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Stanislav Grof intervistato da Ion Hanna  ( 1°Parte)  - 1998

Dimensione psicologica,filosofica e spirituale della psicoterapia con l'LSD

oltre la soglia  

 

   Council of Psychedelic Elders, 

The Fetzer Foundation,

Kalamazoo, MI., Novembre 1998

 

 

 

1-Domanda: Stan, innanzitutto vorrei ringraziarla per essere qui a parlare con noi stamattina.
Stan Grof: Per me è un piacere essere qui.
2-D: Voglio farle delle domande sulle sue esperienze nel campo della ricerca psichedelica. Innanzitutto sarà opportuno avere qualche dato sul suo background.  Per iniziare potrebbe dirci la sua età ?.
S.Grof: Ho 67 anni.
3-D: Bene. Può dirci qualcosa sulla sua esperienza professionale e sulla sua formazione?
S.Grof: Sono nato ed ho studiato a Praga, in Cecoslovacchia. Mi sono laureato in medicina alla Scuola di Medicina dell'Università  Charles.  E sempre a Praga ho conseguito la specializzazione in psichiatria e una  formazione freudiana, che ha comportato sette anni di analisi personale.
4-D: Quindi lei si è formato come psicoanalista tradizionale?
S.Grof: Sì, sì. In realtà, ho intrapreso gli studi di medicina proprio con l'intenzione esplicita di diventare uno psicanalista.  A quel tempo ero molto impressionato da Freud.
5-D: Può spiegarci che cosa l'ha portata a sviluppare l'interesse a lavorare con la psichedelia?
S.Grof: Beh, ad un certo punto sperimentai un vero e proprio conflitto in rapporto alla psicanalisi. Questo conflitto riguardava la relazione tra la teoria e la pratica psicanalitica. Man mano che leggevo la letteratura psicoanalitica, mi entusiasmavo sempre più riguardo alla teoria della psicoanalisi. Mi aveva molto colpito il gran numero di diverse aree esplorate dagli psicoanalisti.
Avevano avanzato quelle che sembravano essere brillanti spiegazioni per una varietà di problemi molto oscuri, come il simbolismo dei sogni e i sintomi psiconeurotici, la psicopatologia della vita quotidiana, la psicologia della religione e dell'arte, la dinamica degli eventi sociopolitici, dell'arte e di molto altro. Questa parte era molto entusiasmante. Ma poi gradualmente cominciai a rendermi conto di ciò che si può fare praticamente con la psicoanalisi, e questa era tutta un'altra storia.
Capii quanto fosse ristretto l'ambito di indicazioni per la psicoanalisi. I pazienti dovevano soddisfare criteri molto specifici per essere considerati buoni candidati alla terapia freudiana. E quelli che venivano accettati come candidati adatti dovevano impegnarsi per quantità enormi di tempo. Nella psicoanalisi tradizionale si trattava a quel tempo di tre/cinque volte a settimana.
Un dispendio incredibile di denaro, tempo ed energia. E compresi che, anche dopo anni, i risultati non erano esattamente straordinari. E mi riusciva molto difficile capirlo.
Prima di poter diventare psicoanalisti, si deve studiare medicina. Nella medicina s'impara che, se si comprende realmente un problema, si dovrebbe essere in grado di fare qualcosa davvero determinante al riguardo. O, almeno, nel caso contrario, si dovrebbe poter capire perché non si riesce.
In rapporto a malattie come il cancro o l'AIDS, abbiamo un'idea molto chiara su cosa dovrebbe cambiare per poter aumentare l'efficacia terapeutica, e su dove sta il problema.
Anche qui mi si diceva che c'era una comprensione completa dei problemi con i quali avevamo a che fare, ma potevamo fare tanto poco in un periodo tanto lungo di tempo. In qualche modo, tutto ciò non aveva senso, e io provavo una profonda delusione. Cominciai a pentirmi di aver scelto la psichiatria come professione.
All'inizio avevo pensato di lavorare nel cinema d'animazione, e quella mia scelta originale ad un certo punto cominciò ad apparirmi straordinariamente bella. Iniziai a provare nostalgia per il lavoro creativo nel cinema.
E poi nella mia vita accadde qualcosa di molto importante.
A quel tempo lavoravo nel dipartimento di Psichiatria della Scuola di medicina di Praga. Era il periodo della storia psichiatrica che vedeva l'emergere della psico-farmacologia e i suoi primi trionfi.
Era il tempo dei primi tranquillanti, la reserpina e la cloropromazina.
Conducevamo un ampio studio sul Melleril, un tranquillante proveniente dalla casa farmaceutica svizzera Sandoz.
Di conseguenza, avevamo un bel rapporto di lavoro con la Sandoz. Un giorno ricevemmo dalla Svizzera una grossa scatola piena di flaconcini. In accompagnamento c'era una lettera che descriveva la sostanza, la sua chimica e farmacologia e anche la sua storia.
Era l'LSD-25, una droga molto interessante scoperta in modo del tutto casuale da Albert Hofmann, che si era accidentalmente intossicato durante le sue ricerche di sintesi.
La lettera d'accompagnamento suggeriva che questa sostanza, somministrata in dosaggi assolutamente minimi, di milionesimi di grammo, era in grado di indurre una 'psicosi sperimentale', uno stato simile alle psicosi che ricorrono in natura. La ricerca clinica e di laboratorio sull'LSD avrebbe così potuto fornire chiarimenti sull'enigma delle psicosi, in particolare della schizofrenia.
Si potevano studiare vari parametri prima durante e dopo l'esperienza con l'LSD, determinando così quali cambiamenti biochimici e psicologici sono correlati con le anormalità psicologiche nel periodo di effetto della droga. Dunque, ci chiedevano se avremmo voluto lavorare con questa sostanza e fornire il nostro parere sulla possibile fondatezza dell'uso dell'LSD in psichiatria.
Ma la lettera della Sandoz suggeriva un'altra possibilità affascinante – che l'LSD potesse essere utile come strumento per una formazione molto anticonvenzionale di psichiatri, psicologi, studenti e di medici e infermieri psichiatrici.
Poteva dare ai professionisti della salute mentale l'opportunità di passare alcune ore nel mondo dei loro pazienti.
Come risultato, essi sarebbero stati in grado di comprendere meglio i pazienti, di comunicare con essi in modo più efficace e magari avere migliori risultati terapeutici. Naturalmente, questo risvegliò il mio entusiasmo, non mi sarei perso quest'occasione per nulla al mondo. E così divenni uno dei primi volontari in questa ricerca.
6-D: Prese lei stesso l'LSD prima di somministrarlo ad un paziente ?
S.Grof : Oh sì, naturalmente! Provavo personalmente tutte le sostanze psichedeliche sulle quali lavoravamo, prima di darle ad altri. È l'unico modo; non ci sono altre possibilità. Non si possono imparare gli effetti della psichedelia leggendo dei libri, per quanto sofisticati questi possano essere.
7-D: Può descriverci come fu, questa sua prima assunzione?
S.Grof: Il mio tutor, il professor Roubicek, si interessava molto di elettro-encefalografia. Così, accettai di sottopormi a misurazioni EEG prima, durante e dopo l'esperimento con LSD.
In quel momento il dottor Roubicek era particolarmente interessato a quello che viene chiamato il “driving - o trascinamento - delle onde cerebrali”, provare cioè a sincronizzare le frequenze delle onde cerebrali per mezzo di un input esterno, acustico o visivo.
Quindi, dovetti accettare non solo che mi facessero l'EEG, ma anche che le mie onde cerebrali venissero "trascinate" durante l'esperimento.
Dunque, per descriverlo praticamente, circa due ore e mezzo dall'inizio della sessione, comparve un'assistente della ricerca che mi condusse in una piccola cabina. Con attenzione attaccò gli elettrodi su tutto il mio cuoio capelluto e mi chiese di stendermi e chiudere gli occhi. Poi piazzò un'enorme luce stroboscopica sulla mia testa e l'accese. In questo momento, gli effetti della droga erano al culmine e questo aumentò immensamente l'impatto dello stroboscopio.
Fui colpito da uno sfolgorio che mi sembrò simile a quello che doveva essersi visto all'epicentro dell'esplosione atomica di Hiroshima. O forse alla Limpida Luce Primordiale, quella luce di soprannaturale intensità che, secondo il Libro Tibetano dei Morti, Bardo Thödol, ci appare nel momento della morte.
Mi sentivo come se un fulmine divino avesse catapultato il mio sé cosciente fuori dal mio corpo.
Persi coscienza dell'assistente ricercatrice, del laboratorio, della clinica psichiatrica, di Praga e quindi del pianeta. La mia consapevolezza si espanse a velocità inconcepibile e raggiunse dimensioni cosmiche. Non c'era più alcuna differenza tra me e l'universo.
L'assistente ricercatrice seguiva con cura il protocollo: portò la frequenza dello stroboscopio da 2 a 60 per secondo, poi di nuovo indietro, e poi la portò, per breve tempo, al centro della banda di frequenza alfa, poi della frequenza theta e infine della frequenza delta. Mentre avveniva tutto ciò, io mi ritrovavo al centro di un dramma cosmico di dimensioni inimmaginabili.
Nei libri di astronomia che poi ho raccolto e letto nel corso degli anni, ho trovato i nomi di alcune delle fantastiche esperienze che avevo fatto durante quegli straordinari dieci minuti.
Oggi potrei dire che forse ho fatto esperienza del Big Bang, del passaggio attraverso buchi neri e bianchi, dell'identificazione con supernovae che esplodono e stelle che collassano e che ho assistito a molti altri strani fenomeni.
Sebbene non trovassi le parole adeguate per quello che mi accadeva, nella mia mente non c'era alcun dubbio che quell'esperienza era molto simile a quelle che sapevo essere nelle grandi scritture mistiche di tutto il mondo.
E, anche se la mia psiche era profondamente sotto l'effetto della droga, riuscivo a vedere l'ironia ed il paradosso della situazione. Il Divino mi si manifestava e mi pervadeva in un moderno laboratorio di un paese comunista, nel bel mezzo di un serio esperimento scientifico condotto con una sostanza prodotta nella provetta di un chimico del ventesimo secolo.
8-D: Sa quale dose le venne somministrata, la quantità di quella prima dose?
Sì, erano150 mcg.
9-D: Che anno era?
Era il 13 novembre del 1954.
10-D: Dopo quella prima esperienza, considerava le sostanze psichedeliche uno strumento? In quale modo le utilizzava? Ci parli delle prime ricerche.
S.Grof: Già in precedenza avevo provato lo stroboscopio e avevo fatto l'esperienza dei bei colori e disegni, ma niente a che vedere con quello che accadeva in combinazione con l'LSD. Quindi sapevo che era la droga la chiave per la mia esperienza. Entrai in un gruppo di ricercatori guidati dal dottor Milos Vojtechovsky, che al tempo aveva accesso a parecchie sostanze psichedeliche, e che stava conducendo uno studio comparativo multidimensionale. Dunque, mi unii a loro.
Avevamo un gruppo di soggetti sperimentali, per la maggior parte giovani professionisti, che erano interessati a partecipare alla ricerca psichedelica. Venivano un giorno per volta all'istituto di ricerca e si sottoponevano ad una sessione con una delle sostanze psichedeliche con le quali lavoravamo. In queste giornate c'era un programma molto fitto e rigido.
Raccoglievamo campioni di sangue e urina una volta ogni ora, misuravamo il polso e la pressione sanguigna e li sottoponevamo ad una batteria di test psicologici.
Tutto ciò veniva fatto in doppio cieco. La volta successiva, il soggetto sperimentale aveva un sessione con una diversa sostanza psichedelica nelle stesse circostanze. E poi, un giorno c'era una sessione con un placebo.
A quel tempo avevamo a disposizione psilocibina, psilocina, mescalina e, naturalmente, LSD. Era il periodo in cui Stephen Szara e i suoi collaboratori di Budapest, in Ungheria, stavano svolgendo ricerche con i derivati della triptamina e da loro avevamo la dimetiltriptamina (DMT), la dietiltriptamina (DET) e la dipropiltriptamina (DPT). Eravamo inoltre in corrispondenza con Humphrey Osmond e Abe Hoffer che ci mandarono bufotenina e adenocromo.
11-D: Questi soggetti erano normali?
Sì, beh... ‘normali’, sì.
12-D: Cioè, non erano pazienti?
S.Grof: No, erano i cosiddetti soggetti normali. Psichiatri, psicologi, biologi, e così via. Erano compresi anche gli stessi ricercatori - cioè noi.  In tutto circa quaranta persone.
13-D: Quando iniziò a lavorare con i pazienti, e con che tipo di pazienti ? E che cosa ha scoperto?
S.Grof: Dunque, questi esperimenti di laboratorio andarono avanti per circa un anno e mezzo/due. E questa ricerca seguiva molto da vicino il modello di ‘psicosi sperimentale’. Conducevamo sessioni psichedeliche con i nostri ‘volontari normali’ come dicevo prima. E trovammo dei pazienti psicotici che abbinavamo con i soggetti di controllo, per età, sesso, QI e qualche altro parametro.
Portavamo per un giorno questi pazienti all'istituto di ricerca e li sottoponevamo alla stessa procedura di test dei soggetti psichedelici.
Mettemmo a confronto i risultati, cercando somiglianze e differenze. Quello che ci interessava era se le varie sostanze psichedeliche avevano effetti droga-specifici o se inducevano grosso modo lo stesso tipo di esperienza. Naturalmente eravamo anche curiosi di capire se i cambiamenti rilevati dai test, dopo la somministrazione di sostanze psichedeliche ai ‘volontari normali’, fossero convergenti con i risultati dei pazienti psicotici.
All'inizio la mia opinione era che l'esperienza psichedelica fosse una ‘psicosi tossica’, che in qualche modo le esperienze che seguivano la somministrazione della sostanza fossero prodotte artificialmente dall'interazione tra la droga e il cervello. E poi cominciai a notare alcune cose molto interessanti che modificarono questo concetto.
Le esperienze psichedeliche mostravano un'incredibile variabilità inter-individuale. Noi davamo LSD, o qualche altra sostanza psichedelica, nello stesso dosaggio, in circostanze relativamente uguali, a varie persone, ma ognuno aveva un'esperienza totalmente diversa. Per esempio, l'esperienza di uno sembrava essere una sessione molto produttiva ed intensiva di psicoanalisi freudiana.
La persona riviveva varie esperienze traumatiche della prima infanzia e dell'infanzia e aveva ogni genere di intuizioni psicologiche rilevanti. L'esperienza di un altro era invece fondamentalmente corporea. Si sentiva male e passava la maggior parte della sessione con un gran mal di testa e vomitando.
Qualcuno diventava molto ansioso e paranoico, altri furenti, maniaci e così via. Alcuni, nonostante il set and setting, riuscivano ad avere una profonda esperienza mistica con sensazioni di unità cosmica, beatitudine totale e profonda pace interiore.
Poi scoprimmo che, ripetendo le sessioni psichedeliche con la stessa persona, c'era un'altrettanto straordinaria variabilità intra-individuale. In una serie, ogni sessione consecutiva era diversa e sembrava esserci anche una certa progressione da sessione a sessione.
Questo fu un momento importantissimo nella mia vita personale e professionale. Mi resi conto che l'LSD non induceva una ‘psicosi tossica’, piuttosto era un catalizzatore non-specifico.
Le esperienze di LSD non erano prodotti tossici, ma contenuti autentici dei recessi profondi della psiche.
Mi apparve chiaro che l'LSD non li produceva, piuttosto li rilasciava dai depositi dell'inconscio.
A questo punto cominciai a vedere nell'LSD uno strumento delle dinamiche profonde della psiche che normalmente non sono disponibili per l'osservazione e lo studio diretti, uno strumento che poteva avere nella psichiatria un ruolo simile a quello del microscopio in biologia e del telescopio in astronomia.
Grazie al mio background freudiano, sapevo che la possibilità di raggiungere più rapidamente i contenuti inconsci e di arrivare più in profondo poteva avere delle importanti implicazioni terapeutiche. Sentivo che l'LSD avrebbe potuto essere uno strumento per approfondire, intensificare ed accelerare la psicoterapia. Non mi interessavano più gli esperimenti di laboratorio, intrapresi questa sperimentazione nel setting clinico.
Sembrava che l'LSD fosse il modo di sanare il divario esistente tra la potenza della psicanalisi come sistema esplicativo e la sua inefficacia come metodo terapeutico.
14-D: A questo punto aveva già perso interesse nella pratica psicoanalitica convenzionale?
S.Grof: Proprio così. Ricordo alcune sessioni iniziali nelle quali ancora facevo stendere i pazienti sul lettino mentre io rimanevo seduto in poltrona dietro la loro testa. E mi aspettavo che mi raccontassero di continuo quanto andavano sperimentando, per offrire loro delle interpretazioni.
In presenza delle esperienze drammatiche e spesso provocatorie dei miei clienti, ben presto mi sentii ridicolo a conservare un atteggiamento distaccato e 'impassibile' e non rispondere neanche alle loro domande dirette.
Sentivo che avevo bisogno di offrire loro maggior sostegno emotivo. Visto con il senno di poi, fu anche peggio. Si scoprì che le sessioni molto rapidamente andavano oltre il livello biografico e l'inconscio individuale, che al tempo ritenevo essere tutto ciò che è contenuto nella psiche.
Le esperienze dei miei clienti si trasferivano in domini dei quali non si legge nella letteratura psicoanalitica. Cominciavano a parlare di cose come perdere il controllo, morire, impazzire e non tornare indietro. Parecchi di loro avevano forti esperienze di nascita con una gran quantità di risposta fisiologica – soffocamento, dolori intensi in parti varie del corpo, nausea e vomito e modificazioni circolatorie.
Dunque, io non sapevo molto bene dove questo ci avrebbe portato e all'inizio mi sentivo molto a disagio. Dopo tutto, era in atto chiaramente un processo molto misterioso che non capivo e, tuttavia, ero nella posizione di essere responsabile dei risultati.
Poi feci io stesso parecchie sessioni di LSD con alti dosaggi, che furono davvero terrificanti e ardue; mi portarono in quella che oggi chiamo l'area perinatale. Ma riuscii a farcela ed ebbi esperienze di morte e rinascita psicospirituale. Queste sessioni furono molto salutari e il risultato fu che mi trovai sempre più a mio agio con stati simili negli altri.
15-D: Stan, questo combacia, mi pare, con la prima esperienza psichedelica da lei avuta, proprio quell'esperienza iniziale. Può tornare a quell'esperienza per un momento, e dirci qualcosa in più su come lei ne è stato influenzato? Come è riuscito ad integrarla? Che cosa quest'esperienza ha catalizzato nel suo intimo, in termini della sua visione del mondo e delle domande più profonde con le quali è alle prese dentro di sé?
S.Grof. Rispetto ai miei standard attuali, era una dose relativamente bassa. Erano 150 mcg. E, a quel tempo, io ero un principiante. Quindi molta parte dell'esperienza, al di là dell'esperimento con il driving delle onde cerebrali, fu in un ambito astratto ed estetico. Chiusi gli occhi e vidi una gran quantità di forme geometriche e bei colori, come non ne avevo mai visti in vita mia. Era un'atmosfera da Le mille e una notte, Sherazade, un mondo di sultani e odalische, palazzi favolosi e moschee. Ricordo che parlavo dell'architettura musulmana. Era come essere all'Alhambra al tempo del suo massimo splendore.
Era molto interessante da un punto di vista artistico, ma non c'era molto materiale psicodinamicamente interessante. Inoltre, passai molto tempo con gli occhi aperti. Ero affascinato dalle varie ricche ed intricate illusioni ottiche. Guardavo un punto sul muro o il soffitto e in esso vedevo facce fantastiche, animali mitici, scenari esotici e così via.
A quel punto, non vedevo alcun significato psicodinamico in quell'esperienza, sicuramente non da una prospettiva biografica.
C'era soltanto qualche punto in cui io sentivo fortemente che c'era molto di più, molto di più da esplorare. Ma anche questa parte della sessione fu sufficiente a risvegliare in me una generale fascinazione per gli stati non ordinari di coscienza.
Nella mia mente non c'è alcun dubbio che fu proprio quella parte della sessione, nella quale io mi collegavo con la dimensione mistica, ad avere su di me un impatto profondo e cambiare il corso della mia vita. Per qualche ragione, questo avvenne in rapporto con lo stroboscopio.
16-D: Lei crede che lo stroboscopio possa essere utilizzato in modo da indurre una potente esperienza di apertura?
È possibile, ma non sono sicuro di quanto ciò sia generalizzabile.
17-D: Da allora, ha più lavorato con lo stroboscopio?
Sì, qualche volta, ma non ho mai più avuto lo stesso tipo di reazione. Devono esserci state delle circostanze speciali. Non so che cosa fu. Non credo che sia qualcosa che si può ripetere in maniera prevedibile.
18-D: Quando ha avuto questa sua prima esperienza, si sono risvegliate memorie di esperienze precedenti, stati mistici, stati di coscienza non ordinari, magari vissuti quando era più giovane?
S.Grof:Beh, quando avevo diciassette anni, da studente, ho trascorso quattro mesi in una prigione comunista. Accadde poco tempo dopo il putsch comunista. Uno studente che aveva un anno più di me portò a scuola una di quelle lettere 'a catena di Sant'Antonio', da copiare e mandare ai propri amici. La lettera chiedeva di scrivere all'ambasciata americana per chiedere che gli USA intervenissero alle Nazioni Unite in favore della Cecoslovacchia. L'argomento erano le libere elezioni che i comunisti avevano impedito con un colpo di stato in armi. Io ebbi una di queste lettere.
Poi qualcun altro, cui questo studente aveva dato il volantino, lo riferì alla polizia. Lo arrestarono e da lui ebbero i nomi di tutte le persone cui erano stati distribuiti i volantini. Poco dopo pranzo, due uomini dal cappotto di pelle vennero a casa mia per arrestarmi e perquisire l'appartamento.
Non avevo fatto niente con quel volantino, semplicemente perché non ne avevo avuto il tempo: mi era stato dato intorno alle 10 della mattina ed era circa l'una quando vennero a prendermi.
Ma mi costò quattro mesi di prigione, prima che mi prosciogliessero in processo per 'insufficienza di prove'.
La prima parte della mia permanenza in prigione fu dura. Ci furono pesanti interrogatori, durante i quali usavano tecniche speciali, compresa una gran quantità di privazione del sonno e stress emotivo e fisico. In cella ero con altre persone , alcune delle quali erano adulti e criminali comuni.
Ci furono violenze, scarso cibo e incertezza su quando sarebbero comparsi per portarci agli interrogatori. Molti di questi avvenivano di notte e non sapevamo mai quando sarebbero tornati. Gli intervalli variavano da trenta minuti a parecchie ore.
Gli interrogatori si svolgevano in una piccola stanza con luci molto intense che colpivano gli occhi da angolature diverse. Io non potevo vedere i due uomini che conducevano l'interrogatorio, sentivo soltanto le loro voci. Mi chiedevano di raccontare loro la storia della mia vita nei più piccoli dettagli. Poi mi lasciavano andare e mi riportavano lì a intervalli irregolari, e mi facevano ripetere la mia storia.
Quando trovavano qualche contraddizione, anche piccola, si concentravano su quella parte e continuavano a incalzarmi. Andammo avanti così per dieci giorni e notti. Soffrivo di forte deprivazione del sonno ed ero sotto un notevole stress.
E fu allora che iniziai a scivolare in stati non ordinari di coscienza. E devo dire che, nonostante la precarietà della situazione, ricordo che qualcosa di me era affascinato da quegli stati. Avevo abbastanza tempo durante gli interrogatori per vedere che c'era qualche altra dimensione o qualche altra possibilità che si manifestava nella mia esperienza. Solo quando cominciai a fare esperienza di stati psichedelici, più tardi, compresi che cos'era quel qualcosa. Così, questo fu il mio primo contatto con gli stati non ordinari.
Alla fine venni prosciolto, ma dovetti aspettare il processo in prigione per quattro mesi.
19-D: Aveva avuto qualche precedente esperienza di misticismo, o interessi o esperienze di spiritualità?
S.Grof. Dunque, la cosa interessante e paradossale della mia vita è che io non ho avuto alcuna esposizione formale alla religione, nell'infanzia. Il motivo di questo fu uno scandalo nella nostra famiglia. I miei genitori si conobbero e s'innamorarono in una piccola città ceca.
La famiglia di mia madre era rigorosamente cattolica, mentre la famiglia di mio padre non aveva alcuna appartenenza religiosa. Quando decisero di sposarsi, i miei nonni materni si impuntarono per avere un matrimonio in chiesa, ma la chiesa locale si rifiutò di celebrare il matrimonio, perché mio padre era, secondo la loro definizione, un pagano.
Quindi, per un po', ci fu molta agitazione e scompiglio e sembrava che il matrimonio non si dovesse più fare. Ma poi i miei nonni trovarono una soluzione - una donazione finanziaria importante alla chiesa. Fu così che la chiesa si convinse ad abbassare i propri standard e a sposare un pagano.
Il sogno dei miei nonni si poteva avverare. Loro abitavano sulla strada principale del paese, proprio di fronte alla chiesa, quindi poterono fermare il traffico e stendere tappeti dall'altare alla casa. Gli ospiti potevano passare direttamente dall'altare al banchetto. I miei genitori rimasero tanto disgustati dall'intera faccenda che decisero di non affidare me o mio fratello ad alcuna religione.
Il risultato di tutto ciò fu che, quando c'era lezione di religione, mio fratello ed io avevamo un'ora libera; andavamo a passeggio, leggevamo qualcosa o giocavamo. Dunque, io non ho assolutamente avuto alcuna esposizione formale alla religione. E poi passai da questa situazione alla scuola di medicina, che certamente non coltiva in modo particolare la consapevolezza mistica.
Inoltre, io ho studiato medicina al tempo in cui la Cecoslovacchia era controllata dall'Unione Sovietica ed era sotto un regime marxista. L'establishment faceva in modo che le nostre menti non venissero inquinate dall''oppio delle masse' e da simili robacce idealiste. Qualunque cosa che anche lontanamente avesse sentore di religione, misticismo ed idealismo, veniva o ridicolizzato o censurato.
Ma ci fu una cosa che fu importante per il mio sviluppo spirituale. Mia madre era una seguace di Paul Brunton, un inglese che aveva trascorso un po' di tempo con Sri Ramana Maharishi ad Arunachala, e un po' di tempo in Egitto; costui scrisse parecchi libri che divulgavano gli insegnamenti mistici.
Aveva viaggiato in tutto il mondo ed aveva gruppi di seguaci in vari paesi. Era venuto in Cecoslovacchia un paio di volte a tenere conferenze per il gruppo ceco e a tenere meditazioni guidate.
Quando avevo circa dodici anni, mia madre mi portò a partecipare ad uno di questi gruppi. Il problema era che le persone del gruppo passavano molto tempo a meditare. Io non riuscivo a meditare in alcun modo. Stavo lì seduto, annoiato a morte, pensando a come squagliarmela.
La ritenevo una perdita di tempo, dal momento che c'erano tante cose più interessanti da fare. Ma quella fu anche la mia prima esposizione alla filosofia indiana e il mio primo contatto con Sri Ramana Maharshi, con Ramakrishna, Aurobindo e Tagore.
E quella era tutta un'altra storia ! Ero affascinato e cominciai a leggere la letteratura spirituale e filosofica indiana.  Circa sei anni dopo, tutto ciò mi portò a studiare seriamente il sanscrito.
20-D: Quando, nei primi anni 1950 lei e i suoi colleghi iniziaste a fare sperimentazioni con le sostanze psichedeliche, e si segnalarono esperienze mistiche - stati non ordinari - che tipo di accoglienza riceveste dai vostri colleghi che non erano coinvolti direttamente nella sperimentazione? Come reagirono?
S.Grof:Dunque, io avevo iniziato a parlare delle cose che accadevano, ma scoprii molto presto che non era affatto il caso di parlarne, poiché nessuno che non fosse direttamente coinvolto ci credeva. Così, c'era soltanto qualche persona con cui potevo discutere apertamente della mia ricerca, un piccolo gruppo di colleghi, che stavano tutti direttamente facendo sperimentazioni con l'LSD.
E poi, la maggior parte di questi che stavano conducendo la ricerca psichedelica, usava l'approccio psicolitico con un orientamento strettamente freudiano, e quindi tendeva ad interpretare in senso biografico il materiale.
Interpretavano le esperienze mistiche nelle sessioni con LSD come regressione al narcisismo primario e all'onnipotenza infantile, e non erano capaci, o disposti, a vedere che questa ricerca apriva dimensioni interamente nuove che richiedevano una revisione radicale della psicologia e della psichiatria.
21-D: Come interpreta la resistenza dei suoi colleghi di fronte a questo nuovo, straordinario strumento che apriva una nuova comprensione della mente, un intero nuovo paradigma di trattamento? Perché crede che le si sia presentato questo muro di resistenza, fin dai primi momenti?
S.Grof:Io penso che le persone sono normalmente molto coinvolte nelle strutture teoretiche con le quali sono cresciute. Certamente non è facile mettere in discussione le autorità costituite, le persone celebri, quelli che hanno delle credenziali grandiose, i professori universitari, i grandi nomi del settore, e questo specialmente quando si è dei novellini, usciti da solo un paio d'anni dall'università.
Ricordo una conferenza di neurofisiologia, di un famoso professore Ceco, negli anni in cui studiavo medicina. Dopo il suo discorso sulla memoria, posi questa domanda: “Quanto lontano può arrivare la memoria umana? Potremmo, ad esempio, ricordare la nostra nascita ?” Ricevetti uno sguardo molto sarcastico e sdegnoso da questo professore. Mi rispose con un'aria di assoluta, indiscutibile certezza: “Certo che no.
La corteccia non è mielinizzata. Come potrebbe esserci una registrazione della nascita ?” Quindi, qualcosa in me stava già anticipando il mio interesse futuro per le esperienze perinatali. Ma certamente, su questo, ricevevo una scarsissima accoglienza.
22-D: Aveva qualche collega più anziano o un mentore che sostenesse i suoi rapporti?
S.Grof: No. Avevo un collega cui ero molto vicino, ma,per la parte di laboratorio della mia ricerca. Era il mio mentore in quest'area e certamente da lui ho imparato molto riguardo la strategia di ricerca, la metodologia e la statistica. Svolgemmo molti studi clinici e biochimici, sul metabolismo della serotonina durante le sessioni di LSD, sulla benactizina e sugli allucinogeni anticolinergici, e così via.
23-D: Per essere un giovane psichiatra, lavorava proprio da solo in questo ?
S.Grof: Davvero da solo per dieci anni, sì. Il nostro era l'unico istituto di ricerca psichiatrica in Cecoslovacchia, e io ero il principale sperimentatore nella ricerca sugli utilizzi terapeutici delle sostanze psichedeliche.
I rapporti che scrivevo per pubblicare erano molto formali e superficiali: “Abbiamo dato LSD in queste dosi ai pazienti con queste diagnosi, questo è il numero delle sessioni e questi sono stati i risultati clinici". Non potevo discutere davvero con nessuno la vera portata di quello che stava avvenendo in quella ricerca.
24-D: Suo fratello è più grande o più piccolo di lei?
Ha quattro anni e mezzo meno di me.
25-D: Anch'egli è in quest'area di ricerca, o è andato in qualche altra direzione?
No, il suo principale interesse per molti anni è stata la ricerca sulla depressione e i cicli biologici.
26-D: Gli effetti sulla serotonina erano profondi ?
S.Grof: L'LSD tendeva ad aumentare l'escrezione dell'acido 5-idrossindolico, che è il metabolita della serotonina.  Se le interessano i dettagli, posso fornirle la documentazione.  Parliamo di 40 anni fa, e i miei interessi da allora si sono notevolmente spostati.
27-D: Perché sembra che ci siano molte  aree in cui quella ricerca è incompleta.
C'erano modificazioni significative nell'escrezione del metabolita della serotonina, quindi era lì che accadeva qualcosa di significativo. Ci eravamo ispirati all'ipotesi Woolley-Shaw sull'effetto dell'LSD e sulla schizofrenia…
28-D: L'ipotesi cosa ?
S.Grof: L'ipotesi Woolley-Shaw. Si basava su esperimenti che mostravano un antagonismo tra LSD e serotonina su tessuti ed organi periferici.
Gli autori credevano che l'effetto dell'LSD potesse essere spiegato dall'interferenza dell'LSD con la funzione di neurotrasmettitore della serotonina.
E ritenevano che lo stesso fosse vero per la schizofrenia . Ma ci furono problemi seri con quest'ipotesi, per esempio il fatto che l'LSD 2-brominato aveva un effetto cinque volte più alto come antagonista della serotonina, ma non era psichedelico.
Eppure per un po' di tempo ci fu molto interesse nella serotonina in relazione a LSD e schizofrenia.
29-D: Conosceva bene Milan Hausner?
Oh, sì, molto bene.
D: Lui fu coinvolto nel suo stesso studio ?  Oppure aveva interessi diversi ?
S.Grof: Come me, aveva iniziato a praticare la terapia psicolitica, sessioni psichedeliche in serie con una focalizzazione biografica, utilizzando dosaggi medi.
Io passai ad un modello espanso della psiche che comprendeva le dimensioni perinatali e transpersonali e includeva alcuni degli elementi della terapia psichedelica, come l'aumento dei dosaggi, le sessioni interiorizzate, l'uso della musica ad alta fedeltà e l'enfasi sulla trasformazione psicospirituale e l'apertura spirituale.                            Milan rimase fedele al modello psicolitico.
30-D: Stan, lei ha lavorato con l'LSD in un paese comunista. Come reagivano i marxisti all'LSD?
S.Grof: Spesso ci chiedono: “Come è possibile che vi venisse permesso di farlo, date le posizioni generalmente antireligiose e antispirituali dei regimi marxisti ?”
In realtà non fu molto difficile. Se si vive in quel genere di regime si impara a parlare - cosa dire, cosa non dire, in che maniera riferire sulla propria ricerca .
In rapporto all'LSD tutto ciò era molto chiaro. Per esempio non potevamo fare menzione del fatto che le persone regredivano all'infanzia e che le loro esperienze contenevano elementi freudiani. La psicanalisi freudiana era considerata un'ideologia incompatibile con la visione del mondo marxista e a quel tempo era assolutamente bandita.
Naturalmente il marxismo è contrario alla religione, considerata ‘oppio delle masse’ che inibisce la consapevolezza rivoluzionaria.
Quindi, non potevamo parlare del fatto che alcune persone avevano esperienze mistiche. Sapevamo che questo avrebbe fermato la ricerca. E così presentavamo la nostra ricerca essenzialmente come una chemioterapia, il che significa: queste sono le diagnosi dei pazienti, questi sono i dosaggi, questo il numero delle sessioni e questi i risultati.
Noi non discutevamo la fenomenologia delle esperienze psichedeliche e i meccanismi terapeutici coinvolti.
In effetti, era semplice fare finta che la ricerca psichedelica sostenesse la visione materialistica della coscienza e nella psiche. Noi somministravamo una sostanza materiale con una formula chimica nota e questa cambiava la coscienza.  Ovviamente le cose non sono così semplici, ma come argomentazione politica funzionava bene.
Non ho mai parlato veramente degli aspetti più profondi della terapia psichedelica fino a quando non sono arrivato negli Stati Uniti.
Poiché tutti avevamo un tacito accordo che riguardava questa strategia e 'seguivamo le regole', non c'era alcuna resistenza contro l'LSD. Al momento in cui lasciai la Cecoslovacchia, nel 1967, l'LSD era iscritto nella farmacopea ufficiale, assieme all'insulina, alla digitale e alle tetracicline antibiotiche, con indicazioni e controindicazioni.
Avevamo un sistema per ottenere l'autorizzazione a somministrare all'LSD o la psilocibina.
Bisognava essere uno psicologo o uno psichiatra, oppure lavorare sotto la supervisione di uno di questi, fare cinque sessioni psichedeliche sotto la supervisione di un terapista con esperienza e quindi condurre 30 sessioni con pazienti sotto supervisione; solo in questo modo era possibile chiedere di partecipare.
31-D: Lei ha detto di aver avuto l'esperienza con il dottor Dytrych, quando vi siete trovati per un certo periodo a lavorare in un istituto dell'Unione Sovietica.
S.Grof: Sì. Nel 1964, io e il mio collega dottor Zdenek Dytrych passammo sei settimane in Unione Sovietica con un programma di interscambio, per studiare la psicoterapia russa presso l'Istituto di Neuropsichiatria  Bechterev a Leningrado, e le neurosi psicotiche nelle scimmie  (babbuini hamadrya) a Suchumi, in Georgia.
A quel tempo la Cecoslovacchia era, insieme alla Svizzera, l'unico paese che produceva legalmente e ufficialmente l'LSD-25 farmaceuticamente puro.  Questo avveniva molto tempo prima di tutti gli scandali e le limitazioni legali, e l'LSD era un farmaco molto rispettabile.
Come ricercatore capo alla guida del programma psichedelico, avevo un'illimitata disponibilità della sostanza.
Al tempo, la scuola del professor Myasischev presso l'istituto Bechterev era l'unico posto in Unione Sovietica in cui si praticava la psicoterapia in qualche modo simile a quella occidentale. A rendere le cose più interessanti, portammo in Russia 300 fiale di LSD, con 100 mcg in ciascuna. Nell'Istituto Bechterev tenemmo delle sessioni del tutto ufficiali con LSD, con numerosi colleghi russi.
Il giorno in cui tenni, all'Istituto Bechterev, una conferenza in russo per i professionisti e il pubblico generico, al mattino avevamo condotto una sessione di LSD con il dottor Straumitt, capo del Dipartimento per lo Studio di Neurosi e Psicoterapia. Egli insistette per presentarsi alla conferenza mentre era ancora sotto l'influenza dell'LSD, e condivise la sua esperienza personale con il pubblico. La cosa riuscì molto bene e suscitò grande impressione a Leningrado.
In effetti ci fu un seguito molto interessante perché, qualche anno dopo, ricevetti un feedback su questo progetto.
Nel 1967, quando venni negli Stati Uniti e iniziai ad insegnare alla Johns Hopkins University, avevamo ogni mercoledì  un conferenziere ospite.  E uno di questi oratori era uno psichiatra americano di formazione russa, Isidore Zifferstein,  che venne a tenere una conferenza sulla psicoterapia  russa.
Zifferstein parlava correntemente il russo e ogni tanto era andato in Unione Sovietica per studiare la psicoterapia russa, principalmente all'Istituto Bechterev.
Negli USA si era affermato come il massimo esperto di psicoterapia russa ed era proprio questo l'argomento della sua conferenza alla Johns Hopkins. Egli riferì di un suo recente viaggio in Russia, ed espresse la sua meraviglia per i cambiamenti che aveva trovato all'Istituto Bechterev dalla sua ultima visita.
Parlò di un vivace interesse di quanti vi lavoravano verso misticismo, filosofie orientali e sistemi spirituali, in particolare lo Zen.
Non riusciva ad immaginare che cosa fosse accaduto, poiché non aveva trovato mai niente del genere durante le sue visite precedenti. Noi avevamo lasciato il resto delle nostre fiale in Russia e io so che essi avevano continuato a sperimentare.  Considerando questo, le osservazioni di Zifferstein non potevano certo sorprenderci.
32-D: Stan, potrebbe tornare indietro solo per un momento al tempo in cui era ancora in Cecoslovacchia e cominciò a lavorare, su sé stesso, con le dosi alte, e dirci ancora qualcosa dal suo punto di vista personale su quello che rappresentarono per lei quelle esperienze. Quelle prime esperienze con dosi alte. E poi descrivere quale la situazione , l'ambiente in cui si svolgevano le sedute.
S.Grof: Avevamo un ambiente molto bello per le sessioni psichedeliche, non sembrava affatto di essere in una stanza d'ospedale. Era molto comodo e ben arredato, con un lettino e una poltrona.
La poltrona era posta a fianco del lettino, non dietro la testa del paziente come in alcune delle mie sessioni psichedeliche iniziali. Passavo, credo, almeno 5 ore in ciascuna sessione. Io avevo una corsia con 18 letti, dove quasi tutti facevano le sessioni, tutti i pazienti.
Ed anche gli infermieri avevano sessioni psichedeliche formative. Così, sia i pazienti sia gli infermieri avevano una qualche conoscenza del processo e potevano sostenere chi era in sessione durante il resto del giorno al di là delle 5 ore che passavo con loro.
Ero tanto affascinato da questa ricerca che, per alcuni anni, sono andato avanti facendo due sessioni al giorno. Mi alzavo presto la mattina, il che è piuttosto insolito per me. Avevamo un programma molto fitto - andare all'istituto, iniziare una sessione e rimanere lì per circa 5 ore. Poi, dopo pranzo, ne tenevamo un'altra. Dunque, questo era il setting.
Negli anni successivi, raccomandavo fortemente ai pazienti di tenere chiusi gli occhi e mantenere interiorizzata l'esperienza.
Ogni tanto, nella seconda parte della sessione, usavo la musica, ma questo non l'ho fatto in modo sistematico fino a poco tempo prima di partire per gli Stati Uniti.
33-D: M'interessa quello che avveniva quando lei prendeva personalmente l'LSD in dosi alte.
S.Grof: All'inizio feci numerose sessioni psichedeliche in un'atmosfera di laboratorio, con molte interruzioni per vari test e procedure di laboratorio. Poi, quando cominciai a lavorare con i pazienti, vidi che avevano esperienze che io non ricordavo dal setting di laboratorio, e questo mi lasciò perplesso.
Così un giorno, ero da solo a casa, decisi di prendere l'LSD io stesso aumentando il dosaggio, per cogliere davvero il senso di tutto ciò.
Presi 300 mcg, e nel giro di un'ora mi trovai in quella che oggi chiamo la seconda matrice perinatale o BPM II.
Era una specie di situazione senza uscita in piena esplosione, il genere estremo di crisi esistenziale. Sentivo che l'esistenza era assolutamente assurda e senza senso; non riuscivo a trovare alcun senso in nessuna cosa che avessi mai fatto. Tentavo disperatamente di trovare qualcosa cui aggrapparmi, ma qualunque cosa riuscivo a individuare, la sessione me la distruggeva senza pietà.
Quando provavo a convincermi che è la conoscenza a rendere significativa la vita, mi vedevo passare migliaia di ore nelle librerie a studiare, e poi mi appariva un me stesso invecchiato e incapace di ricordare che cosa aveva mangiato a cena. Era quella la triste conclusione della ricerca della conoscenza.
Qualunque altra cosa che riuscivo a individuare, veniva distrutta altrettanto senza pietà. Provai a vedere il significato della vita nel fatto di avere figli, ma vidi questi bambini che crescevano e finivano per morire come me. Compresi che, a meno che io non avessi trovato significato nella mia stessa vita, creare altra vita altrettanto senza significato non avrebbe aggiunto alcun valore alla mia vita.
Dunque, fu un momento davvero difficile, una notte oscura dell'anima.
Ad un certo momento, cominciai a fare esperienza di una tremenda pressione sulla testa.  Compresi che questa orrenda situazione era collegata alla nascita, che mi trovavo nel pieno del processo di rivivere la mia stessa nascita.
Credevo che non sarei stato in grado di completare il processo, cioè di nascere, a meno che non fossi riuscito a trovare qualche significato nella vita in cui stavo entrando, a meno che non avessi convinto me stesso che valeva la pena vivere. E poi, dopo circa tre o quattro ore, l'esperienza improvvisamente si aprì su luce e beatitudine, e sentii il significato nella vita e della vita.
Non avevo risolto intellettualmente il problema del significato, ma avevo provato, in ogni cellula del corpo, che essere vivi era bello, era bello partecipare alla coscienza.
34-D: Dopo l'esperienza, in che modo riuscì ad integrarla nella sua vita? Com'era? Sembra che lei sia stato profondamente toccato da quell'esperienza.
S.Grof: Certamente lo sono stato. Non ho mai avuto in realtà grandi problemi ad integrare le esperienze psichedeliche, una cosa molto interessante. Molte delle sessioni sono state davvero difficili, ovviamente, ma le difficoltà si presentavano sempre nelle prime tre o quattro ore, e poi c'era una specie di improvviso scioglimento, al momento di uscirne mi sono sempre sentito benissimo.
Mi sentivo connesso alla Natura, all'esistenza, mi godevo cibo e bevande, e i tramonti, la musica, la connessione con la gente.
Dunque, il mio principale problema era che cosa fare, da un punto di vista intellettuale, con le nuove intuizioni emerse, come riconciliarle con la visione del mondo della scienza materialistica occidentale, con la comunità accademica, con la cultura e la società.
L'epoca comunista rendeva tutto ciò molto semplice, perché tu sapevi che semplicemente non avresti dovuto nemmeno provare a comunicare questi fatti al mondo circostante.
Così, per tutto il periodo prima di venire negli Stati Uniti, tutto ciò che potevo e dovevo fare, era cercare qualche risposta privata per me stesso.
35-D: Durante quella sessione a casa, mentre stava facendo esperienza della seconda matrice perinatale, lei faceva realmente quel collegamento, che si trovava in quel momento nell'utero materno e stava nascendo?
S.Grof: Non lo feci per un paio d'ore. Per un paio d'ore non fu altro che orrore esistenziale - enorme disagio, sofferenza emotiva e fisica, e un senso di totale assurdità della vita. Provai una profonda corrispondenza con Jean Paul Sartre e i filosofi esistenzialisti.  La vita era un Teatro dell'Assurdo.
Visti dal punto in cui mi trovavo, i filosofi e gli artisti esistenzialisti erano gli unici che sapevano qualcosa della vita. Tutti gli altri non facevano che ingannare se stessi, guardando l'esistenza umana attraverso fasulle lenti color rosa.
36-D: Anche se aveva avuto questa esperienza terribilmente dolorosa, lei non ha interrotto la sua esplorazione personale.
S,Grof: No. Vede, in quella sessione avevo capito che c'era un posto all'interno della mia psiche dal quale io stavo tentando di scappare. E che moltissime delle cose che facevo nella mia vita quotidiana non erano autentiche, non erano nient'altro e niente di più che sforzi di tenere testa a questo materiale e arrivare ad un compromesso con esso.
Quest'intuizione generava in me una potentissima spinta ad uscire dalla mia psiche inconscia, per purificarla. Comprendevo che la vita poteva in qualche maniera essere più semplice e facile, più soddisfacente, e che io avrei potuto navigare attraverso di essa, invece di combattere.
Compresi che il genere di orientamento lineare che avevo avuto nella mia vita - vedere il presente sempre come preparazione di qualcosa di meglio, che arriva in qualche punto del futuro e richiede il raggiungimento di qualche specifico obiettivo o obiettivi - era un risultato diretto del fatto che non avevo completato emotivamente il processo della mia nascita.
Ero nato fisicamente, ma non emotivamente.
E ciò che stavo facendo nella mia vita e con la mia vita, per la maggior parte non era che uno sforzo inutile e mal indirizzato di completare questo processo proiettandolo all'esterno.
Sa, io non avevo mai avuto niente che si avvicinasse alla depressione. Dunque non era quello ciò di cui soffrivo nella vita.
Pensavo che la vita me la stavo effettivamente godendo, ma questa aveva una sorta di qualità automatica.
Ricordo di aver letto un libro e di aver pensato che ne avrei dovuto leggere altri dieci.  Oppure quando ero in vacanza in qualche zona molto piacevole. Splendide montagne innevate, cielo blu, condizioni ideali per sciare e così via.  Ma avevo voluto portare con me i cinque libri che intendevo leggere.
Naturalmente, non li toccai nemmeno, ma mentre sciavo pensavo ad essi invece di essere completamente immerso nel momento.
Riconobbi che questa spinta implacabile in qualche maniera era collegata alla faccenda non conclusa della mia nascita; che io ero sempre spinto verso qualcosa che si trovava nel futuro, come un bambino che prova ad uscire dalle strette del canale del parto.
Quando ebbi un'intuizione di questo processo, chiamai esistenza a  'ruota di mulino' o 'caccia al topo' questa costante auto-proiezione nel futuro.
Sempre all'inseguimento di qualcosa nel futuro e mai abbastanza tempo per nulla.
Man mano che affrontavo psicologicamente il trauma della mia nascita, questo mi portava sempre più nel presente, e io sviluppavo una maggior capacità di apprezzare ciò che era disponibile invece di ciò che mancava.
Ero in grado di guardarmi attorno e vedere in che maniera adattarmi ciò che stava avvenendo, piuttosto che inseguire sempre qualcosa nel futuro. La vita cominciò a somigliare ad una navigazione o ad una sessione di arte marziale, invece che ad un incontro di lotta.
E così, addirittura già in quella prima sessione, mi rendevo conto che c'era questa spinta irrazionale dentro di me che interferiva con la mia capacità di godermi l'esistenza.
37-D: Che lei collegava alla spinta a nascere
Sì, qualcosa dentro di me che non aveva davvero afferrato il fatto che ero già fuori e libero.
38-D: Può dirci ancora qualcosa su come è arrivato a definire l'importanza del trauma della nascita come parte del suo sistema psicologico?
S.Grof: Si trattò di una combinazione di ciò che vedevo nei miei clienti e ciò che sperimentavo io stesso. L'idea generale arrivò assai rapidamente, ma poi i dettagli andarono al loro posto nel corso di anni, nella mia pratica clinica quotidiana.
Ripetutamente vedevo persone con diagnosi differenti, dalla claustrofobia, l'asma o l'emicrania sino a comportamenti criminali e sessuali aberranti, e realizzai che il trauma della nascita aveva giocato - naturalmente in combinazione con la storia post-natale - un ruolo molto significativo nella genesi dei loro problemi.
E quando queste persone riuscivano effettivamente a rivivere la loro nascita e ad integrarne l'esperienza, i loro sintomi erano alleviati o addirittura sparivano.
Iniziai a vedere che c'è questo tipo più profondo di pozza perinatale di emozioni e sensazioni fisiche difficili, nell'inconscio, che alimenta la psicopatologia.
Che i disordini psicogeni emotivi e psicosomatici non spuntano dal nulla dopo che siamo nati, come Freud aveva suggerito, ma che le radici dei problemi psicologici si  estendono molto più nel profondo, nel dominio perinatale.
E più tardi compresi che c'erano, tipicamente, anche alcune radici transpersonali per molti di questi disordini - matrici karmiche, archetipiche o filogenetiche. Così cominciai a vedere un quadro molto più complesso della psicopatologia.
Compresi che i sintomi emotivi e psicosomatici erano sistemi dinamici multilivello complessi, piuttosto che soltanto disturbi creati dalla biografia post-natale. Ma furono necessarie tantissime osservazioni.
39-D: Ha riscontrato che trattare clinicamente pazienti con alcuni di questi disordini che lei ha nominato, come l'asma, i disordini psicosomatici e così via - che trattarli a fondo in sperimentazione con sostanze psichedeliche, utilizzando questo modello, funzionava? Qual è stato il risultato con questi pazienti ? Per esempio, l'asma è migliorata ? Le è capitato di osservarlo?
S.Grof: Sì. Avvenivano parecchie cose. Ma è importante sottolineare che i risultati clinici sono strettamente correlati al modo in cui si usano le sostanze psichedeliche. L'approccio che usavamo a Praga, che chiamavamo terapia psicolitica, comportava  dosaggi  medi e una serie completa di sessioni.
Inizialmente, non era obbligatorio per i pazienti chiudere gli occhi, e così essi passavano molto tempo a guardarsi attorno, a guardare me e a parlare.  Questo fu estremamente interessante in quanto ci permetteva di mappare la psiche e comprendere i processi interessati.
Nei primi anni, passavo molto tempo provando a comprendere perché i pazienti mi vedevano nel modo in cui mi vedevano in un determinato momento. All'improvviso mi vedevano come una pantera oppure come un giudice supremo o come Hitler o un mago.
Si guardavano intorno e la sala del trattamento si era trasformata in una capanna su un'isola del Pacifico, in un lascivo bordello, o in un braccio della morte. Passammo molto tempo utilizzando le libere associazioni, provando a capire i principi psicodinamici interessati e facendo tanto di quello che si farebbe con i sogni nella psicanalisi.
Questo portò a molte intuizioni affascinanti.
I miei pazienti chiamavano questo processo 'sbucciare la cipolla dell'inconscio', in quanto rivelava molto sui diversi livelli dell'inconscio, su come essi erano interconnessi tra di loro e su come contribuivano alla genesi dei sintomi.
Ma, con il procedere del lavoro, compresi che questo approccio sosteneva, sì, la comprensione psicologica, ma non era il modo più efficace di usare le sostanze psichedeliche.
Tutta quell'analisi e, in particolare, l'esternalizzazione delle sessioni andavano, in definitiva, a spese dell'efficacia terapeutica.
Mi divenne evidente che quando si aumenta il dosaggio e s'interiorizza maggiormente la sessione, i clienti raggiungono più rapidamente i livelli della psiche in cui avviene la trasformazione radicale, vale a dire il livello perinatale o transpersonale. E quando poi venni negli Stati Uniti, nella nostra ricerca in Maryland ho usato sistematicamente l'approccio psichedelico.
Questo prevedeva l'interiorizzazione delle sessioni, un approccio essenzialmente non verbale, una mascherina sugli occhi, cuffie sulle orecchie e dosaggi più alti.  Con questa strategia, i risultati sono molto migliori. L'aspetto negativo è che non si capisce perché sono avvenuti i cambiamenti.
Si ha una maggiore comprensione dei processi nella terapia psicoanalitica, ma i risultati non sono così importanti come possono essere con l'approccio psichedelico.
I due approcci in un certo senso sono complementari e rendono possibile sviluppare uno strumento clinico efficace basato su solidi principi teorici.
40-D: Quindi non facevate molto lavoro con dosi alte a Praga?
S:Grof: Normalmente non superavamo i  200-250 mcg e in genere davamo dosi anche minori.
41-D: Bene. Immagino che abbia trattato una gran varietà di pazienti. C'era qualche genere particolare di pazienti che rispondeva bene in modo rilevante, a differenza di altri gruppi meno reattivi ?
S.Grof: Si, i migliori successi lo avevamo con gli alcolizzati e i dipendenti da droghe pesanti, categorie diagnostiche che non rispondono prontamente ad altre forme di trattamento.
Avevamo anche risultati ottimi nei pazienti depressi, soggetti sofferenti di varie fobie e persone con vari disordini psicosomatici, come asma ed emicranie.
Molto impressionanti furono gli effetti che la terapia con LSD aveva sui pazienti terminali di cancro.
Molto spesso alleviava il dolore, anche il dolore non rispondente ai narcotici. In questo gruppo, notevolissimo era un deciso miglioramento emotivo, l'attenuazione della paura della morte e la trasformazione del processo del morire.
Meno successo avevamo con i pazienti ossessivo-compulsivi gravi, che generalmente erano estremamente resistenti alla terapia psichedelica.
In uno dei miei libri ho riferito il caso di un paziente con una nevrosi ossessivo-compulsiva davvero grave, con il quale partii con 100 mcg di LSD senza ottenere assolutamente alcuna reazione. Cominciai ad aumentare il dosaggio ed arrivai sino a 200 mcg, 500 mcg, e 1000 mcg, sempre invano.
Alla fine gli detti 1500 mcg di LSD Sandoz per intramuscolo. Era come se fosse soluzione salina, non avvenne nulla.
A metà circa della sessione, era annoiato e un po' affamato, così lo portai nella piccola cucina che avevamo nel reparto.
Sembrava che stesse bene, quindi gli permisi di tagliare un pezzo di pane ed aprire una scatoletta, per mettere un po' di paté su una fetta. La mangiò e tornammo indietro nella stanza del trattamento.
Passando in una stanza comune, vide due pazienti che giocavano a scacchi e volle unirsi a loro, poiché gli piaceva giocare a scacchi. Con 1500 mcg di LSD Sandoz somministrati per intramuscolo, costui era effettivamente in grado di giocare a scacchi e giocò molto bene.
Ci vollero circa 30 sessioni con questo paziente prima che cominciasse a regredire alla fanciullezza e quindi a comportarsi come gli altri pazienti.

Per gentile concessione del  Dot. Stan Grof

Continua........  avanti

 
Tradotto per Olotropica.it da Teresa  Sassani    1/1/2008  -       Revisione di Katia Soliani

Grazie Teresa !

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