente qualora l’esperienza olotropica
abbia liberato una quantità eccessiva di energia fisica fino ad
allora bloccata. Una sessione di terapia
Gestalt, o bioenergetica ,oppure di attività junghiana con la
sabbia, secondo il metodo di Dora Kalff,
possono essere di grande aiuto per penetrare ancor più in profondità
nelle intuizioni e nei contenuti
emersi durante l’esperienza olotropica. |
Qualora le sessioni RO vengano
espletate in un contesto clinico, l’approccio di gruppo può essere
usato
soltanto con clienti che non abbiano problemi emotivi tali da
impedire loro di assumere il ruolo di sitter.
Altrimenti, è necessario ricorrere a sessioni individuali private.
Il lavoro in contesto clinico, sia esso individuale o di gruppo,
implica un maggior tempo dedicato al
paziente da parte del terapeuta. |
Queste sessioni esperienziali
devono essere completate da incontri
terapeutici, durante i quali si aiuta il paziente ad integrare le
esperienze emerse durante le sessioni
nella vita quotidiana e a tracciare la strategia da adottare nella
seduta di RO successiva.
Anche in queste situazioni il lavoro deve essere eseguito secondo i
principi e il metodo propri alla RO,"
ossia senza utilizzare l’interpretazione". |
| Lo ripeto, il motivo di questa
scelta è, da un lato, l’assoluta arbitrarietà delle
“interpretazioni”, che
riflettono inevitabilmente i preconcetti propri ad ogni scuola di
pensiero, e, d’altro canto, il fatto che
non vi è alcuna prova a sostegno dell’esistenza di una correlazione
tra il contenuto delle interpretazioni
e i risultati clinici. |
Apparentemente, i risultati
terapeutici vengono condivisi in maniera abbastanza equa tra le
varie scuole di
psicologia, ma dipendono più dalle qualità personali dei terapeuti
che dalla “veridicità” dei loro
principi teorici, riflessi nelle loro interpretazioni. |
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2. Domanda :Se è vero che
le informazioni introduttive alla RO si sofferma in modo esauriente
sul probabile insorgere di esperienze transpersonali o
“spettacolari”, come da lei descritte in varie pubblicazioni, è
anche vero che esso può influenzare i partecipanti spingendoli
proprio in questa direzione. È pertanto possibile che tali
esperienze fuori dall’ordinario siano prodotte dall’atmosfera
particolarmente “carica” di un gruppo intento nella respirazione
olotropica. |
R.: Il fatto di etichettare
le esperienze perinatali e transpersonali con l’appellativo
“spettacolare”,
come hai appena detto, riflette un forte pregiudizio professionale e
culturale. Ho un’amica meravigliosa,
Jane Middelton-Moz, che è per metà indiana d’America; essa
disapprova l’uso che io faccio dell’espressione
“stati non ordinari di coscienza”. |
Non parliamo poi del termine
“stati alterati”, che lei disapprova ancor di più e per il quale io
stesso
provo una certa avversione.
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| Ha un sapore decisamente
peggiorativo e sottintende un giudizio negativo
riguardo al valore ontologico e alla rilevanza di queste esperienze
(mi viene sempre in mente l’uso che fa
la medicina veterinaria del termine “alterato”, quando lo sento).
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È come se si dicesse che esiste
un “modo normale” di sperimentare noi stessi e il mondo, e che tutto
ciò
che si trova al di là di questa linea di confine è un prodotto di
qualche malattia mentale, dovuto a
qualche processo patologico sconosciuto del cervello, che la scienza
monistica e materialistica non ha
ancora individuato. Jane continua a dirmi: “Stan, non capisco
proprio perché usi il termine “stati non
ordinari”. Per la mia gente, queste esperienze fanno parte del
normale bagaglio di esperienze umane”. Come
vedi, da una parte mi criticano perché sono eccentrico ed esotico,
dall’altra perché sono troppo
conservatore. |
Quaranta'anni di lavoro con gli
“stati non ordinari” di coscienza "ora per questi stati preferisco
usare
il termine “olotropico” (come spiego in Psicologia del Futuro, ) mi
hanno convinto che la verità, in questo
caso, è dalla parte dei nativi americani (e di tutte le culture
antiche e preindustriali) e non dalla parte
del pensiero psicologico e psichiatrico dominante in occidente.
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Innumerevoli volte sono stato
testimone dello straordinario potere di guarigione delle esperienze
perinatali e transpersonali, insieme a molte altre persone durante i
corsi di formazione e nei workshop.
La psichiatria tradizionale dovrà prima o poi allargare le proprie
vedute e accettare l’esistenza di questi
fenomeni “anomali”. Per quanto riguarda la seconda parte della tua
domanda, sulla possibilità di
condizionare le esperienze dei partecipanti mediante un “discorsetto”,
spingendoli nel regno dello
“spettacolare”, è veramente minima. |
Più volte abbiamo visto persone
che desideravano accedere a questi regni, o sperimentare la morte e
rinascita psico-spirituale, rivivere ricordi karmici, o ancora
incontrare esseri archetipi, solo perché
avevano letto qualcosa in proposito, ma non ci sono riusciti.
L’esperienza li ha portati invece a confrontarsi con le corazze
fisiche, con la rabbia, o con la morte
della loro madre. Gli stati olotropici ti portano a quello di cui
hai bisogno, non a quello che decidi
razionalemnte. |
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3. Domanda Tutti sanno che in un gruppo lo stato d’animo e l’atmosfera si
propagano facilmente tra i partecipanti,
esercitando una forte influenza su ogni membro. Il formato della RO
si adatta mi pare difficilmente a
sessioni individuali, ossia a sedute con una persona e un
facilitator. Vi è pertanto il rischio che la RO
diventi parte di una “cultura di workshop”, nella quale le persone
passano incessantemente da un’esperienza
ad alto livello ad un’altra, esperienze isolate che finiscono col
perdere rapidamente ogni effetto curativo
non appena si dissolve il gruppo. |
| R.: Non è esatto dire che
il formato della RO non si adatti facilmente alle sessioni
individuali. |
Come ho detto prima, la RO può
essere, ed è stata utilizzata in varie occasioni anche in sedute
individuali.
Tuttavia, fatta eccezione per il contesto clinico, nel quale la
seduta individuale è più che giustificata,
essa non rappresenta il miglior modo di condurre la RO. |
| Un contesto di gruppo offre molti
più vantaggi significativi. |
Tra questi, il più evidente è
l’aspetto economico. Mentre occorre disporre di tre ore per una
sessione
individuale di RO, Christina ed io, nei primi tempi ad Esalen e in
altre località eravamo soliti lavorare
con un massimo di 36 partecipanti per volta. |
In seguito, nei gruppi
internazionali più numerosi (quelli più grandi, a Santa Rosa e a
Praga, riunivano
più di 300 partecipanti), abbiamo utilizzato un facilitator esperto
per ogni cinque coppie. |
L’esperienza ci
ha mostrato che i sitter non addestrati, in genere, sono in grado di
coadiuvare efficacemente l’intero
processo di respirazione dei partecipanti; i facilitator esperti
sono necessari soltanto quando
particolari situazioni insorte durante le sedute richiedono
competenze specifiche, oppure nella fase finale
delle sessioni, quando può essere necessario ricorrere al lavoro sul
corpo (bodywork). |
Una sessione individuale che si
protragga per due ore oltre il tempo previsto (cosa che accade non
di rado)
manderebbe all’aria l’orario del singolo terapista, a meno che quel
dato cliente non fosse l’ultimo
previsto per quel giorno. |
Una situazione di questo tipo non
creerebbe alcun problema in un gruppo più numeroso, visto il numero
dei
partecipanti; il formato del workshop verrà infatti dimensionato in
funzione di questa probabilità.
Inoltre, l’atmosfera che si crea durante le sedute di gruppo ha un
potente effetto catalizzatore e dà
origine, a sua volta, ad esperienze molto più intense di quelle che
possono verificarsi nelle sessioni
individuali. |
| Sotto questo aspetto, gli
incontri di gruppo diventano molto simili a rituali ,il
riconoscimento dell'importanza di un incontro con se stessi crea un atteggiamneto interiore di rispetto ,accoglimento ed ascolto sacro .
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L’uso di potenti compagini
musicali, l’atmosfera di sicurezza e l’effetto contagioso dei
processi emotivi
degli altri partecipanti rendono lo svolgimento in gruppo
particolarmente efficace. |
| La compresenza di tutti
questi elementi rende più facile il coinvolgimento di ogni
partecipante, mentre nella seduta individuale
chi respira è molto più controllato . |
Un altro aspetto del lavoro di
gruppo che merita di essere ricordato è l’esperienza dei “sitter”
(metto
questo termine tra virgolette perché di fatto non coglie in modo del
tutto adeguato la funzione di questi
compagni/assistenti, o partner; ma finora non ne ho trovato uno
migliore). |
| Tantissimi partecipanti ci hanno
detto di aver imparato moltissimo dal ruolo di sitter,anche per il
proprio processo personale. Questo si riflette nel fatto che un
numero impressionante di partecipanti ai
workshop RO, a seguito della profonda commozione provata durante
l’esperienza come sitter decidono di
iscriversi ai corsi di formazione per diventare facilitator. |
Un altro vantaggio è la
condivisione in gruppo delle proprie esperienze. Se il terapista o
il facilitatore
non giudica e non rifiuta le esperienze dei singoli partecipanti
anche se essi stessi, per primi, le
considerano altamente sgradite (ad esempio episodi di aggressività,
contenuti sessuali, ecc.), il
materiale esperienziale stesso, cessa di essere considerato
offensivo e disdicevole e può essere accolto
nella coscienza e differenziato. |
| Se gli stessi partecipanti, ed i facilitatori non esprimono giudizi , anzi si i mostrano comprensivi,
amorevoli e pronti ad aiutare, l’esperienza che ne consegue può
avere un alto valore correttivo. |
E questo aiuterà anche gli altri
ad essere più aperti e sinceri riguardo a ciò che considerano
disdicevole
maligno e segreto . |
| Tutto questo contribuisce
alla creazione di un’atmosfera di gruppo nella quale i
partecipanti sono consapevoli di condividere problemi propri
all’intera specie umana, cosa che può avere un
notevole effetto liberatorio. Inoltre, in molti casi il contatto
sociale tra i partecipanti prosegue dopo
le sedute, dando luogo a varie reti nazionali e internazionali in
grado di fornire un importante sostegno
emotivo, filosofico e spirituale. |
| L’effetto delle esperienze di RO
si estende pertanto ben oltre gli “alti” (o i “bassi”) delle
sessioni
stesse e non si riduce ad una subcultura di individui isolati,
emotivamente dipendenti da esperienze
occasionali e “spettacolari”. |
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4. Domanda : La RO ricorre
alle possibilità insite nel rapporto terapeutico. La RO utilizza
poco le opportunità del rapporto terapeutico che, secondo le
ricerche in psicoterapia, rappresenta il principale fattore di
guarigione di qualsiasi terapia (cf. Moeller, 2000, p. 59). |
“
la sessione olotropica richiede un
intervento minimo da parte del terapeuta. Il suo compito principale
è
quello di osservare il processo , di aver cura che tutto proceda in
un’area di sicurezza e che il respiro
mantenga un andamento efficace .” (Grof 1987, p 252) |
R.: La RO dà particolare
risalto all’interiorizzazione del processo e alla guida di quest’ultimo
da dentro.
Come ho detto prima, in questo modo si elimina un intervento
terapeutico arbitrario che rispecchi la
formazione e i preconcetti personali del terapeuta. |
I testi sulla terapia verbale
mettono in risalto la qualità del rapporto terapeutico, non il
contenuto
delle interpretazioni, degli aspetti specifici o delle tecniche,
tutti fattori che variano a seconda delle
scuole e dal soggetto-terapeuta ; e che non possono pertanto avere
un esito curativo determinante.
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Nella RO, presa nel suo
insieme,l’aspetto relazionale ha un ruolo
essenziale nel processo di guarigione:
così come il rapporto con i facilitator, con i sitter e con gli
altri membri del gruppo.
Una delle caratteristiche più straordinarie del lavoro con stati olotropici della coscienza è proprio la
rapidità in cui si sviluppano legami intensi; l’antropologo
americano Victor Turner scrive infatti che
condividere il proprio tempo in eventi rituali di questo tipo
facilita grandemente la formazione di quello
che egli definisce “communitas”, ossia una profonda connessione
emotiva e un senso di appartenenza. E
questo di per sè è già un fattore di guarigione molto potente.
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Non dimentichiamo poi un altro
elemento importante della RO: l’uso del contatto fisico di sostegno
con lo
scopo di soddisfare i bisogni anaclitici e l’esperienza
interpersonale correttiva a livello profondo,
preverbale. È un argomento che meriterebbe un dibattito a parte.
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5. Domanda : Riguardo
all’astensione da ogni interpretazione, i facilitator non dovrebbero
interpretare
le esperienze al momento della condivisione di gruppo, dopo la
seduta di respirazione. Questo perché
l’interpretazione potrebbe inibire o mentalizzare il processo
,quindi interferire o invalidare il potere
trasformatore dell’esperienza stessa. È senz’altro un’idea
fondamentale, che dovrebbe essere presa in
considerazione in qualsiasi processo di auto-esplorazione profonda.
Ma in molti casi è importante poter
essere di sostegno al cliente nella fase d’integrazione, soprattutto
quando l’intensità e l’ eccezionalità
dell’esperienza sono tali da poter dar luogo a una certa confusione.
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R.: Credo di aver già
detto abbastanza riguardo alla natura capricciosa
dell’interpretazione psicologica.
Sono d’accordo con te sull’importanza di offrire al cliente un
sostegno per una corretta integrazione e per
l’inserimento dell’esperienza nella realtà ordinaria. |
| Credo anche che il cliente
e il terapeuta dovrebbero
cercare insieme un significato. Ma sono anche convinto che esistono
molte altre modalità migliori
dell’interpretazione per raggiungere questi obiettivi , esempio
l'amplificazione ( Junghiana). |
| Questo è particolarmente vero
qualora il terapeuta abbia un sistema di riferimento concettualmente
ristretto, limitato alla biografia postatale e all’inconscio
individuale freudiano, secondo la pratica
psicoterapeutica attualmente dominante. |
In questo caso le interpretazioni
potrebbero essere gravemente fuorvianti, poiché non tengono conto
delle
esperienze perinatali e transpersonali in quanto considerati
fenomeni sui generis. |
Il terapeuta sarebbe infatti
propenso a vederli come eventi da definire in termini biografici, o
addirittura a scambiarli per dei prodotti di un processo psicotico
per il quale non vi sia alcuna interpretazione psicologica, e quindi
da evitare.
Questo ci riporta al nostro dibattito precedente sulle “esperienze
spettacolari”. |
| Se il lavoro con la respirazione olotropica utilizza una cartografia della psiche più estesa, i
partecipanti dispongono già a priori di una struttura concettuale
all’interno della quale la maggior parte delle esperienze altrimenti
considerate “spettacolari” vengono considerate come normali
componenti della psiche umana. |
Tale prospettiva è condivisa
anche dai facilitator e dagli altri membri del gruppo, riproducendo
quindi una
situazione molto simile a quella di chi partecipa a rituali di
tradizioni native. In tali circostanze le
“esperienze spettacolari” danno luogo ad un senso rispettoso del
sacro interno ed esterno, di
sincronicità, piuttosto che a tumulti emotivi, a sconvolgimenti
concettuali o a confusione. |
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6. Domanda : La RO e il
“Guaritore Interiore” Secondo la RO, ognuno di noi si porta dentro
un ente, un’essenza " Guaritore Interiore "che regola l’andamento e
gli strumenti che riguardano la crescita della nostra anima. Durante
una seduta di RO questa ipotetica guida interna è responsabile di
far affiorare solo il materiale che può essere integrato. Quest’idea
è senz’altro vantaggiosa in quanto suggestione per infondere nel
partecipante un senso di
sicurezza e fiducia, e quindi per ridurre la probabilità che
affiorino esperienze difficilmente
integrabili. |
R.: Quando diciamo
che i vari stati olotropici (crisi iniziatiche degli sciamani,
esperienze psichedeliche,
emergenze spirituali, ecc.) mobilizzano il “guaritore interiore”,
ossia quell’intelligenza intrinseca della
psiche che guida il processo, questo non significa che vi sia una
garanzia assoluta di sicurezza e di un
esito vissuto come gradevole del processo . |
Benché il processo possegga un
grande potenziale di guarigione e sia in genere orientato verso la
salute,
l’esito finale è comunque determinato da una serie di variabili
interne ed esterne – la capacità del
soggetto di abbandonarsi, o, al contrario, la sua resistenza, la
situazione personale e l’ambiente, la
qualità del sistema di sostegno, vari fattori culturali
determinanti, ecc.
Ad esempio, nelle culture native si dà per scontato che la crisi sciamanica sia il frutto di una chiamata
dall’alto, e che sia per sua natura curativa e benefica. |
| Questo è vero anche per il risveglio della Kundalini, come viene
descritto nei testi yogici. |
Ma al contempo si sa anche che
questi processi, in date circostanze culturali estranee a questi
fenomeni ,
possono dar luogo a seri problemi a coloro che ne fanno esperienza.
|
| Sia le tradizioni sciamaniche
che quella yogica sottolineano il
fatto che può essere molto pericoloso
resistere al processo. Non è raro che insorgano gravi problemi,
quali addirittura crisi psicotiche, durante
le pratiche spirituali intense, con o senza esercizi di
respirazione, ad esempio nelle sesshin Zen, nei
ritiri Vipassana, durante le preghiere cristiane o le danze Sufi, o
durante terapie esperienziali
occidentali catartiche ecc. |
Per quanto concerne la pratica
psicoterapeutica, vi sono stati dei casi di esaurimento emotivo
anche in
circostanze che non comportavano alcun esercizio respiratorio –
durante una psicoanalisi tradizionale, o
incontri Gestalt, oppure ancora durante percorsi di formazione in
psicoterapia, ecc
In tutte le attività umane esiste sempre un fattore di rischio, e
questo è vero anche per la psicoterapia e
per la pratica spirituale. Possiamo cercare di ridurre tale rischio
al minimo, ma non si può mai promettere
una sicurezza assoluta. |
| Ci saranno sempre fattori al di
là del nostro controllo. Non bisogna pertanto
biasimare il guaritore interiore per i problemi di integrazione che
insorgono, né riversarne la
responsabilità sui facilitator. |
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7. Domanda : Il formato
della RO è relativamente fisso, mentre alcuni elementi della RO sono
stati
utilizzati in modo più flessibile in altri contesti , |
R.: Prima di rispondere a
questa domanda, vorrei rivolgermi a quello che hai detto sul tempo
necessario per
le esperienze di RO. E’ importante fare una distinzione tra un
seminario introduttivo, che raggruppa molte
persone alle prime armi riguardo al processo e che pertanto
richiedono una preparazione teorica e pratica
completa. In questo caso ci occorrono almeno due giorni (di solito
venerdì sera, sabato e domenica
mattina). |
Chi ha familiarità con il lavoro
della R. O. si può incontrare soltanto per le sessioni di
respirazione e
per la condivisione. |
Ora passiamo alla tua domanda. Sono cosciente del fatto che esistono altri approcci che fanno uso
della
respirazione in sedute considerevolmente più brevi di quelle con la
RO. |
Ma di solito questi ultimi fanno
anche uso di strategie più conservatrici, ad esempio affiancano il
lavoro
sulla respirazione con il dialogo e la guida terapeutica,
sorvegliando il processo e controllando
l’intensità e la forma della respirazione, ecc. |
| Questo approccio spesso tende ad
evitare quelle aree esperienziali d’apparenza troppo intensa . |
| Tuttavia è proprio l’esistenza di materiali di questo tipo
nell’inconscio (ad esempio il trauma
della nascita, ricordi di quasi annegamento, archetipi demoniaci,
ecc.) che di fatto tende ad essere la
fonte dei maggiori problemi emotivi e psicosomatici del cliente.
Questi ultimi non possono emergere, essere
accolti ed essere elaborati con esperienze più brevi , più
superficiali e meno intense. |
Ogni qualvolta consentiamo alle
esperienze di svilupparsi pienamente, dobbiamo anche continuare il
lavoro
per tutta la durata necessaria a concluderlo; non si possono fissare
dei limiti di tempo.
Credo che il mio pensiero e la mia strategia a questo riguardo siano
stati profondamente influenzati dal
periodo in cui ho lavorato con le sostanze psichedeliche, durante le
quali non si può determinare, né
controllare la profondità dell’esperienza stessa, e neppure decidere
a priori come dovrebbe essere. |
È in occasione di questo lavoro
che ho avuto modo di osservare ripetutamente che le esperienze che
possono
sembrare, a prima vista, pericolose e disturbanti sono di fatto
quelle che verranno seguite da una
guarigione più profonda, se sostenute e integrate in modo
appropriato (ad esempio rivivendo una nascita
difficile). |
| Evitare di affrontarle per concentrarsi a priori su zone
più “sicure” dell’inconscio sarebbe
pertanto controproducente, e imporrebbe dei limiti al grado e alla
profondità emergente dall’inconscio ,
dunque anche dalla guarigione che potrebbe essere ottenuta. |
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8. Domanda : Che ruolo ha
il respiro nella R.Olotropica ,è usato soprattutto per dare l’avvio
all’esperienza, o come catalizzatore della stessa. |
R.: Da secoli ormai
sappiamo che è possibile influire sulla coscienza tramite tecniche
respiratorie.
I procedimenti usati in passato, con questo scopo, da diverse
culture antiche e non occidentali, spaziano
in un’ampia gamma di possibilità, che vanno dall’intervenire in modo
drastico sulla respirazione all’uso di
esercizi molto raffinati e sofisticati propri a varie tradizioni
spirituali. Basti citare la forma
originale di battesimo praticata dagli Esseni, che prevedeva
l’immersione forzata dell’iniziato nell’acqua
per un lungo periodo di tempo. |
Questo causava una potente
esperienza di morte e rinascita. In altri gruppi invece, i neofiti
venivano
quasi soffocati mediante il fumo, o con tecniche di strangolazione,
oppure comprimendo le carotidi.
Estremizzando l’attività respiratoria, sia mediante l’iperventilazione,
sia trattenendo a lungo il respiro,
oppure ancora alternando le due tecniche, si possono indurre
profondi mutamenti della coscienza. L’antica
scienza del respiro indiana, il pranayama, ad esempio, offre vari
metodi molto avanzati e sofisticati di
questo tipo. |
Altre tecniche che prevedono
l’uso di una respirazione intensa, oppure che trattengono il
respiro, sono
presenti in alcuni esercizi di Yoga Kundalini, di Yoga Siddha, ed
anche nel Vajrayana tibetano, nella
pratica Sufi, nella meditazione buddista birmana e in quella taoista,
e in molte altre tradizioni.
Il buddismo Zen Soto (shikan taza) e alcune pratiche taoiste e
cristiane usano tecniche che danno maggior
rilievo alla consapevolezza del respiro piuttosto che alle dinamiche
respiratorie in senso stretto. |
| Vi sono anche dei rituali
artistici che possono influenzare profondamente, anche se
indirettamente, la
profondità e il ritmo del respiro: il Ketjak, o canto della scimmia
balinese, la musica di gola degli Inuit
eschimesi, i kirtan e bhajan, o canti Sufi. |
Negli ultimi decenni i terapeuti
occidentali hanno riscoperto il potere di guarigione della
respirazione, e
hanno sviluppato delle tecniche per utilizzarla. Noi stessi abbiamo
sperimentato vari approcci al respiro
nel corso di vari seminari, ognuno della durata di un mese, presso
l’Esalen Institute di Big Sur, in
California. |
Tali seminari comprendevano sia
esercizi di respirazione provenienti da varie tradizioni spirituali
antiche, sotto la guida di insegnanti indiani e tibetani, sia varie
tecniche elaborate da terapeuti
occidentali. Ognuno di questi approcci pone l’accento sul respiro in
un modo diverso, e ne fa uso con un
procedimento specifico.
La nostra ricerca di un metodo efficace capace di sfruttare tutto il
potenziale di guarigione del respiro
ci ha portati a semplificare al massimo questo processo. |
Siamo pertanto giunti alla
conclusione che sia sufficiente respirare più velocemente e con più
intensità
del solito, mentre ci si concentra totalmente sul processo
interiore. Invece di dar maggior rilievo ad una
data tecnica respiratoria piuttosto che a un’altra, anche in questo
campo adottiamo la strategia generale
della RO, ossia incoraggiamo i partecipanti ad iniziare la sessione
respirando più rapidamente e più
profondamente, unendo insieme l’inspirazione e l’espirazione in un
ciclo continuo di respiro.
Quando si innesca il processo, ognuno trova e segue il proprio ritmo
e modo di respirare. |
| Ognuno dei partecipanti alle
sedute di RO usa il respiro in modo diverso, ma questo non vuol dire
che
allora la respirazione sia un elemento trascurabile. |
Helen Bonny, che era stata in
precedenza la terapeuta incaricata della musica nel nostro programma
di
ricerca nel Maryland, negli anni successivi ha dimostrato che la
musica evocativa è in grado di indurre
potenti esperienze; ha sviluppato quella che lei stessa definisce
“immaginazione guidata con la musica”
(GIM – “Guided Imagery Music”). |
Molti tipi di lavoro
sulla respirazione, come il classico rebirthing, non usano la
musica. La meditazione
Vipassana fa solo uso di una certa qualità dell’attenzione. Nella RO
questi tre elementi musica ,
respirazione , attenzione interiorizzata sono fusi insieme e si
potenziano l’un l’altro. |
|
(Per gentile
concessione del Prof .Stanislav Grof) |
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Traduzione dall'
Inglese di Anna Paola Maestrini per olotropica.it -
Dicembre 2003 - |
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Revisione a cura di Katia Soliani |
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Grazie AnnaPaola |
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