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Dimensione psicologica,filosofica e
spirituale della psicoterapia
con l'LSD |
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Council of Psychedelic Elders, |
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The
Fetzer Foundation, |
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Kalamazoo, MI., Novembre 1998 |
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| 1-Domanda: Stan, innanzitutto vorrei ringraziarla per essere
qui a parlare con noi stamattina. |
| Stan Grof: Per me è un piacere essere qui. |
| 2-D: Voglio farle delle domande sulle sue esperienze nel campo della ricerca
psichedelica. Innanzitutto sarà opportuno avere qualche dato sul suo
background. Per iniziare potrebbe dirci la sua età ?. |
| S.Grof: Ho 67 anni. |
| 3-D: Bene. Può dirci qualcosa sulla sua esperienza professionale e sulla sua
formazione? |
| S.Grof: Sono nato ed ho studiato a Praga, in Cecoslovacchia. Mi sono
laureato in medicina alla Scuola di Medicina dell'Università Charles. E
sempre a Praga ho conseguito la specializzazione in psichiatria e una
formazione freudiana, che ha comportato sette anni di analisi personale. |
| 4-D: Quindi lei si è formato come psicoanalista tradizionale? |
| S.Grof: Sì, sì. In realtà, ho intrapreso gli studi di medicina proprio con
l'intenzione esplicita di diventare uno psicanalista. A quel tempo ero
molto impressionato da Freud. |
| 5-D: Può spiegarci che cosa l'ha portata a sviluppare l'interesse a lavorare
con la psichedelia? |
| S.Grof: Beh, ad un certo punto sperimentai un vero e proprio conflitto in
rapporto alla psicanalisi. Questo conflitto riguardava la relazione tra la
teoria e la pratica psicanalitica. Man mano che leggevo la letteratura
psicoanalitica, mi entusiasmavo sempre più riguardo alla teoria della
psicoanalisi. Mi aveva molto colpito il gran numero di diverse aree
esplorate dagli psicoanalisti. |
| Avevano avanzato quelle che sembravano essere brillanti spiegazioni per
una varietà di problemi molto oscuri, come il simbolismo dei sogni e i
sintomi psiconeurotici, la psicopatologia della vita quotidiana, la
psicologia della religione e dell'arte, la dinamica degli eventi
sociopolitici, dell'arte e di molto altro. Questa parte era molto
entusiasmante. Ma poi gradualmente cominciai a rendermi conto di ciò che
si può fare praticamente con la psicoanalisi, e questa era tutta un'altra
storia. |
| Capii quanto fosse ristretto l'ambito di indicazioni per la psicoanalisi.
I pazienti dovevano soddisfare criteri molto specifici per essere
considerati buoni candidati alla terapia freudiana. E quelli che venivano
accettati come candidati adatti dovevano impegnarsi per quantità enormi di
tempo. Nella psicoanalisi tradizionale si trattava a quel tempo di
tre/cinque volte a settimana. |
| Un dispendio incredibile di denaro, tempo ed energia. E compresi che,
anche dopo anni, i risultati non erano esattamente straordinari. E mi
riusciva molto difficile capirlo. |
| Prima di poter diventare psicoanalisti, si
deve studiare medicina. Nella medicina s'impara che, se si comprende
realmente un problema, si dovrebbe essere in grado di fare qualcosa
davvero determinante al riguardo. O, almeno, nel caso contrario, si
dovrebbe poter capire perché non si riesce. |
In rapporto a malattie come il cancro o l'AIDS, abbiamo un'idea molto
chiara su cosa dovrebbe cambiare per poter aumentare l'efficacia
terapeutica, e su dove sta il problema.
Anche qui mi si diceva che c'era una comprensione completa dei problemi
con i quali avevamo a che fare, ma potevamo fare tanto poco in un periodo
tanto lungo di tempo. In qualche modo, tutto ciò non aveva senso, e io
provavo una profonda delusione. Cominciai a pentirmi di aver scelto la
psichiatria come professione. |
| All'inizio avevo pensato di lavorare nel cinema d'animazione, e quella mia
scelta originale ad un certo punto cominciò ad apparirmi
straordinariamente bella. Iniziai a provare nostalgia per il lavoro
creativo nel cinema. |
| E poi nella mia vita accadde qualcosa di molto importante.
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| A quel tempo lavoravo nel dipartimento di Psichiatria della Scuola di
medicina di Praga. Era il periodo della storia psichiatrica che vedeva
l'emergere della psico-farmacologia e i suoi primi trionfi. |
Era il tempo dei primi tranquillanti, la reserpina e la cloropromazina.
Conducevamo un ampio studio sul Melleril, un tranquillante proveniente
dalla casa farmaceutica svizzera Sandoz. |
| Di conseguenza, avevamo un bel rapporto di lavoro con la Sandoz. Un giorno
ricevemmo dalla Svizzera una grossa scatola piena di flaconcini. In
accompagnamento c'era una lettera che descriveva la sostanza, la sua
chimica e farmacologia e anche la sua storia. |
| Era l'LSD-25, una droga molto interessante scoperta in modo del tutto
casuale da Albert Hofmann, che si era accidentalmente intossicato durante
le sue ricerche di sintesi. |
| La lettera d'accompagnamento suggeriva che questa sostanza, somministrata
in dosaggi assolutamente minimi, di milionesimi di grammo, era in grado di
indurre una 'psicosi sperimentale', uno stato simile alle psicosi che
ricorrono in natura. La ricerca clinica e di laboratorio sull'LSD avrebbe
così potuto fornire chiarimenti sull'enigma delle psicosi, in particolare
della schizofrenia. |
Si potevano studiare vari parametri prima durante e dopo l'esperienza con
l'LSD, determinando così quali cambiamenti biochimici e psicologici sono
correlati con le anormalità psicologiche nel periodo di effetto della
droga. Dunque, ci chiedevano se avremmo voluto lavorare con questa
sostanza e fornire il nostro parere sulla possibile fondatezza dell'uso
dell'LSD in psichiatria.
Ma la lettera della Sandoz suggeriva un'altra possibilità affascinante –
che l'LSD potesse essere utile come strumento per una formazione molto
anticonvenzionale di psichiatri, psicologi, studenti e di medici e
infermieri psichiatrici. |
| Poteva dare ai professionisti della salute mentale l'opportunità di
passare alcune ore nel mondo dei loro pazienti. |
| Come risultato, essi sarebbero stati in grado di comprendere meglio i
pazienti, di comunicare con essi in modo più efficace e magari avere
migliori risultati terapeutici. Naturalmente, questo risvegliò il mio
entusiasmo, non mi sarei perso quest'occasione per nulla al mondo. E così
divenni uno dei primi volontari in questa ricerca. |
| 6-D: Prese lei stesso l'LSD prima di somministrarlo ad un paziente ? |
| S.Grof : Oh sì, naturalmente! Provavo personalmente tutte le sostanze
psichedeliche sulle quali lavoravamo, prima di darle ad altri. È l'unico
modo; non ci sono altre possibilità. Non si possono imparare gli effetti
della psichedelia leggendo dei libri, per quanto sofisticati questi
possano essere. |
| 7-D: Può descriverci come fu, questa sua prima assunzione? |
S.Grof: Il mio tutor, il professor Roubicek, si interessava molto di
elettro-encefalografia. Così, accettai di sottopormi a misurazioni EEG
prima, durante e dopo l'esperimento con LSD.
In quel momento il dottor Roubicek era particolarmente interessato a
quello che viene chiamato il “driving - o trascinamento - delle onde
cerebrali”, provare cioè a sincronizzare le frequenze delle onde cerebrali
per mezzo di un input esterno, acustico o visivo. |
| Quindi, dovetti accettare non solo che mi
facessero l'EEG, ma anche che le mie onde cerebrali venissero "trascinate"
durante l'esperimento. |
| Dunque, per descriverlo praticamente, circa due ore e mezzo dall'inizio
della sessione, comparve un'assistente della ricerca che mi condusse in
una piccola cabina. Con attenzione attaccò gli elettrodi su tutto il mio
cuoio capelluto e mi chiese di stendermi e chiudere gli occhi. Poi piazzò
un'enorme luce stroboscopica sulla mia testa e l'accese. In questo
momento, gli effetti della droga erano al culmine e questo aumentò
immensamente l'impatto dello stroboscopio. |
| Fui colpito da uno sfolgorio che mi sembrò simile a quello che doveva
essersi visto all'epicentro dell'esplosione atomica di Hiroshima. O forse
alla Limpida Luce Primordiale, quella luce di soprannaturale intensità
che, secondo il Libro Tibetano dei Morti, Bardo Thödol, ci appare nel
momento della morte. |
Mi sentivo come se un fulmine divino avesse catapultato il mio sé
cosciente fuori dal mio corpo.
Persi coscienza dell'assistente ricercatrice, del laboratorio, della
clinica psichiatrica, di Praga e quindi del pianeta. La mia consapevolezza
si espanse a velocità inconcepibile e raggiunse dimensioni cosmiche. Non
c'era più alcuna differenza tra me e l'universo. |
| L'assistente ricercatrice seguiva con cura il protocollo: portò la
frequenza dello stroboscopio da 2 a 60 per secondo, poi di nuovo indietro,
e poi la portò, per breve tempo, al centro della banda di frequenza alfa,
poi della frequenza theta e infine della frequenza delta. Mentre avveniva
tutto ciò, io mi ritrovavo al centro di un dramma cosmico di dimensioni
inimmaginabili. |
Nei libri di astronomia che poi ho raccolto e letto nel corso degli anni,
ho trovato i nomi di alcune delle fantastiche esperienze che avevo fatto
durante quegli straordinari dieci minuti.
Oggi potrei dire che forse ho fatto esperienza del Big Bang, del passaggio
attraverso buchi neri e bianchi, dell'identificazione con supernovae che
esplodono e stelle che collassano e che ho assistito a molti altri strani
fenomeni. |
| Sebbene non trovassi le parole adeguate per quello che mi
accadeva, nella mia mente non c'era alcun dubbio che quell'esperienza era
molto simile a quelle che sapevo essere nelle grandi scritture mistiche di
tutto il mondo. |
| E, anche se la mia psiche era profondamente sotto l'effetto della droga,
riuscivo a vedere l'ironia ed il paradosso della situazione. Il Divino mi
si manifestava e mi pervadeva in un moderno laboratorio di un paese
comunista, nel bel mezzo di un serio esperimento scientifico condotto con
una sostanza prodotta nella provetta di un chimico del ventesimo secolo.
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| 8-D: Sa quale dose le venne somministrata, la quantità di quella prima dose? |
| Sì, erano150 mcg. |
| 9-D: Che anno era? |
| Era il 13 novembre del 1954. |
| 10-D: Dopo quella prima esperienza, considerava le sostanze psichedeliche uno
strumento? In quale modo le utilizzava? Ci parli delle prime ricerche. |
| S.Grof: Già in precedenza avevo provato lo stroboscopio e avevo fatto l'esperienza
dei bei colori e disegni, ma niente a che vedere con quello che accadeva
in combinazione con l'LSD. Quindi sapevo che era la droga la chiave per la
mia esperienza. Entrai in un gruppo di ricercatori guidati dal dottor
Milos Vojtechovsky, che al tempo aveva accesso a parecchie sostanze
psichedeliche, e che stava conducendo uno studio comparativo
multidimensionale. Dunque, mi unii a loro. |
| Avevamo un gruppo di soggetti sperimentali,
per la maggior parte giovani professionisti, che erano interessati a
partecipare alla ricerca psichedelica. Venivano un giorno per volta
all'istituto di ricerca e si sottoponevano ad una sessione con una delle
sostanze psichedeliche con le quali lavoravamo. In queste giornate c'era
un programma molto fitto e rigido. |
| Raccoglievamo campioni di sangue e urina una volta ogni ora,
misuravamo il polso e la pressione sanguigna e li sottoponevamo ad una
batteria di test psicologici. |
| Tutto ciò veniva fatto in doppio cieco. La volta successiva, il soggetto
sperimentale aveva un sessione con una diversa sostanza psichedelica nelle
stesse circostanze. E poi, un giorno c'era una sessione con un placebo.
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| A quel tempo avevamo a disposizione psilocibina, psilocina, mescalina e,
naturalmente, LSD. Era il periodo in cui Stephen Szara e i suoi
collaboratori di Budapest, in Ungheria, stavano svolgendo ricerche con i
derivati della triptamina e da loro avevamo la dimetiltriptamina (DMT), la
dietiltriptamina (DET) e la dipropiltriptamina (DPT). Eravamo inoltre in
corrispondenza con Humphrey Osmond e Abe Hoffer che ci mandarono
bufotenina e adenocromo. |
| 11-D: Questi soggetti erano normali? |
| Sì, beh... ‘normali’, sì. |
| 12-D: Cioè, non erano pazienti? |
| S.Grof: No, erano i cosiddetti soggetti normali. Psichiatri, psicologi, biologi, e
così via. Erano compresi anche gli stessi ricercatori - cioè noi. In tutto
circa quaranta persone. |
| 13-D: Quando iniziò a lavorare con i pazienti, e con che tipo di pazienti ? E
che cosa ha scoperto? |
| S.Grof: Dunque, questi esperimenti di laboratorio andarono avanti per circa un
anno e mezzo/due. E questa ricerca seguiva molto da vicino il modello di
‘psicosi sperimentale’. Conducevamo sessioni psichedeliche con i nostri
‘volontari normali’ come dicevo prima. E trovammo dei pazienti psicotici
che abbinavamo con i soggetti di controllo, per età, sesso, QI e qualche
altro parametro. |
| Portavamo per un giorno questi pazienti all'istituto di
ricerca e li sottoponevamo alla stessa procedura di test dei soggetti
psichedelici. |
| Mettemmo a confronto i risultati, cercando
somiglianze e differenze. Quello che ci interessava era se le varie
sostanze psichedeliche avevano effetti droga-specifici o se inducevano
grosso modo lo stesso tipo di esperienza. Naturalmente eravamo anche
curiosi di capire se i cambiamenti rilevati dai test, dopo la
somministrazione di sostanze psichedeliche ai ‘volontari normali’, fossero
convergenti con i risultati dei pazienti psicotici. |
| All'inizio la mia opinione era che l'esperienza psichedelica
fosse una ‘psicosi tossica’, che in qualche modo le esperienze che
seguivano la somministrazione della sostanza fossero prodotte
artificialmente dall'interazione tra la droga e il cervello. E poi
cominciai a notare alcune cose molto interessanti che modificarono questo
concetto. |
| Le esperienze psichedeliche mostravano un'incredibile variabilità
inter-individuale. Noi davamo LSD, o qualche altra sostanza psichedelica,
nello stesso dosaggio, in circostanze relativamente uguali, a varie
persone, ma ognuno aveva un'esperienza totalmente diversa. Per esempio,
l'esperienza di uno sembrava essere una sessione molto produttiva ed
intensiva di psicoanalisi freudiana. |
| La persona riviveva varie esperienze
traumatiche della prima infanzia e dell'infanzia e aveva ogni genere di
intuizioni psicologiche rilevanti. L'esperienza di un altro era invece
fondamentalmente corporea. Si sentiva male e passava la maggior parte
della sessione con un gran mal di testa e vomitando. |
| Qualcuno diventava molto ansioso e paranoico, altri furenti,
maniaci e così via. Alcuni, nonostante il set and setting, riuscivano ad
avere una profonda esperienza mistica con sensazioni di unità cosmica,
beatitudine totale e profonda pace interiore. |
| Poi scoprimmo che, ripetendo le sessioni psichedeliche con la stessa
persona, c'era un'altrettanto straordinaria variabilità intra-individuale.
In una serie, ogni sessione consecutiva era diversa e sembrava esserci
anche una certa progressione da sessione a sessione. |
Questo fu un momento
importantissimo nella mia vita personale e professionale. Mi resi conto
che l'LSD non induceva una ‘psicosi tossica’, piuttosto era un
catalizzatore non-specifico.
Le esperienze di LSD non erano prodotti tossici, ma contenuti autentici
dei recessi profondi della psiche. |
Mi apparve chiaro che l'LSD non li
produceva, piuttosto li rilasciava dai depositi dell'inconscio.
A questo punto cominciai a vedere nell'LSD uno strumento delle dinamiche
profonde della psiche che normalmente non sono disponibili per
l'osservazione e lo studio diretti, uno strumento che poteva avere nella
psichiatria un ruolo simile a quello del microscopio in biologia e del
telescopio in astronomia. |
| Grazie al mio background freudiano, sapevo che la possibilità di
raggiungere più rapidamente i contenuti inconsci e di arrivare più in
profondo poteva avere delle importanti implicazioni terapeutiche. Sentivo
che l'LSD avrebbe potuto essere uno strumento per approfondire,
intensificare ed accelerare la psicoterapia. Non mi interessavano più gli
esperimenti di laboratorio, intrapresi questa sperimentazione nel setting
clinico. |
| Sembrava che l'LSD fosse il modo di sanare il divario esistente
tra la potenza della psicanalisi come sistema esplicativo e la sua
inefficacia come metodo terapeutico. |
| 14-D: A questo punto aveva già perso interesse nella pratica psicoanalitica
convenzionale? |
| S.Grof: Proprio così. Ricordo alcune sessioni
iniziali nelle quali ancora facevo stendere i pazienti sul lettino mentre
io rimanevo seduto in poltrona dietro la loro testa. E mi aspettavo che mi
raccontassero di continuo quanto andavano sperimentando, per offrire loro
delle interpretazioni. |
| In
presenza delle esperienze drammatiche e spesso provocatorie dei miei
clienti, ben presto mi sentii ridicolo a conservare un atteggiamento
distaccato e 'impassibile' e non rispondere neanche alle loro domande
dirette. |
| Sentivo che avevo bisogno di offrire loro maggior sostegno emotivo. Visto
con il senno di poi, fu anche peggio. Si scoprì che le sessioni molto
rapidamente andavano oltre il livello biografico e l'inconscio
individuale, che al tempo ritenevo essere tutto ciò che è contenuto nella
psiche. |
| Le esperienze dei miei clienti si trasferivano in domini dei quali non si
legge nella letteratura psicoanalitica. Cominciavano a parlare di cose
come perdere il controllo, morire, impazzire e non tornare indietro.
Parecchi di loro avevano forti esperienze di nascita con una gran quantità
di risposta fisiologica – soffocamento, dolori intensi in parti varie del
corpo, nausea e vomito e modificazioni circolatorie. |
| Dunque, io non sapevo molto bene dove questo ci avrebbe portato e
all'inizio mi sentivo molto a disagio. Dopo tutto, era in atto chiaramente
un processo molto misterioso che non capivo e, tuttavia, ero nella
posizione di essere responsabile dei risultati. |
| Poi feci io stesso parecchie sessioni di LSD con alti dosaggi, che furono
davvero terrificanti e ardue; mi portarono in quella che oggi chiamo
l'area perinatale. Ma riuscii a farcela ed ebbi esperienze di morte e
rinascita psicospirituale. Queste sessioni furono molto salutari e il
risultato fu che mi trovai sempre più a mio agio con stati simili negli
altri. |
| 15-D: Stan, questo combacia, mi pare, con la prima esperienza psichedelica da
lei avuta, proprio quell'esperienza iniziale. Può tornare a
quell'esperienza per un momento, e dirci qualcosa in più su come lei ne è
stato influenzato? Come è riuscito ad integrarla? Che cosa
quest'esperienza ha catalizzato nel suo intimo, in termini della sua
visione del mondo e delle domande più profonde con le quali è alle prese
dentro di sé? |
| S.Grof. Rispetto ai miei standard attuali, era una dose relativamente bassa. Erano
150 mcg. E, a quel tempo, io ero un principiante. Quindi molta parte
dell'esperienza, al di là dell'esperimento con il driving delle onde
cerebrali, fu in un ambito astratto ed estetico. Chiusi gli occhi e vidi
una gran quantità di forme geometriche e bei colori, come non ne avevo mai
visti in vita mia. Era un'atmosfera da Le mille e una notte, Sherazade, un
mondo di sultani e odalische, palazzi favolosi e moschee. Ricordo che
parlavo dell'architettura musulmana. Era come essere all'Alhambra al tempo
del suo massimo splendore. |
| Era molto interessante da un punto di vista artistico, ma non c'era molto
materiale psicodinamicamente interessante. Inoltre, passai molto tempo con
gli occhi aperti. Ero affascinato dalle varie ricche ed intricate
illusioni ottiche. Guardavo un punto sul muro o il soffitto e in esso
vedevo facce fantastiche, animali mitici, scenari esotici e così via.
|
| A
quel punto, non vedevo alcun significato psicodinamico in
quell'esperienza, sicuramente non da una prospettiva biografica. |
| C'era soltanto qualche punto in cui io sentivo fortemente che c'era molto
di più, molto di più da esplorare. Ma anche questa parte della sessione fu
sufficiente a risvegliare in me una generale fascinazione per gli stati
non ordinari di coscienza. |
| Nella mia mente non c'è alcun dubbio che fu proprio quella parte della
sessione, nella quale io mi collegavo con la dimensione mistica, ad avere
su di me un impatto profondo e cambiare il corso della mia vita. Per
qualche ragione, questo avvenne in rapporto con lo stroboscopio. |
| 16-D: Lei crede che lo stroboscopio possa essere utilizzato in modo da
indurre una potente esperienza di apertura? |
| È possibile, ma non sono sicuro di quanto ciò sia generalizzabile. |
| 17-D: Da allora, ha più lavorato con lo stroboscopio? |
| Sì, qualche volta, ma non ho mai più avuto lo stesso tipo di reazione.
Devono esserci state delle circostanze speciali. Non so che cosa fu. Non
credo che sia qualcosa che si può ripetere in maniera prevedibile. |
| 18-D: Quando ha avuto questa sua prima esperienza, si sono risvegliate
memorie di esperienze precedenti, stati mistici, stati di coscienza non
ordinari, magari vissuti quando era più giovane? |
| S.Grof:Beh, quando avevo diciassette anni, da studente, ho trascorso quattro mesi
in una prigione comunista. Accadde poco tempo dopo il putsch comunista.
Uno studente che aveva un anno più di me portò a scuola una di quelle
lettere 'a catena di Sant'Antonio', da copiare e mandare ai propri amici.
La lettera chiedeva di scrivere all'ambasciata americana per chiedere che
gli USA intervenissero alle Nazioni Unite in favore della Cecoslovacchia.
L'argomento erano le libere elezioni che i comunisti avevano impedito con
un colpo di stato in armi. Io ebbi una di queste lettere. |
| Poi qualcun altro, cui questo studente
aveva dato il volantino, lo riferì alla polizia. Lo arrestarono e da lui
ebbero i nomi di tutte le persone cui erano stati distribuiti i volantini.
Poco dopo pranzo, due uomini dal cappotto di pelle vennero a casa mia per
arrestarmi e perquisire l'appartamento. |
Non avevo fatto niente con quel volantino, semplicemente
perché non ne avevo avuto il tempo: mi era stato dato intorno alle 10
della mattina ed era circa l'una quando vennero a prendermi.
Ma mi costò quattro mesi di prigione, prima che mi prosciogliessero in
processo per 'insufficienza di prove'. |
| La prima parte della mia permanenza in
prigione fu dura. Ci furono pesanti interrogatori, durante i quali usavano
tecniche speciali, compresa una gran quantità di privazione del sonno e
stress emotivo e fisico. In cella ero con altre persone , alcune delle
quali erano adulti e criminali comuni. |
| Ci
furono violenze, scarso cibo e incertezza su quando sarebbero comparsi per
portarci agli interrogatori. Molti di questi avvenivano di notte e non
sapevamo mai quando sarebbero tornati. Gli intervalli variavano da trenta
minuti a parecchie ore. |
| Gli interrogatori si svolgevano in una piccola stanza con luci molto
intense che colpivano gli occhi da angolature diverse. Io non potevo
vedere i due uomini che conducevano l'interrogatorio, sentivo soltanto le
loro voci. Mi chiedevano di raccontare loro la storia della mia vita nei
più piccoli dettagli. Poi mi lasciavano andare e mi riportavano lì a
intervalli irregolari, e mi facevano ripetere la mia storia. |
| Quando trovavano qualche contraddizione, anche piccola, si concentravano
su quella parte e continuavano a incalzarmi. Andammo avanti così per dieci
giorni e notti. Soffrivo di forte deprivazione del sonno ed ero sotto un
notevole stress. |
| E fu allora che iniziai a scivolare in stati non ordinari di coscienza. E
devo dire che, nonostante la precarietà della situazione, ricordo che
qualcosa di me era affascinato da quegli stati. Avevo abbastanza tempo
durante gli interrogatori per vedere che c'era qualche altra dimensione o
qualche altra possibilità che si manifestava nella mia esperienza. Solo
quando cominciai a fare esperienza di stati psichedelici, più tardi,
compresi che cos'era quel qualcosa. Così, questo fu il mio primo contatto
con gli stati non ordinari. |
| Alla fine venni prosciolto, ma dovetti aspettare il processo in prigione
per quattro mesi. |
| 19-D: Aveva avuto qualche precedente esperienza di misticismo, o interessi o
esperienze di spiritualità? |
| S.Grof. Dunque, la cosa interessante e
paradossale della mia vita è che io non ho avuto alcuna esposizione
formale alla religione, nell'infanzia. Il motivo di questo fu uno scandalo
nella nostra famiglia. I miei genitori si conobbero e s'innamorarono in
una piccola città ceca. |
| La famiglia di mia
madre era rigorosamente cattolica, mentre la famiglia di mio padre non
aveva alcuna appartenenza religiosa. Quando decisero di sposarsi, i miei
nonni materni si impuntarono per avere un matrimonio in chiesa, ma la
chiesa locale si rifiutò di celebrare il matrimonio, perché mio padre era,
secondo la loro definizione, un pagano. |
| Quindi, per un po', ci fu molta agitazione e scompiglio e sembrava che il
matrimonio non si dovesse più fare. Ma poi i miei nonni trovarono una
soluzione - una donazione finanziaria importante alla chiesa. Fu così che
la chiesa si convinse ad abbassare i propri standard e a sposare un
pagano. |
| Il sogno dei miei nonni si poteva avverare. Loro abitavano sulla strada
principale del paese, proprio di fronte alla chiesa, quindi poterono
fermare il traffico e stendere tappeti dall'altare alla casa. Gli ospiti
potevano passare direttamente dall'altare al banchetto. I miei genitori
rimasero tanto disgustati dall'intera faccenda che decisero di non
affidare me o mio fratello ad alcuna religione. |
| Il risultato di tutto ciò fu che, quando c'era lezione di religione, mio
fratello ed io avevamo un'ora libera; andavamo a passeggio, leggevamo
qualcosa o giocavamo. Dunque, io non ho assolutamente avuto alcuna
esposizione formale alla religione. E poi passai da questa situazione alla
scuola di medicina, che certamente non coltiva in modo particolare la
consapevolezza mistica. |
| Inoltre, io ho studiato medicina al tempo in cui la Cecoslovacchia era
controllata dall'Unione Sovietica ed era sotto un regime marxista.
L'establishment faceva in modo che le nostre menti non venissero inquinate
dall''oppio delle masse' e da simili robacce idealiste. Qualunque cosa che
anche lontanamente avesse sentore di religione, misticismo ed idealismo,
veniva o ridicolizzato o censurato. |
| Ma ci fu una cosa che fu importante per il mio sviluppo spirituale. Mia
madre era una seguace di Paul Brunton, un inglese che aveva trascorso un
po' di tempo con Sri Ramana Maharishi ad Arunachala, e un po' di tempo in
Egitto; costui scrisse parecchi libri che divulgavano gli insegnamenti
mistici. |
| Aveva viaggiato in tutto il mondo ed aveva gruppi di seguaci in vari
paesi. Era venuto in Cecoslovacchia un paio di volte a tenere conferenze
per il gruppo ceco e a tenere meditazioni guidate. |
| Quando avevo circa dodici anni, mia madre
mi portò a partecipare ad uno di questi gruppi. Il problema era che le
persone del gruppo passavano molto tempo a meditare. Io non riuscivo a
meditare in alcun modo. Stavo lì seduto, annoiato a morte, pensando a come
squagliarmela. |
| La ritenevo una
perdita di tempo, dal momento che c'erano tante cose più interessanti da
fare. Ma quella fu anche la mia prima esposizione alla filosofia indiana e
il mio primo contatto con Sri Ramana Maharshi, con Ramakrishna, Aurobindo
e Tagore. |
| E quella era tutta un'altra storia ! Ero affascinato e cominciai a leggere
la letteratura spirituale e filosofica indiana. Circa sei anni dopo, tutto
ciò mi portò a studiare seriamente il sanscrito. |
| 20-D: Quando, nei primi anni 1950 lei e i suoi colleghi iniziaste a fare
sperimentazioni con le sostanze psichedeliche, e si segnalarono esperienze
mistiche - stati non ordinari - che tipo di accoglienza riceveste dai
vostri colleghi che non erano coinvolti direttamente nella
sperimentazione? Come reagirono? |
S.Grof:Dunque, io avevo iniziato a parlare delle cose che accadevano, ma scoprii
molto presto che non era affatto il caso di parlarne, poiché nessuno che
non fosse direttamente coinvolto ci credeva. Così, c'era soltanto qualche
persona con cui potevo discutere apertamente della mia ricerca, un piccolo
gruppo di colleghi, che stavano tutti direttamente facendo sperimentazioni
con l'LSD.
E poi, la maggior parte di questi che stavano conducendo la ricerca
psichedelica, usava l'approccio psicolitico con un orientamento
strettamente freudiano, e quindi tendeva ad interpretare in senso
biografico il materiale. |
| Interpretavano le esperienze mistiche nelle
sessioni con LSD come regressione al narcisismo primario e all'onnipotenza
infantile, e non erano capaci, o disposti, a vedere che questa ricerca
apriva dimensioni interamente nuove che richiedevano una revisione
radicale della psicologia e della psichiatria. |
| 21-D: Come interpreta la resistenza dei suoi colleghi di fronte a questo
nuovo, straordinario strumento che apriva una nuova comprensione della
mente, un intero nuovo paradigma di trattamento? Perché crede che le si
sia presentato questo muro di resistenza, fin dai primi momenti? |
| S.Grof:Io penso che le persone sono normalmente molto coinvolte nelle strutture
teoretiche con le quali sono cresciute. Certamente non è facile mettere in
discussione le autorità costituite, le persone celebri, quelli che hanno
delle credenziali grandiose, i professori universitari, i grandi nomi del
settore, e questo specialmente quando si è dei novellini, usciti da solo
un paio d'anni dall'università. |
| Ricordo una conferenza di neurofisiologia,
di un famoso professore Ceco, negli anni in cui studiavo medicina. Dopo il
suo discorso sulla memoria, posi questa domanda: “Quanto lontano può
arrivare la memoria umana? Potremmo, ad esempio, ricordare la nostra
nascita ?” Ricevetti uno sguardo molto sarcastico e sdegnoso da questo
professore. Mi rispose con un'aria di assoluta, indiscutibile certezza:
“Certo che no. |
| La corteccia non è mielinizzata. Come potrebbe esserci una registrazione della nascita ?”
Quindi, qualcosa in me stava già anticipando il mio interesse futuro per
le esperienze perinatali. Ma certamente, su questo, ricevevo una
scarsissima accoglienza. |
| 22-D: Aveva qualche collega più anziano o un mentore che sostenesse i suoi
rapporti? |
| S.Grof: No. Avevo un collega cui ero molto vicino, ma,per la parte di
laboratorio della mia ricerca. Era il mio mentore in quest'area e
certamente da lui ho imparato molto riguardo la strategia di ricerca, la
metodologia e la statistica. Svolgemmo molti studi clinici e biochimici,
sul metabolismo della serotonina durante le sessioni di LSD, sulla benactizina e sugli allucinogeni anticolinergici, e così via. |
| 23-D: Per essere un
giovane psichiatra, lavorava proprio da solo in questo ? |
| S.Grof: Davvero da solo per dieci anni, sì.
Il nostro era l'unico istituto di ricerca psichiatrica in Cecoslovacchia,
e io ero il principale sperimentatore nella ricerca sugli utilizzi
terapeutici delle sostanze psichedeliche.
|
| I rapporti che scrivevo per pubblicare
erano molto formali e superficiali: “Abbiamo dato LSD in queste dosi ai
pazienti con queste diagnosi, questo è il numero delle sessioni e questi
sono stati i risultati clinici". Non potevo discutere davvero con nessuno
la vera portata di quello che stava avvenendo in quella ricerca.
|
| 24-D: Suo fratello è più grande o più piccolo di lei? |
| Ha quattro anni e mezzo meno di me. |
| 25-D: Anch'egli è in quest'area di ricerca, o è andato in qualche altra
direzione? |
| No, il suo principale interesse per molti anni è stata la ricerca sulla
depressione e i cicli biologici. |
| 26-D: Gli effetti sulla serotonina erano profondi ? |
| S.Grof: L'LSD tendeva ad aumentare l'escrezione dell'acido 5-idrossindolico, che è
il metabolita della serotonina. Se le interessano i dettagli, posso
fornirle la documentazione. Parliamo di 40 anni fa, e i miei interessi da
allora si sono notevolmente spostati. |
| 27-D: Perché
sembra che ci siano molte aree in cui quella ricerca è
incompleta. |
| C'erano modificazioni significative
nell'escrezione del metabolita della serotonina, quindi era lì che
accadeva qualcosa di significativo. Ci eravamo ispirati all'ipotesi Woolley-Shaw sull'effetto dell'LSD e sulla
schizofrenia… |
| 28-D: L'ipotesi cosa ? |
| S.Grof: L'ipotesi Woolley-Shaw. Si basava su
esperimenti che mostravano un antagonismo tra LSD e serotonina su tessuti
ed organi periferici. |
| Gli autori credevano che l'effetto dell'LSD
potesse essere spiegato dall'interferenza dell'LSD con la funzione di
neurotrasmettitore della serotonina. |
| E ritenevano che lo stesso fosse vero per la schizofrenia . Ma
ci furono problemi seri con quest'ipotesi, per esempio il fatto che l'LSD
2-brominato aveva un effetto cinque volte più alto come antagonista della
serotonina, ma non era psichedelico. |
| Eppure per un po' di tempo ci fu molto
interesse nella serotonina in relazione a LSD e schizofrenia. |
| 29-D: Conosceva bene Milan Hausner? |
| Oh, sì, molto bene. |
| D: Lui fu coinvolto nel suo stesso studio ? Oppure aveva interessi diversi ? |
| S.Grof: Come me, aveva iniziato a praticare la terapia psicolitica, sessioni
psichedeliche in serie con una focalizzazione biografica, utilizzando
dosaggi medi. |
| Io passai ad un modello espanso della
psiche che comprendeva le dimensioni perinatali e transpersonali e includeva alcuni degli
elementi della terapia psichedelica, come l'aumento dei dosaggi, le
sessioni interiorizzate, l'uso della musica ad alta fedeltà e l'enfasi
sulla trasformazione psicospirituale e l'apertura spirituale. Milan rimase
fedele al modello psicolitico. |
| 30-D: Stan, lei ha lavorato con l'LSD in un paese comunista. Come reagivano i
marxisti all'LSD? |
| S.Grof: Spesso ci chiedono: “Come è possibile che
vi venisse permesso di farlo, date le posizioni generalmente antireligiose
e antispirituali dei regimi marxisti ?” |
| In realtà non fu molto difficile. Se si
vive in quel genere di regime si impara a parlare - cosa dire, cosa non
dire, in che maniera riferire sulla propria ricerca . |
| In rapporto all'LSD tutto ciò era molto
chiaro. Per esempio non potevamo fare menzione del fatto che le persone
regredivano all'infanzia e che le loro esperienze contenevano elementi
freudiani. La psicanalisi freudiana era considerata un'ideologia
incompatibile con la visione del mondo marxista e a quel tempo era
assolutamente bandita. |
| Naturalmente il marxismo è contrario alla
religione, considerata ‘oppio delle masse’ che inibisce la consapevolezza
rivoluzionaria. |
| Quindi, non potevamo parlare del fatto che
alcune persone avevano esperienze mistiche. Sapevamo che questo avrebbe
fermato la ricerca. E così presentavamo la nostra ricerca essenzialmente
come una chemioterapia, il che significa: queste sono le diagnosi dei
pazienti, questi sono i dosaggi, questo il numero delle sessioni e questi
i risultati. |
| Noi non
discutevamo la fenomenologia delle esperienze psichedeliche e i meccanismi
terapeutici coinvolti. |
| In effetti, era semplice fare finta che la ricerca psichedelica sostenesse
la visione materialistica della coscienza e nella psiche. Noi
somministravamo una sostanza materiale con una formula chimica nota e
questa cambiava la coscienza. Ovviamente le cose non sono così semplici,
ma come argomentazione politica funzionava bene. |
| Non ho mai parlato veramente degli aspetti
più profondi della terapia psichedelica fino a quando non sono arrivato
negli Stati Uniti. |
| Poiché tutti avevamo un tacito accordo che
riguardava questa strategia e 'seguivamo le regole', non c'era alcuna
resistenza contro l'LSD. Al momento in cui lasciai la Cecoslovacchia, nel
1967, l'LSD era iscritto nella farmacopea ufficiale, assieme all'insulina,
alla digitale e alle tetracicline antibiotiche, con indicazioni e
controindicazioni. |
Avevamo un
sistema per ottenere l'autorizzazione a somministrare all'LSD o la psilocibina.
Bisognava essere uno psicologo o uno psichiatra, oppure lavorare sotto la
supervisione di uno di questi, fare cinque sessioni psichedeliche sotto la
supervisione di un terapista con esperienza e quindi condurre 30 sessioni
con pazienti sotto supervisione; solo in questo modo era possibile
chiedere di partecipare. |
| 31-D: Lei ha detto di aver avuto l'esperienza con il dottor Dytrych, quando
vi siete trovati per un certo periodo a lavorare in un istituto
dell'Unione Sovietica. |
| S.Grof: Sì. Nel 1964, io e il mio collega dottor Zdenek Dytrych passammo sei
settimane in Unione Sovietica con un programma di interscambio, per
studiare la psicoterapia russa presso l'Istituto di Neuropsichiatria Bechterev a Leningrado, e le neurosi psicotiche nelle scimmie (babbuini hamadrya) a Suchumi, in Georgia. |
| A quel tempo la Cecoslovacchia era, insieme alla Svizzera, l'unico paese
che produceva legalmente e ufficialmente l'LSD-25 farmaceuticamente puro. Questo avveniva molto tempo prima di tutti gli scandali e le limitazioni
legali, e l'LSD era un farmaco molto rispettabile. |
| Come ricercatore capo
alla guida del programma psichedelico, avevo un'illimitata disponibilità
della sostanza. |
| Al tempo, la scuola del professor Myasischev presso l'istituto Bechterev
era l'unico posto in Unione Sovietica in cui si praticava la psicoterapia
in qualche modo simile a quella occidentale. A rendere le cose più
interessanti, portammo in Russia 300 fiale di LSD, con 100 mcg in
ciascuna. Nell'Istituto Bechterev tenemmo delle sessioni del tutto
ufficiali con LSD, con numerosi colleghi russi. |
Il giorno in cui tenni,
all'Istituto Bechterev, una conferenza in russo per i professionisti e il
pubblico generico, al mattino avevamo condotto una sessione di LSD con il
dottor Straumitt, capo del Dipartimento per lo Studio di Neurosi e
Psicoterapia. Egli insistette per presentarsi alla conferenza mentre era
ancora sotto l'influenza dell'LSD, e condivise la sua esperienza personale
con il pubblico. La cosa riuscì molto bene e suscitò grande impressione a
Leningrado.
In effetti ci fu un seguito molto interessante perché, qualche anno dopo,
ricevetti un feedback su questo progetto. |
| Nel 1967, quando venni negli
Stati Uniti e iniziai ad insegnare alla Johns Hopkins University, avevamo
ogni mercoledì un conferenziere ospite. E uno di questi oratori era uno
psichiatra americano di formazione russa, Isidore Zifferstein, che venne a
tenere una conferenza sulla psicoterapia russa. |
| Zifferstein parlava correntemente il russo e ogni tanto era andato in
Unione Sovietica per studiare la psicoterapia russa, principalmente
all'Istituto Bechterev. |
Negli USA si era affermato come il massimo
esperto di psicoterapia russa ed era proprio questo l'argomento della sua
conferenza alla Johns Hopkins. Egli riferì di un suo recente viaggio in
Russia, ed espresse la sua meraviglia per i cambiamenti che aveva trovato
all'Istituto Bechterev dalla sua ultima visita.
Parlò di un vivace interesse di quanti vi lavoravano verso misticismo,
filosofie orientali e sistemi spirituali, in particolare lo Zen. |
| Non
riusciva ad immaginare che cosa fosse accaduto, poiché non aveva trovato
mai niente del genere durante le sue visite precedenti. Noi avevamo
lasciato il resto delle nostre fiale in Russia e io so che essi avevano
continuato a sperimentare. Considerando questo, le osservazioni di Zifferstein non potevano certo sorprenderci. |
| 32-D: Stan, potrebbe tornare indietro solo per un momento al tempo in cui era
ancora in Cecoslovacchia e cominciò a lavorare, su sé stesso, con le dosi
alte, e dirci ancora qualcosa dal suo punto di vista personale su quello
che rappresentarono per lei quelle esperienze. Quelle prime esperienze con
dosi alte. E poi descrivere quale la situazione , l'ambiente in cui si
svolgevano le sedute. |
| S.Grof: Avevamo un ambiente molto bello per le sessioni psichedeliche, non
sembrava affatto di essere in una stanza d'ospedale. Era molto comodo e
ben arredato, con un lettino e una poltrona. |
| La poltrona era posta a fianco del lettino,
non dietro la testa del paziente come in alcune delle mie sessioni
psichedeliche iniziali. Passavo, credo, almeno 5 ore in ciascuna sessione.
Io avevo una corsia con 18 letti, dove quasi tutti facevano le sessioni,
tutti i pazienti. |
| Ed
anche gli infermieri avevano sessioni psichedeliche formative. Così, sia i
pazienti sia gli infermieri avevano una qualche conoscenza del processo e
potevano sostenere chi era in sessione durante il resto del giorno al di
là delle 5 ore che passavo con loro. |
| Ero tanto affascinato da questa ricerca che, per alcuni anni, sono andato
avanti facendo due sessioni al giorno. Mi alzavo presto la mattina, il che
è piuttosto insolito per me. Avevamo un programma molto fitto - andare
all'istituto, iniziare una sessione e rimanere lì per circa 5 ore. Poi,
dopo pranzo, ne tenevamo un'altra. Dunque, questo era il setting. |
| Negli anni successivi, raccomandavo
fortemente ai pazienti di tenere chiusi gli occhi e mantenere
interiorizzata l'esperienza. |
| Ogni tanto, nella seconda parte della sessione, usavo la musica, ma questo
non l'ho fatto in modo sistematico fino a poco tempo prima di partire per
gli Stati Uniti. |
| 33-D: M'interessa quello che avveniva quando lei prendeva personalmente l'LSD
in dosi alte. |
| S.Grof: All'inizio feci numerose sessioni
psichedeliche in un'atmosfera di laboratorio, con molte interruzioni per
vari test e procedure di laboratorio. Poi, quando cominciai a lavorare con
i pazienti, vidi che avevano esperienze che io non ricordavo dal setting di laboratorio, e
questo mi lasciò perplesso. |
| Così un giorno, ero da solo a casa, decisi
di prendere l'LSD io stesso aumentando il dosaggio, per cogliere davvero
il senso di tutto ciò. |
| Presi 300 mcg, e nel giro di un'ora mi trovai in quella che oggi chiamo la
seconda matrice perinatale o BPM II. |
| Era una specie di situazione senza uscita
in piena esplosione, il genere estremo di crisi esistenziale. Sentivo che
l'esistenza era assolutamente assurda e senza senso; non riuscivo a
trovare alcun senso in nessuna cosa che avessi mai fatto. Tentavo
disperatamente di trovare qualcosa cui aggrapparmi, ma qualunque cosa
riuscivo a individuare, la sessione me la distruggeva senza pietà. |
| Quando provavo a convincermi che è la conoscenza a rendere significativa
la vita, mi vedevo passare migliaia di ore nelle librerie a studiare, e
poi mi appariva un me stesso invecchiato e incapace di ricordare che cosa
aveva mangiato a cena. Era quella la triste conclusione della ricerca
della conoscenza. |
| Qualunque altra cosa che riuscivo a individuare, veniva distrutta
altrettanto senza pietà. Provai a vedere il significato della vita nel
fatto di avere figli, ma vidi questi bambini che crescevano e finivano per
morire come me. Compresi che, a meno che io non avessi trovato significato
nella mia stessa vita, creare altra vita altrettanto senza significato non
avrebbe aggiunto alcun valore alla mia vita. |
| Dunque, fu un momento davvero difficile,
una notte oscura dell'anima. |
| Ad un certo momento, cominciai a fare esperienza di una tremenda pressione
sulla testa. Compresi che questa orrenda situazione era collegata alla
nascita, che mi trovavo nel pieno del processo di rivivere la mia stessa
nascita. |
| Credevo che non sarei stato in grado di completare il processo, cioè di
nascere, a meno che non fossi riuscito a trovare qualche significato nella
vita in cui stavo entrando, a meno che non avessi convinto me stesso che
valeva la pena vivere. E poi, dopo circa tre o quattro ore, l'esperienza
improvvisamente si aprì su luce e beatitudine, e sentii il significato
nella vita e della vita. |
| Non avevo risolto intellettualmente il problema del significato, ma avevo
provato, in ogni cellula del corpo, che essere vivi era bello, era bello
partecipare alla coscienza. |
| 34-D: Dopo l'esperienza, in che modo riuscì ad integrarla nella sua vita?
Com'era? Sembra che lei sia stato profondamente toccato da
quell'esperienza. |
S.Grof: Certamente lo sono stato. Non ho mai avuto in realtà grandi problemi ad
integrare le esperienze psichedeliche, una cosa molto interessante. Molte
delle sessioni sono state davvero difficili, ovviamente, ma le difficoltà
si presentavano sempre nelle prime tre o quattro ore, e poi c'era una
specie di improvviso scioglimento, al momento di uscirne mi sono sempre
sentito benissimo.
Mi sentivo connesso alla Natura, all'esistenza, mi godevo cibo e bevande,
e i tramonti, la musica, la connessione con la gente. |
| Dunque, il mio principale problema era che cosa fare, da un punto di vista
intellettuale, con le nuove intuizioni emerse, come riconciliarle con la
visione del mondo della scienza materialistica occidentale, con la
comunità accademica, con la cultura e la società. |
| L'epoca comunista rendeva tutto ciò molto
semplice, perché tu sapevi che semplicemente non avresti dovuto nemmeno
provare a comunicare questi fatti al mondo circostante. |
| Così, per tutto il periodo prima di venire negli
Stati Uniti, tutto ciò che potevo e dovevo fare, era cercare qualche
risposta privata per me stesso. |
| 35-D: Durante quella sessione a casa, mentre stava facendo esperienza della
seconda matrice perinatale, lei faceva realmente quel collegamento, che si
trovava in quel momento nell'utero materno e stava nascendo? |
| S.Grof: Non lo feci per un paio d'ore. Per un paio d'ore non fu altro che orrore
esistenziale - enorme disagio, sofferenza emotiva e fisica, e un senso di
totale assurdità della vita. Provai una profonda corrispondenza con Jean
Paul Sartre e i filosofi esistenzialisti. La vita era un Teatro
dell'Assurdo. |
| Visti dal punto in cui mi trovavo, i filosofi e gli artisti
esistenzialisti erano gli unici che sapevano qualcosa della vita. Tutti
gli altri non facevano che ingannare se stessi, guardando l'esistenza
umana attraverso fasulle lenti color rosa. |
| 36-D: Anche se aveva avuto questa esperienza terribilmente dolorosa, lei non
ha interrotto la sua esplorazione personale. |
| S,Grof: No. Vede, in quella sessione avevo capito che c'era un posto all'interno
della mia psiche dal quale io stavo tentando di scappare. E che moltissime
delle cose che facevo nella mia vita quotidiana non erano autentiche, non
erano nient'altro e niente di più che sforzi di tenere testa a questo
materiale e arrivare ad un compromesso con esso. |
| Quest'intuizione generava in me una potentissima spinta ad uscire dalla
mia psiche inconscia, per purificarla. Comprendevo che la vita poteva in
qualche maniera essere più semplice e facile, più soddisfacente, e che io
avrei potuto navigare attraverso di essa, invece di combattere. |
| Compresi che il genere di orientamento lineare che avevo avuto nella mia
vita - vedere il presente sempre come preparazione di qualcosa di meglio,
che arriva in qualche punto del futuro e richiede il raggiungimento di
qualche specifico obiettivo o obiettivi - era un risultato diretto del
fatto che non avevo completato emotivamente il processo della mia nascita. |
| Ero nato fisicamente, ma non emotivamente. |
E ciò che stavo facendo nella mia vita e con la mia vita, per la maggior
parte non era che uno sforzo inutile e mal indirizzato di completare
questo processo proiettandolo all'esterno.
Sa, io non avevo mai avuto niente che si avvicinasse alla depressione.
Dunque non era quello ciò di cui soffrivo nella vita. |
| Pensavo che la vita
me la stavo effettivamente godendo, ma questa aveva una sorta di qualità
automatica. |
| Ricordo di aver letto un libro e di aver pensato che ne avrei dovuto
leggere altri dieci. Oppure quando ero in vacanza in qualche zona molto
piacevole. Splendide montagne innevate, cielo blu, condizioni ideali per
sciare e così via. Ma avevo voluto portare con me i cinque libri che
intendevo leggere. |
| Naturalmente, non li toccai nemmeno, ma
mentre sciavo pensavo ad essi invece di essere completamente immerso nel
momento. |
| Riconobbi che questa spinta implacabile in qualche maniera era collegata
alla faccenda non conclusa della mia nascita; che io ero sempre spinto
verso qualcosa che si trovava nel futuro, come un bambino che prova ad
uscire dalle strette del canale del parto. |
| Quando ebbi un'intuizione di questo
processo, chiamai esistenza a 'ruota di mulino' o 'caccia al topo'
questa costante auto-proiezione nel futuro. |
Sempre all'inseguimento di
qualcosa nel futuro e mai abbastanza tempo per nulla.
Man mano che affrontavo psicologicamente il trauma della mia nascita,
questo mi portava sempre più nel presente, e io sviluppavo una maggior
capacità di apprezzare ciò che era disponibile invece di ciò che mancava.
|
Ero in grado di guardarmi attorno e vedere in che maniera adattarmi ciò
che stava avvenendo, piuttosto che inseguire sempre qualcosa nel futuro.
La vita cominciò a somigliare ad una navigazione o ad una sessione di arte
marziale, invece che ad un incontro di lotta.
E così, addirittura già in quella prima sessione, mi rendevo conto che
c'era questa spinta irrazionale dentro di me che interferiva con la mia
capacità di godermi l'esistenza. |
| 37-D: Che lei collegava alla spinta a nascere |
| Sì, qualcosa dentro di me che non aveva
davvero afferrato il fatto che ero già fuori e libero. |
| 38-D: Può dirci ancora qualcosa su come è arrivato a definire l'importanza
del trauma della nascita come parte del suo sistema psicologico? |
| S.Grof: Si trattò di una combinazione di ciò che vedevo nei miei clienti e ciò che
sperimentavo io stesso. L'idea generale arrivò assai rapidamente, ma poi i
dettagli andarono al loro posto nel corso di anni, nella mia pratica
clinica quotidiana. |
| Ripetutamente vedevo persone con diagnosi
differenti, dalla claustrofobia, l'asma o l'emicrania sino a comportamenti
criminali e sessuali aberranti, e realizzai che il trauma della nascita
aveva giocato - naturalmente in combinazione con la storia post-natale -
un ruolo molto significativo nella genesi dei loro problemi. |
| E quando queste persone
riuscivano effettivamente a rivivere la loro nascita e ad integrarne
l'esperienza, i loro sintomi erano alleviati o addirittura sparivano. |
| Iniziai a vedere che c'è questo tipo più profondo di pozza perinatale di
emozioni e sensazioni fisiche difficili, nell'inconscio, che alimenta la
psicopatologia. |
| Che i disordini psicogeni emotivi e
psicosomatici non spuntano dal nulla dopo che siamo nati, come Freud aveva
suggerito, ma che le radici dei problemi psicologici si estendono
molto più nel profondo, nel dominio perinatale. |
| E più tardi compresi che c'erano, tipicamente, anche alcune radici
transpersonali per molti di questi disordini - matrici karmiche,
archetipiche o filogenetiche. Così cominciai a vedere un quadro molto più
complesso della psicopatologia. |
| Compresi che i sintomi emotivi e
psicosomatici erano sistemi dinamici multilivello complessi, piuttosto che
soltanto disturbi creati dalla biografia post-natale. Ma furono necessarie
tantissime osservazioni. |
| 39-D: Ha riscontrato che
trattare clinicamente pazienti con alcuni di questi disordini che lei ha
nominato, come l'asma, i disordini psicosomatici e così via - che
trattarli a fondo in sperimentazione con sostanze
psichedeliche, utilizzando questo modello, funzionava? Qual è stato il
risultato con questi pazienti ? Per esempio, l'asma è migliorata ? Le è
capitato di osservarlo? |
| S.Grof: Sì. Avvenivano parecchie cose. Ma è importante sottolineare che i
risultati clinici sono strettamente correlati al modo in cui si usano le
sostanze psichedeliche. L'approccio che usavamo a Praga, che chiamavamo
terapia psicolitica, comportava dosaggi medi e una serie completa di
sessioni. |
| Inizialmente, non era obbligatorio per i
pazienti chiudere gli occhi, e così essi passavano molto tempo a guardarsi
attorno, a guardare me e a parlare. Questo fu estremamente interessante in
quanto ci permetteva di mappare la psiche e comprendere i processi
interessati. |
| Nei primi anni, passavo molto tempo provando a comprendere perché i
pazienti mi vedevano nel modo in cui mi vedevano in un determinato
momento. All'improvviso mi vedevano come una pantera oppure come un
giudice supremo o come Hitler o un mago. |
| Si guardavano intorno e la sala del
trattamento si era trasformata in una capanna su un'isola del Pacifico, in
un lascivo bordello, o in un braccio della morte. Passammo molto tempo
utilizzando le libere associazioni, provando a capire i principi
psicodinamici interessati e facendo tanto di quello che si farebbe con i
sogni nella psicanalisi. |
| Questo portò a molte
intuizioni affascinanti. |
| I miei pazienti chiamavano questo processo
'sbucciare la cipolla dell'inconscio', in quanto rivelava molto sui
diversi livelli dell'inconscio, su come essi erano interconnessi tra di
loro e su come contribuivano alla genesi dei sintomi. |
| Ma, con il procedere del lavoro, compresi che questo approccio sosteneva,
sì, la comprensione psicologica, ma non era il modo più efficace di usare
le sostanze psichedeliche. |
| Tutta quell'analisi e, in particolare, l'esternalizzazione delle sessioni
andavano, in definitiva, a spese dell'efficacia terapeutica. |
| Mi divenne evidente che quando si aumenta
il dosaggio e s'interiorizza maggiormente la sessione, i
clienti raggiungono più rapidamente i livelli della psiche in cui avviene
la trasformazione radicale, vale a dire il livello perinatale o
transpersonale. E quando poi venni negli Stati Uniti, nella nostra ricerca
in Maryland ho usato sistematicamente l'approccio psichedelico. |
| Questo prevedeva l'interiorizzazione delle
sessioni, un approccio essenzialmente non verbale, una mascherina sugli
occhi, cuffie sulle orecchie e dosaggi più alti. Con questa strategia, i
risultati sono molto migliori. L'aspetto negativo è che non si capisce
perché sono avvenuti i cambiamenti. |
| Si ha una maggiore comprensione dei
processi nella terapia psicoanalitica, ma i risultati non sono così
importanti come possono essere con l'approccio psichedelico. |
| I due approcci in un certo senso sono
complementari e rendono possibile sviluppare uno strumento clinico
efficace basato su solidi principi teorici. |
| 40-D: Quindi non facevate molto lavoro con dosi alte a Praga? |
| S:Grof: Normalmente non superavamo i 200-250 mcg e in genere
davamo dosi anche minori. |
| 41-D: Bene. Immagino che abbia trattato una gran varietà di pazienti. C'era
qualche genere particolare di pazienti che rispondeva bene in modo
rilevante, a differenza di altri gruppi meno reattivi ? |
| S.Grof: Si, i migliori successi lo
avevamo con gli alcolizzati e i dipendenti da droghe pesanti, categorie
diagnostiche che non rispondono prontamente ad altre forme di trattamento.
|
| Avevamo anche risultati ottimi nei pazienti
depressi, soggetti sofferenti di varie fobie e persone con vari disordini
psicosomatici, come asma ed emicranie. |
| Molto impressionanti furono gli effetti che
la terapia con LSD aveva sui pazienti terminali di cancro. |
| Molto spesso alleviava il dolore, anche il dolore non rispondente ai
narcotici. In questo gruppo, notevolissimo era un deciso miglioramento
emotivo, l'attenuazione della paura della morte e la trasformazione del
processo del morire. |
| Meno successo avevamo con i pazienti ossessivo-compulsivi gravi, che
generalmente erano estremamente resistenti alla terapia psichedelica.
|
| In uno dei miei libri ho riferito il caso
di un paziente con una nevrosi ossessivo-compulsiva davvero grave, con il quale partii con 100 mcg di LSD
senza ottenere assolutamente alcuna reazione. Cominciai ad aumentare il
dosaggio ed arrivai sino a 200 mcg, 500 mcg, e 1000 mcg, sempre invano.
|
| Alla fine gli detti 1500 mcg di LSD Sandoz per intramuscolo. Era come se
fosse soluzione salina, non avvenne nulla. |
| A metà circa della sessione, era annoiato e un po' affamato, così lo
portai nella piccola cucina che avevamo nel reparto. |
| Sembrava che stesse bene, quindi gli
permisi di tagliare un pezzo di pane ed aprire una scatoletta, per mettere
un po' di paté su una fetta. La mangiò e tornammo indietro nella stanza
del trattamento. |
| Passando in una
stanza comune, vide due pazienti che giocavano a scacchi e volle unirsi a
loro, poiché gli piaceva giocare a scacchi. Con 1500 mcg di LSD Sandoz
somministrati per intramuscolo, costui era effettivamente in grado di
giocare a scacchi e giocò molto bene. |
| Ci vollero circa 30 sessioni con questo
paziente prima che cominciasse a regredire alla fanciullezza e quindi a
comportarsi come gli altri pazienti. |
|
Per gentile concessione del
Dot. Stan Grof |
|
Continua........
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| Tradotto per Olotropica.it da Teresa
Sassani 1/1/2008 -
Revisione di Katia Soliani |
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Grazie Teresa ! |
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