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Stanislav  Grof intervistato da Ion Hanna   ( 2° Parte )
Dimensione psicologica,filosofica e spirituale della psicoterapia con l'LSD.  - 2° Parte -

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42- D: Questa sintomatologia ossessivo-compulsiva si risolse ?
S.Grof: Non abbiamo mai visto un vero e proprio passo in avanti in questo particolare paziente e, come ho già detto,  i risultati erano generalmente meno significativi nella categoria degli ossessivo-compulsivi. Ora comprendo che l'estrema resistenza di questi pazienti era  la paura che lasciare andare avrebbe portato alla perdia del controllo sullo sfintere anale, il che oltre ad essere il peggior incubo per questi pazienti, è anche un rilevante tabù sociale.
43- D: E i pazienti schizofrenici ? Come tendevano a reagire?
S.Grof: Ho lavorato con alcuni pazienti psicotici a Praga, ma non necessariamente li chiamerei schizofrenici. In Europa, la diagnosi di schizofrenia è molto più ristretta.
È quella che gli psichiatri tedeschi chiamano Kernschizophrenie, o schizofrenia semplice. Una volta arrivato negli Stati Uniti, compresi che qui la diagnosi di schizofrenia è usata molto più liberamente e con larghezza.
In generale, avevamo un grande successo con i pazienti psicotici. Mentre i pazienti ossessivo-compulsivi hanno fortissime difese, nei pazienti psicotici il processo è già in moto e per la sua stessa natura sta guarendo, o almeno ha un'esigenza potenziale di guarigione.  Questi pazienti hanno bisogno di sostegno e incoraggiamento.
È questa l'idea fondamentale dietro al concetto di 'emergenza spirituale' formulato da me e Christina.                    La somministrazione dell'LSD serve ad accelerare questo processo quando si blocca.
Ad esempio, ricordo un paziente che aveva un padre alcolizzato molto violento che abusava di tutta la famiglia.
Il padre si suicidò; il paziente lo trovò e precipitò in uno stato in cui sentiva che il fantasma del padre gli dava la caccia. Egli fuggì da casa e vagò a lungo, bevendo e prendendo droghe, dormendo nel bosco o sulle panchine nei parchi, rubando e fuggendo dai ristoranti senza pagare.
La terapia con l'LSD lo aiutò moltissimo. In seguito al trattamento, si sposò, si creò una famiglia e gli fu in grado di lavorare.
Un'altra paziente psicotica era psicologa, con un delirio erotomaniaco sul fatto che il suo capo fosse disperatamente innamorato di lei e facesse sesso con lei a grandi distanze, il che risultava in meravigliosi orgasmi, qualcosa che lei era incapace di provare nella sua vita normale.
Fu completamente trasformata dalla terapia con l'LSD, e questo miglioramento dura tuttora. Ho avuto la possibilità di vederla durante le mie visite a Praga dopo la liberazione.
Entrambi questi pazienti ebbero un'ottima relazione di lavoro con me. Non avrei potuto condurre la terapia con LSD con pazienti paranoidi con allucinazioni persecutorie e deliri, che mi avrebbero incluso tra i loro persecutori.
44- D: Ha mai lavorato con bambini con pesanti disturbi psicologici? Per esempio psicotici infantili, bambini autistici e così via?
S.Grof: No. Non mi sono mai sentito a mio agio nel dare sostanze psichedeliche ai bambini.
Per quanto a mia conoscenza, l'unico luogo in cui è stato usato l'LSD con bambini neurotici è il Sud America. Ad esempio, il dottor Fontana in Argentina.
45- D: E negli USA Loretta Bender.
S.Grof: Sì, Loretta Bender ha lavorato con bambini, ma erano autistici. E questa non era veramente una psicoterapia. Non faceva altro che dare loro l'LSD, circa 150 mcg al giorno per molti mesi, se ricordo bene.
46-D: Anche Gary Fisher ha svolto un lavoro simile a Los Angeles negli anni 1960.
S.Grof: Sì.
47- D:Riesce in qualche maniera a dare una stima di quanti pazienti ha trattato con sostanze psichedeliche?
S.Grof: Non esattamente quanti pazienti, ma ad un certo punto calcolai che avevo condotto personalmente più di 4000 sessioni psichedeliche.
48- D: Solo a Praga, o a Praga e negli USA?
S.Grof: Tutto insieme. Era compreso il lavoro a Praga e quello negli Stati Uniti.
49- D: In termini della sua esperienza personale con le sostanze psichedeliche e per quello che ha osservato nelle persone con le quali ha lavorato, può commentare in che modo le sostanze psichedeliche hanno influenzato le sue convinzioni sulla natura umana e il potenziale umano?
S.Grof: Bene, la mia formazione originaria era in psicoanalisi freudiana, e lì il quadro è abbastanza opprimente.    C'è l'idea che la nostra natura più profonda è bestiale e tutti i valori positivi fondamentalmente sono o formazioni reattive,  sublimazioni o formazioni di compromesso.
Durante la mia analisi formativa, quando avanzavo qualche valore positivo, il mio analista lo metteva sempre in prospettiva. Se parlavo d'amore, era un interesse desessualizzato per mia madre; menzionare la bellezza tradiva il mio interesse per le feci, che il mio superego aggirava, e così via.
Devo dire che il mio analista era molto, molto freudiano. Di se stesso diceva che era ‘probabilmente più freudiano di Freud stesso’, il che significa che non avrebbe accettato il Freud tardo, del genere delle speculazioni su Thanatos, l'istinto di morte e così via.
Il mio analista rifiutava anche la teoria di Otto Rank riguardo al trauma della nascita.
E Jung, secondo lui, era un mitomane che cercava di giustificare la propria psicosi.
Qualunque cosa avesse scritto Jung non aveva, secondo il mio analista, alcuna rilevanza clinica. Dunque, costui aveva una mentalità ristretta ed era molto ortodosso.
50- D: Torniamo a quello che stavamo discutendo prima riguardo alla natura umana, il potenziale umano. Le va di parlarne ancora?
S.Grof: Dunque, questa immagine freudiana della natura umana, per me si è letteralmente dissolta durante il mio lavoro psichedelico. Compresi che tutte quelle cose di cui Freud parlava e scriveva fanno certamente parte della psiche umana - tutti gli impulsi sessuali di vario tipo, gli impulsi aggressivi, le inclinazioni scatologiche e così via. Ma arrivai alla conclusione che tutto ciò non rappresenta la nostra vera natura profonda.
Tutto questo è come uno schermo che ci separa da chi siamo veramente, qualcosa di divino piuttosto che animale.
Così l'immagine che emergeva dalla mia ricerca era abbastanza simile a quella Hindu. La nostra esistenza reale è più come l'Atman Brahman che come l'inferno istintuale descritto da Freud.
Ho anche visto più volte le persone andare nella direzione descritta tanto eloquentemente da Maslow, staccarsi dai valori che erano stati loro imposti dalla società, dalla loro cultura, dai genitori, e scoprire il proprio sistema di valori superiori. Maslow li chiama metavalori, per esempio l'apprezzamento della giustizia, della bellezza o i genuini sentimenti d'amore.
Egli parlava anche di metamotivazioni, intrinseche tendenze a seguire questi valori. Queste portano ad un senso di connessione con gli altri, con la Natura e con Dio e ad uno sviluppo spontaneo della sensibilità ecologica.
51- D: Uno degli argomenti di dibattito tra le persone che hanno un'opinione positiva delle sostanze psichedeliche è se sia qualcosa inerente alla sostanza stessa a promuovere i valori, o se si tratti solo di 'set and setting', oppure solo del karma della persona che assume la sostanza psichedelica che induce questo genere di intuizioni.
S.Grof: Io considero le sostanze psichedeliche uno strumento che può essere usato in molti, molti modi diversi. Certamente fa una grande differenza la persona che le usa; per quale scopo, con chi e in quali circostanze.
Io credo che il set and setting sia decisamente cruciale. E questo non è vero solo nella nostra società, nella quale abbiamo avuto gli esperimenti della CIA e del Pentagono e la banda di Charles Manson e tutto il resto.
È vero anche per le società indigene.
C'è un interessante documentario di Napoleon Chenon, che ha lavorato con gli indiani Yanoamo, una tribù che vive al confine tra il Venezuela e Brasile. Essi coltivano circa 18 piante psichedeliche e le usano tutte.
Sono famosi per i lunghi tubi che utilizzano per soffiarsi l'uno con l'altro nel naso le prese di psichedelico.
In questo filmato si vede lo sciamano Yanoamo eseguire un rituale di guarigione per le persone del suo villaggio, e il pezzo successivo del film lo mostra mentre usa la stessa sostanza per fare una fattura ai bambini del villaggio vicino, con il quale sono in conflitto. Dunque, credo che l'uso di sostanze psichedeliche dia accesso alla conoscenza e al potere psico-spirituale, ma che non necessariamente, in sé e per sé, dia una direzione specifica e garantisca un risultato positivo.
52- D: Le sue esperienze in questo campo hanno influenzato la sua visione della morte, ciò che la morte è? Qual era la sua visione precedentemente al suo lavoro con le sostanze psichedeliche? In che maniera si è modificata?
S.Grof: Provenendo da un background materialista, e avendo una formazione medica e scientifica, mi consideravo un corpo, un io corporeo. E vedevo la mia coscienza come il prodotto del cervello. Così mi sembrava assolutamente ovvio che, morto io, il cervello sarebbe morto e questa sarebbe stata la fine completa di chi io sono e di ogni forma di coscienza.
Però ora è cambiato in maniera molto significativa, perché molte delle mie esperienze mi hanno portato oltre ciò che consideravo fosse la morte. Ed ho visto qualcosa di simile in moltissime persone con le quali ho lavorato.
 Non posso dire che sono assolutamente sicuro, ma ritengo molto probabile che, quando il corpo muore, l'attività cosciente continui.
Personalmente, credo che sarà simile a quello che ho sperimentato in alcune delle mie sessioni psichedeliche. In effetti, conducemmo una terapia psichedelica con più di 200 pazienti di cancro.
Osservammo parecchi casi in cui pazienti avevano esperienze psichedeliche, e più tardi, quando il cancro avanzava, avevano esperienze di pre-morte.
Per esempio, uno di questi pazienti sviluppò un'ostruzione dell'uretere causata da una metastasi, e poi, durante l'operazione che doveva sbloccarla ebbe un arresto cardiaco. Questo accade dopo che aveva già fatto, credo, due o tre sessioni psichedeliche. Quando in seguito ne parlammo, mi disse che era felice di aver avuto quelle sessioni, perché il territorio esperienziale della morte ora non era più nuovo per lui.
Dunque, egli raffrontava, effettivamente, queste due categorie di esperienza e le trovava simili, se non identiche.
53- D: Ascoltando questi pazienti, lei ha ricavato l'idea che il lavoro psichedelico possa essere una preparazione alla morte?
S.Grof: Oh, su questo non ho alcun dubbio. Io considero in effetti non soltanto le sessioni psichedeliche, ma qualunque genere di attività rituale potente - come le procedure sciamaniche, i riti di passaggio e i misteri antichi della nascita e della rinascita - in un certo senso un modo esperienziale di preparazione alla morte. Sono davvero certo che le esperienze psichedeliche ci preparino a morire.
E credo che qualunque genere di morte e rinascita psico-spirituale, che coinvolga sostanze psichedeliche o qualche altra potente tecnologia non farmacologica di alterazione della mente, rappresenti una preparazione per la morte, un 'morire prima di morire'.
Una volta che ci incarniamo, dovremmo attraversare l'esperienza del morire prima o poi, ma non è necessario che aspettiamo fino al momento della dipartita biologica.
Possiamo fare l'esercizio mentre siamo ancora vivi, in modo tale da sviluppare un senso di identità transpersonale.
Una volta che questo è avvenuto non ci identifichiamo più con il corpo, ma abbiamo un senso molto più allargato di noi stessi. Quando arriviamo al momento della morte, è il nostro corpo, non siamo noi a morire. Abraham Santa Clara, un monaco agostiniano austro-tedesco del XVII secolo, dava questa estrema sintesi: “L'uomo che muore prima di morire, quando muore non muore”.
E io posso realmente sostenere ciò con le osservazioni dalle sessioni su me stesso e dalle sessioni di molte altre persone cui ho assistito.
54- D: Nel corso degli anni, in che modo le sue esperienza psichedeliche hanno plasmato la sua vita? Ha continuato a usare sostanze psichedeliche? In altre parole, ha continuato a coltivare quest'interesse, e raccomanderebbe queste sostanze alle persone? Oppure ha deciso di smettere dopo aver colto il nocciolo della questione?
S.Grof: Credo di aver avuto periodi in cui ho sentito l'esigenza reale di continuare, in particolare nel primo periodo, quando scoprivo l'esistenza dell'area perinatale nel mio inconscio, e in che modo questa portava nella mia vita l'inautenticità.  Compresi che, sotto l'influenza di essa, perseguivo molti obiettivi che non avrebbero mai potuto darmi quello che da essi mi aspettavo, e che questa falsa strategia di vita mi impediva di apprezzare il momento presente.
Quindi sentivo una vera e propria esigenza di correggere la situazione, e feci molte sessioni ad intervalli relativamente brevi. Più tardi arrivai al punto da considerare sempre molto interessante fare sessioni psichedeliche, ma se non ne avessi più fatta una per il resto della mia vita, non sarebbe stata una tragedia. E questo è il punto in cui mi trovo ora.
55- D: Che valore dà all'esperienza psichedelica per l'evoluzione del movimento transpersonale? Le sostanze psichedeliche sono state essenziali per lo sviluppo della psicologia transpersonale?
S.Grof: Certamente sono importanti, ma non essenziali. La psicologia transpersonale si è alimentata anche da molte altre fonti, particolarmente lo studio di Maslow sulle esperienze di vetta spontanee.
Eravamo consapevoli anche di alcune altre aree non adeguatamente rappresentate nelle precedenti tre ‘forze’ della psicologia, per esempio varie tradizioni mistiche, filosofie spirituali orientali, pratiche meditative, sciamanesimo, ecc.
E perfino certe categorie come amore e creatività. Ma la ricerca psichedelica ha giocato un ruolo significativo, specialmente perché la sperimentazione con le sostanze psichedeliche è stata una parte molto importante della Zeitgeist negli anni 1960.
Arrivato negli Stati Uniti ho condotto dei laboratori regolari all'Esalen Institute. E durante una delle mie prime visite Paul Herbert, che aveva registrato tutti gli eventi più importanti di Esalen, teneva gli archivi (i ‘Dolphin Tapes’), e sapeva tutto sulle persone del settore, venne da me e disse: “Lo sai, Stan, quello di cui parli è molto simile a quello di cui ha parlato Abe Maslow.
Solo che lui studiava le esperienze mistiche spontanee, non gli stati indotti con sostanze psichedeliche. Penso che voi due dovreste incontrarvi”.
La storia del nostro primo incontro è molto divertente. A quel tempo avevo un grosso manoscritto, intitolato " Il tormento e l'estasi del trattamento psichiatrico", che riassumeva le osservazioni e le esperienze della mia ricerca psichedelica europea. Tra l'altro, questo libro non è mai stato pubblicato.
Più tardi l'ho usato come fonte di cinque o sei dei miei lavori, trattando i suoi vari aspetti in modo più completo. Feci una copia di questo manoscritto e lo inviai ad Abe.
Mi risposte con una lettera molto entusiasta, parlava dei miei risultati come del ‘cannone da quaranta pollici della nuova psicologia’ e del ‘contributo alla teoria della personalità più importante da molti decenni in qua’.
Era particolarmente entusiasta dei paralleli con la sua ricerca e m'invitò ad andarlo a trovare a Boston.
Arrivai a casa di Maslow a Boston e suonai il campanello. Venne ad aprirmi la moglie di Abe, Bertha, e io ebbi la netta sensazione di non essere il benvenuto. Era come se lei stesse, fisicamente, bloccando la strada per entrare in casa.
Non capivo quello che avveniva. Più tardi, mi disse che quando Abe aveva ricevuto il mio manoscritto, si stava riprendendo da un attacco di cuore, e che si era talmente eccitato a proposito dei paralleli tra i nostri risultati, che lei si preoccupava dell'effetto che io avrei avuto sulla salute del marito se ci fossimo incontrati per una sessione di brainstorming.
Trascorremmo un'intera giornata in una discussione molto interessante, e, alla fine, Abe m'invitò a partecipare ad un piccolo gruppo che era impegnato a formulare i principi di una nuova psicologia. Il gruppo comprendeva, oltre ad Abe e me, Tony Sutich, Jim Fadiman, e Sonja e Gaby Margulies. E Viktor Frankl, il fondatore della psicoterapia esistenziale  di Vienna, partecipò come ospite ad una delle sessioni.
Abe e Tony avevano lanciato, circa un decennio prima, il movimento della psicologia umanistica che, come lei sa, è divenuto rapidamente molto popolare. Ma essi stessi sentivano di aver lasciato fuori alcune importanti dimensioni della psiche e che quella psicologia aveva bisogno di essere più comprensiva di come l'avevano inizialmente pensata. L'aggiunta più importante fu il riconoscimento della dimensione spirituale della psiche umana.
La necessità di trascendere la psicologia umanistica si rifletteva nel nome che Abe e Tony volevano dare alla nuova psicologia; originariamente volevano chiamarla 'transumanistica'. Inizialmente, fino a quando non sono arrivato io nel gruppo, non avevano preso in considerazione le sostanze psichedeliche. Ma, una volta venuti a conoscenza del materiale, videro in esso un contributo dinamico.
56- D: Quindi Maslow l'appoggiava anche se non ne aveva avuto un'esperienza diretta?
S.Grof: Oh sì, il materiale gli piacque molto. Nella cartografia delle esperienze psichedeliche che avevo delineato, c'era una categoria di esperienze che avevo chiamato 'transpersonali'. Ad Abe il termine piaceva molto e in effetti lo usò per sostituire il nome originale 'transumanistica'.
57- D: Lei usò la parola?
S.Grof :  Sì.
58- D: È stato lei il primo a trovare quella parola, inizialmente?
S.Grof: Sì.
59- D: Davvero ?  Non l'avevo capito.
S.Grof: Sì. Tony Sutich seguì uno dei miei laboratori a Esalen e sentì il mio discorso sulle esperienze perinatali e transpersonali. Il termine transpersonale gli era piaciuto e fu lui a passarlo ad Abe.  Erano entrambi talmente interessati da un punto di vista intellettuale a questo argomento, che non si preoccuparono di possibili aspetti o problemi legali o politici. Per loro non faceva alcuna differenza che il materiale che io producevo provenisse sa una ricerca psichedelica. Tanto ne erano affascinati.
60- D: Mi interesserebbe saperne di più su quello che la spinse a lasciare la Cecoslovacchia per gli Stati Uniti, e su cosa trovò negli Stati Uniti. Qualcosa in più sul suo lavoro. Ma anche sul perché il lavoro con le sostanze psichedeliche si è interrotto. La sua opinione su questo.
S.Grof: Sotto il regime comunista, per molti anni noi non potevamo neppure parlarne come dicevo poco fà ; poi la situazione politica cominciò a rischiararsi. I leader politici della Cecoslovacchia volevano creare quello che chiamarono il 'comunismo dal volto umano'. Era qualcosa di simile alla glasnost e alla perestroika di Gorbachov, solo molto, molto prima e limitato alla Cecoslovacchia.
Ci fu l'avanzare di una liberalizzazione radicale e alla fine arrivò tanto lontano che i russi non poterono più controllare politicamente la Cecoslovacchia e decisero di invadere con la forza il paese. Così finì questo interessante esperimento politico. Ma, nel frattempo, avevamo avuto la possibilità di andare all'estero.
La prima volta che potei lasciare la Cecoslovacchia e andare in un paese occidentale, era il 1964. Andai ad un congresso sulla psichiatria sociale a Londra, nella quale era previsto un simposio sull'LSD. Lì incontrai Betty Eisner e alcuni altri ricercatori sull'LSD americani.
E, alla fine dell'incontro, questi mi invitarono a partecipare al congresso del 1965 sulla psicoterapia con l'LSD ad Amityville, Long Island.  Quindi, l'anno successivo, partii per gli Stati Uniti e vi restai un paio di mesi.
Quando arrivai, avevo solo una cinquantina di dollari e un biglietto per il volo di ritorno in Cecoslovacchia. Ma, già allora, avevo abbastanza rapporti, quindi potei stare in case private, e poi guadagnai altri soldi tenendo conferenze in università, istituti di ricerca e ospedali.
Riuscii a restare negli USA per due mesi. E durante il mio soggiorno, tenni anche una conferenza all'Università di Yale a New Haven, CT.
Il dottor Fritz Redlich, che al tempo era il rettore della Scuola di Medicina, venne a sentirmi, e il mio intervento gli piacque. A quel tempo, era nel consiglio del Foundations Fund per la ricerca in psichiatria a New Haven, CT. Riuscì a farmi avere una borsa di studio molto generosa, che mi dava la possibilità di tornare negli Stati Uniti, e in definitiva anche di scegliere che cosa avrei voluto fare lì, professionalmente.
A quel tempo non avevo alcuna speranza che avrebbe potuto essere la ricerca sull'LSD.
Questo succedeva nel 1965 e la situazione con le sostanze psichedeliche stava già diventando molto problematica a causa di Tim Leary e dell'uso incontrollato di sostanze psichedeliche da parte delle giovani generazioni.
Ma io ero così entusiasta della mera possibilità di uscire dalla Cecoslovacchia e di trascorrere un po' di tempo negli USA che ero disposto ad interrompere la mia ricerca psichedelica e a gettarmi in qualche attività professionale di genere diverso.
Ma venne fuori che uno dei partecipanti alla conferenza di Amityville era il dottor Joel Elkes, che era il presidente della Clinica Psichiatrica Henry Phipps preso la Johns Hopkins University di Baltimora, MD. Egli era profondamente interessato alle sostanze psichedeliche e aveva in programma di avviare un progetto di ricerca presso la clinica Henry Phipps.
E, in modo sincronico, era anche membro del consiglio del Foundations Fund per la Ricerca in Psichiatria. Mi invitò a utilizzare la mia borsa di studio per questo nuovo progetto presso la Johns Hopkins. Naturalmente, io ero esultante e non riuscivo a credere alla mia fortuna.
Così, nel marzo 1967, arrivai a Baltimora, pronto ad iniziare un nuovo progetto di ricerca psichedelica presso la Johns Hopkins. Ma, quanto arrivai trovai che circa una settimana prima il ricercatore di laboratorio Maimon Cohen aveva pubblicato uno studio sull'effetto dell'LSD sui cromosomi.
Le informazioni contenute in questo studio, gonfiate da giornalisti in cerca di sensazionalismi, aveva scatenato un'ondata di isteria di massa riguardo il possibile danno genetico sulla prole dei consumatori di LSD. E, naturalmente, in quelle circostanze, Joel Elkes non aveva intenzione di avviare un nuovo progetto di ricerca psichedelica, fino a quando il problema non fosse stato chiarito.
Ma, ancora una volta in modo sincronico, risultò che l'ultimo progetto di ricerca ancora in atto negli USA era a Baltimora, nello Spring Grove State Hospital. E così, invece di iniziare un nuovo progetto alla Johns Hopkins, entrai a far parte del gruppo di Spring Grove.
Però ero già stato assegnato alla Johns Hopkins, e così finii ad insegnare, tecnicamente per metà del mio tempo alla Johns Hopkins e per l'altra metà a fare ricerca allo Spring Grove. In realtà, passavo molto più tempo con il gruppo dello Spring Grove, dove era il mio cuore. Non ero molto interessato a quello che succedeva alla Johns Hopkins che, nonostante gli sforzi del dottor Elkes per introdurre uno spirito nuovo, era una psichiatria tradizionale standard.
61- D: È stato anche alla Phipps Clinic per un po'?
S.Grof: Parecchi anni, nel complesso, praticamente durante tutto il mio soggiorno a Baltimora. I primi due anni come ricercatore, per la clinica e la ricerca e il resto come docente assistente di psichiatria.
62- D: Insegnava la psichedelia o la psichiatria standard?
S.Grof: Tenni alcune conferenze su vari aspetti delle sostanze psichedeliche, principalmente per il personale. Ma passavo la maggior parte del mio tempo lì a fare supervisione agli studenti che svolgevano sessioni formative con i pazienti psichiatrici.
63- D: Stan, può dirci qualcosa del suo lavoro allo Spring Grove e dei giorni passati là?
S.Grof: Per me quello fu un periodo molto eccitante. Non solo mi ero liberato dagli artigli del sistema comunista ed ero riuscito ad andare a vivere negli Stati Uniti, nel mondo libero, ma ecco che improvvisamente mi trovavo a far parte di un gruppo di circa otto persone tutte interessata alla stessa cosa - la ricerca psichedelica. E, per la prima volta, avevo la possibilità di parlarne liberamente; tutto ciò era davvero straordinario. C'erano alcune persone degne di nota, lì.
Il Maryland Psychiatric Research Center in cui lavoravo era diretto da Al Kurland e il responsabile degli Studi clinici era Charles Savage. Nello staff entrò anche Walter Pahnke nello stesso mio momento. Lui aveva la mia età e questo era il suo primo lavoro. Aveva studiato ad Harvard, prima aveva conseguito una laurea in medicina, poi, continuando gli studi, si era laureato in materie umanistiche.
Infine, coronò il tutto con una laurea in teologia. Era una persona molto energica, e mise uno sforzo enorme nell'avvio di un progetto di terapia psichedelica con pazienti terminali di cancro.
Questo era un programma straordinario, un lavoro molto coinvolgente e affascinante, una delle cose più interessanti di cui ho fatto esperienza nella mia vita.
Tra gli altri membri del nostro staff c'erano Sandy Unger, Bill Richards, Sid Wolf, John Rhead, Helen Bonny e pochi altri. C'erano anche alcuni giovani entrati nel gruppo per studiare con noi, come Rich Yensen e Franco DiLeo. Dunque, fu un periodo molto, molto eccitante.
Non riuscivo a credere di poter fare quello che più mi interessava e di essere pagato per farlo.
64- D: Dopo alcuni anni ha lasciato per andarsene ad Esalen. Come lo spiega?
S.Grof: Restai a Baltimora nel complesso sette anni. Nel 1973, mi sposai con l'antropologa Joan Halifax. A quel tempo, era diventato sempre più difficile ottenere il permesso per nuovi progetti e il relativo sostegno finanziario. La ricerca stava rallentando. Negli anni io avevo accumulato un'enorme quantità di dati e sognavo la possibilità di prendere un periodo di pausa per scrivere di questo. L'LSD era sulle prime pagine dei giornali e dopo la morte prematura di Walter Pahnke in un incidente di sub, mi trovai nella posizione di dirigere l'ultima ricerca clinica con le sostanze psichedeliche negli USA.
Era stata in particolare la nostra ricerca con i pazienti di cancro, ampiamente pubblicizzata, ad attrarre l'attenzione del pubblico sul nostro gruppo di ricerca. In un solo mese, ricevetti 12 diverse offerte da editori per scrivere un libro sulle sostanze psichedeliche. Accettai l'offerta della Viking Press e le royalty in anticipo mi consentirono di prendermi un anno di pausa, solo per analizzare i dati e scrivere un libro.
Poi, ad una festa a New York a casa di Lenny e Bob Schwartz, venni in contatto con Michael Murphy, il co-fondatore dell'Esalen Institute, che conoscevo fin dal mio primo viaggio negli Stati Uniti, quando Virginia Satir mi aveva portato a visitare Esalen.
Michael mi chiese che cosa stavo facendo e, quando sentì che mi era stato offerto un anticipo per scrivere un libro, mi disse: "Perché non vieni a Esalen? Esalen è uno dei posti più belli della terra". Così, mi fu offerta la possibilità di trasferirmi a Esalen, che mi piaceva molto, e di avere un anno di vacanze pagate per scrivere un libro. Afferrai l'occasione. Inoltre, a quel tempo Joan era molto infelice a Baltimora.
Quando ci eravamo sposati, si era licenziata dal suo lavoro a Miami e non era più riuscita a trovare un altro lavoro all'altezza a Baltimora, dove abitavamo.
65- D: Rimase sorpreso del fatto che tutta la ricerca con sostanze psichedeliche venisse interrotta in quel periodo? E come interpreta la dinamica che sta dietro a questo fatto?
S.Grof: La ragione più importante fu probabilmente il fatto che l'uso delle sostanze psichedeliche era passato dal lavoro clinico sotto controllo ad un semplice fenomeno dionisiaco di massa. 
E quelli che prendevano sostanze psichedeliche erano notevolmente diversi dal resto della società, e violavano le regole culturali costituite. Potevano essere facilmente identificabili per i capelli lunghi, le barbe, i vestiti insoliti e le auto dipinte di colori psichedelici.
Nei grandi raduni pubblici degli hippy, in posti come Golden Gate Park, Washington Square e Woodstock, c'era nudità e intimità disinibita. Gli hippy inoltre erano evidentemente gli agitatori che si radunavano in massa davanti al Pentagono per protestare contro la guerra in Vietnam, e così via.
Credo che forse questo fu il fattore più rilevante, perché l'LSD era molto ben considerato prima che ne iniziasse quest'uso di massa. Uno dei pionieri della ricerca psichedelica, Sidney Cohen, scrisse uno studio interessante che riassumeva gli effetti collaterali dell'LSD su circa 25.000 pazienti riferiti da vari terapisti.
Dimostrava che i rischi erano davvero minimi quando la sperimentazione veniva fatta in modo responsabile, disciplinata e sotto controllo.
Prima dell'avvento delle sostanze psichedeliche, gli psichiatri usavano trattamenti con rischi incomparabilmente più alti, come i coma da insulina, gli elettroshock e la lobotomia, nei quali le fratture ossee, l'1% di mortalità e diffusi danni cerebrali erano considerati rischi accettabili.
E l'introduzione della lobotomia per mano di Edgar Moniz venne vista come un'innovazione degna di un Premio Nobel. A mio parere, non c'era alcuna ragione medica per interrompere la ricerca sull'LSD. Quello a cui abbiamo assistito era un'isteria collettiva fomentata dai giornalisti. Se il lavoro fosse continuato solo nei setting clinici, sono sicuro che sarebbe sopravvissuto.
66- D: Come considera l'effetto che quest'abolizione dello studio autorizzato delle sostanze psichedeliche ha avuto sulla ricerca con l'LSD?
S.Grof: Lo vedo come una farsa e una tragedia.
La legislazione repressiva ha avuto un effetto scarso o nullo sull'uso indiscriminato, di sostenze; ma ha efficacemente soppresso qualunque ricerca scientifica responsabile.
Non ha in alcun modo influenzato la possibilità che i giovani hanno di comprare sostanze psichedeliche sul mercato nero, ad ogni angolo di strada, ed ha reso l'uso delle sostanze più allettante ed attraente.
La vittima principale è stato il progresso scientifico. A mio avviso, la psichiatria ha perso lo strumento euristico e terapeutico più promettente mai avuto. È una cosa che mi rattrista.
Anche se la terapia psichedelica per se non avrà l'autorizzazione a continuare, durante l'era dorata della ricerca psicofarmacologica sono state fatte importanti osservazioni che hanno il potenziale di rivoluzionare la psicologia e la psichiatria.
Ma i circoli accademici si sono rifiutati di confrontarsi con esse e di prenderle sul serio. Posso anche comprendere perchè questo è avvenuto, perché è stato difficile per la psichiatria e la psicologia accettare le sostanze psichedeliche come uno strumento e affrontarne le sfide concettuali.
Considerando una sessione terapeutica con l'LSD, quello che vi avviene sembra molto più vicino a quello che uno psichiatra tradizionale considera psicopatologia, che a qualcosa che possa condurre alla guarigione e alla trasformazione positiva. Questo si riflette in modo chiaro nel termine usato nella letteratura professionale in relazione alle sostanze psichedeliche: 'sostanze psicotomimetiche', 'allucinogeni', 'psicosi sperimentali', 'stati alterati di coscienza' e così via.
Quindi, quello che si vede nelle sessioni psichedeliche è certamente molto diverso da quello che è considerato normale in psicoterapia, che è il parlare faccia a faccia alla scrivania o stesi sul lettino e il fare libere associazioni in un modo strettamente disciplinato.
Negli anni del mio training, quando una persona era troppo attiva emotivamente o fisicamente sul lettino, questo veniva definito 'acting out,' ed era esplicitamente scoraggiato.
E chi lo faceva non era considerato un buon candidato per la psicoterapia.
Le sessioni psichedeliche sono molto più somiglianti a procedure sciamaniche e rituali di guarigione aborigeni, che le persone civilizzate tendono ad etichettare come 'selvaggi' e 'primitive'. A quel tempo, erano molto lontane dalla nostra cultura, in generale, e dalla professione psichiatrica in particolare.
La tendenza a vedere le sostanze psichedeliche da una prospettiva patologica veniva anche sostenuta dalla loro capacità di attivare sintomi e ricorrenza occasionale di reazioni prolungate, 'flashback' ed episodi psicotici.
Quelli tra noi che hanno fatto un lavoro clinico sistematico con le sostanze psichedeliche, vedono questi fenomeni come cosa collegata alla dinamica dell'inconscio e alla natura omeopatica dell'effetto delle sostanze psichedeliche. L'attivazione dei sintomi è una parte integrale dell'effetto di risanamento e non una complicazione.
E gli effetti collaterali negativi possono essere ridotti con gli elementi del set and setting e con interventi specifici, come un lavoro esperienziale focalizzato con l'uso del respiro e del lavoro corporeo.
Un'altra ragione importante per l'opposizione della psichiatria tradizionale alle sostanze psichedeliche era che i rapporti dei ricercatori sull'LSD comprendevano molti elementi che apparivano troppo fantastici per essere veri - non solo riguardo al potenziale terapeutico di queste sostanze, ma anche rispetto alla fenomenologia dello stato psichedelico.
Il genere di cose che avvengono nelle sessioni psichedeliche semplicemente non dovrebbero avvenire, non dovrebbero essere possibili, se il paradigma scientifico e la teoria psichiatrica correnti fossero corretti.
Tra questi fenomeni, troviamo il rivivere il trauma della nascita e anche episodi prenatali, autentiche identificazioni con altre persone e animali, escursioni esperienziali nei domini storici e archetipici dell'inconscio collettivo, memorie di incarnazioni precedenti, percezioni extrasensoriali, proiezioni astrali, coscienza cosmica e molti altri.
67- D: Lei ritiene che dopo questo bando virtuale di 25 anni per il lavoro sulle sostanze psichedeliche la cultura possa ora essere più pronta a lavorare con questi strumenti?
S.Grof: Sotto vari aspetti la situazione attuale è molto diversa da quella del decennio 1950.
Per esempio, abbiamo molti metodi terapeutici non farmacologici assai potenti, e siamo in grado di innescare lo stesso ventaglio di esperienze delle sostanze psichedeliche, compresi i fenomeni perinatali e transpersonali. I terapisti che utilizzano gli approcci neo-reichiani, la primal therapy, il rebirthing, o la respirazione olotropica sono adeguate alle emozioni intense o alle esperienze fisiche intense.
Essi assistono anche ad una varietà di esperienze transpersonali. Quindi, per loro, aggiungere ai propri approcci le sostanze psichedeliche potrebbe sembrare quasi uno sviluppo logico, un'intensificazione e un approfondimento di ciò che stanno già facendo.
Inoltre, il materialismo monistico e il paradigma newtoniano-cartesiano che hanno rappresentato un serio ostacolo concettuale per l'accettazione dei fenomeni psichedelici, sono stati messi duramente alla prova ed erosi dal progresso rivoluzionario della scienza.
In presenza delle teorie olografiche di David Bohm e Karl Pribram, del concetto di campi morfogenetici di Rupert Sheldrake, della scoprerta delle strutture dissipative di Ilya Prigogine, della teoria del caos, dell'ipotesi di 'psi-campo' di Ervin Laszlo e di altri strumenti simili, i ricercatori hanno migliori possibilità di confrontarsi con lo strano mondo delle sostanze psichedeliche.
Desidero menzionare anche alcune prove straordinarie che provengono da altre aree, in particolare le ampiamente pubblicizzate e generalmente note osservazioni tanatologiche che mostrano come la coscienza disincarnata mantenga la capacità della percezione visiva.
Ken Ring si trova proprio ora nel bel mezzo di un ampio studio su persone congenitamente cieche, che dimostra come in situazioni di pre-morte la loro coscienza disincarnata riesce a vedere.
La psichiatria tradizionale e i circoli accademici finora sono riusciti ad ignorare questa straordinaria sfida concettuale che, di per sé, ha forza tale da sconvolgere le credenze correnti sulla relazione tra la coscienza e il cervello.
Ci sono anche fattori politici che possono essere favorevoli al ritorno delle sostanze psichedeliche nella nostra cultura. Coloro che vanno al potere ora ;negli anni '60 si trovavano nei campus, e non hanno lo stesso genere di paure e idee errate della generazione precedente rispetto a queste sostanze.
Molti di loro in effetti ne hanno fatto esperienza personale. Credo che questo sia un elemento che non va sottovalutato.
68- D: Stan, la confluenza delle sue esperienze personali con le sostanze psichedeliche e il lavoro con i pazienti con i quali ha operato nei primi anni l'hanno portata a creare una mappa, una nuova cartografia per la comprensione della coscienza, della psicopatologia e della psicoterapia. Mi chiedo se può parlarci di questa mappa.
S.Grof: La mappa, la cartografia della psiche che ho portato nella mia ricerca psichedelica era il sistema sviluppato da Sigmund Freud. Il mio analista Theodore Dosuzkov, un freudiano ortodosso, presidente dell'Associazione psicanalitica cecoslovacca, in realtà accettava soltanto il primo Freud  (pre-Thanatos).
Egli rifiutava con molta foga Otto Rank e Wilhelm Reich e definiva Jung 'un mitomane che cercava di giustificare la propria psicosi', il cui lavoro non aveva alcuna rilevanza clinica generale. Quindi, quello che io portavo in questo lavoro era un approccio psicoanalitico molto ristretto che provava a spiegare ogni cosa nel contesto della biografia post-natale e dell'inconscio individuale che, in larga misura, è anch'esso derivato dalla biografia post-natale.
In un certo senso, le prime sessioni con dosaggi medi di LSD sembrarono quasi delle prove di laboratorio dei concetti freudiani.
I pazienti Cechi che, come risultato della drastica soppressione della psicanalisi da parte di nazisti e comunisti, non avevano assolutamente alcuna cognizione di Freud, scoprivano spontaneamente proprio il classico genere di materiale freudiano. Ma questo non durò a lungo.
Man mano che le sessioni procedevano, presto o tardi ogni singola persona trascendeva questo stretto quadro concettuale. Cominciammo ad incontrare fenomeni non descritti nella letteratura psicoanalitica tradizionale.
A questo punto mi trovavo in un territorio sconosciuto e sentivo di star perdendo il mio punto d'appoggio teorico. Somministravo questa nuova potente sostanza ai miei pazienti, ed ero responsabile del processo. Al tempo stesso io non avevo la benché minima idea di ciò che stava accadendo.
Fu molto difficile, e sentivo che non volevo più andare avanti. Eppure qualcosa dentro di me diceva: "È affascinante e si deve andare fino in fondo.
Dai, vai avanti!" Le sessioni su me stesso mi aiutarono moltissimo a trovare il coraggio per continuare e superare quest'impasse.  Gradualmente cominciai a capire e a fidarmi dei fenomeni che questo processo comportava.
Così, per circa tre anni, ho soltanto continuato a svolgere le sessioni psichedeliche con i miei pazienti, dando loro il miglior sostegno che mi era possibile in quelle circostanze.
Chiedevo ai miei pazienti di scrivere delle relazioni soggettive sulle sessioni, e tenevo delle registrazioni dettagliate delle mie osservazioni. Dopo una serie di sessioni potei quindi riesaminare questa documentazione, provando a trovarci un qualche senso.
Con molta attenzione tracciavo una mappa di queste esperienze, che andavano oltre la psicanalisi. Inoltre continuavo a fare le mie sessioni e a confrontare le mie esperienze con quelle dei miei pazienti.
A quel tempo sentivo che stavo creando una nuova cartografia della psiche, che veniva resa possibile da questo potente nuovo strumento. Cominciai a vedere l'LSD come qualcosa simile ad un microscopio o un telescopio. La scoperta del microscopio ha reso possibile esplorare il micro-mondo in precedenza sconosciuto.
In modo simile, il telescopio consentì lo studio di nuove galassie. Quando si ha un nuovo strumento, si possono esplorare nuove dimensioni, nuovi domini in precedenza inarrivabili.
Ma quando completai le linee fondamentali di questa mappa, compresi che non era affatto una rappresentazione cartografica nuova.
Cominciai a vedere le somiglianze con vari sistemi che sono stati attorno a noi per secoli o anche millenni. C'erano dei collegamenti precisi con le mappe sciamaniche, con i diversi sistemi di yoga, con le varie scuole del Buddismo, del Sufismo, della Kabbalah, dell'alchimia. E c'erano anche significative coincidenze con le psicologie di Otto Rank e C. G. Jung.
Quando infine completai questa mappa in modo che conteneva tutte le principali esperienze ricorrenti nelle sessioni psichedeliche, c'erano tre grandi domini.
Il primo di questi domini era il regno della biografia post-natale e dell'inconscio individuale, che la mia mappa condivideva con la psicologia tradizionale.
Per la verità, la psicologia tradizionale scambia questo dominio per la totalità della psiche; è questo tutto quello di cui si occupa la psicologia accademica.
Ma c'erano alcune differenze. Ad esempio, nella psichiatria tradizionale, i traumi fisici non sono considerati psicotraumi, laddove nella mia cartografia essi giocano un ruolo molto importante.
Esperienze come il quasi annegamento o una pertosse grave, durante la quale il bambino quasi muore per soffocamento, le fratture e le operazioni hanno un ruolo molto importante nella psicogenesi di sintomi emotivi e psicosomatici.
Scoprii anche che le esperienze traumatiche sono organizzate nell'inconscio in forma di costellazioni dinamiche che chiamo sistemi di esperienza condensata o sistemi COEX. Ma, in linea di massima, il livello biografico della mia mappa era molto simile alla mappa psicologica tradizionale.
Ma la mia mappa aveva due altri domini trans-biografici.
Il primo lo chiamai perinatale, che significa "pertinente alla nascita", in quanto è significativamente collegato al parto. Poi c'era l'altro regno che chiamai transpersonale. Il nocciolo dell'esperienza perinatale sembra essere la registrazione nella memoria della nascita biologica.
Questo è un dominio importantissimo per molte persone, in rapporto a quanto è stato difficile il loro parto. Fa molta differenza se si è svolto in un'ora o è durato tre giorni.
Ci sono parti in cui il bambino e/o la madre sono andati vicini alla morte, il bambino è stato gravemente asfissiato, o addirittura è morto per essere poi resuscitato.
69- D: Sono curioso, qual è l'influenza al proposito di un parto cesareo?
S.Grof: I nati con parto cesareo possono avere tipi molto diversi di esperienza, poiché l'operazione è effettuata per ragioni varie e in diverse circostanze. Ci sono persone che dicono "Sono nato con il parto cesareo" e poi risulta che ci fu un taglio cesareo d'emergenza dopo quindici ore di travaglio difficile, in cui madre e figlio erano già quasi morti quando vennero portati in ospedale.
70- D: Un cesareo elettivo dovrebbe bypassare quelle che lei chiama seconda e terza matrice perinatale, BPM II e BPM III........
( Parto cesareo elettivo :un cesareo programmato senza oggettive ragioni mediche, ma esclusivamente per tocofobia (paura del parto).
S.Grof: Sì. Negli anni abbiamo lavorato con molte persone nate con cesareo, usando sostanze psichedeliche o respirazione olotropica. Quando regrediscono alla nascita, fanno esperienza degli elementi del parto cesareo. Questo significa lesioni aperte, sangue a fiotti, oggetti taglienti e così via.
Mentre i nati per via vaginale al momento di vedere la luce si sentono o trionfanti oppure sopraffatti e sconfitti, secondo le circostanze, le persone nate con il taglio cesareo elettivo si sentono sottratte con l'inganno alla situazione prenatale, e perfino tradite.  Dunque, l'esperienza ha caratteristiche diverse.
Le esperienze a livello perinatale si presentano in quattro distinti schemi esperienziali caratterizzati da specifiche emozioni, sensazioni fisiche e immagini simboliche. Io le chiamo matrici perinatali di base (BPM), in quanto riflettono gli stadi consecutivi della nascita.
La BPM I è collegata allo stadio di gravidanza avanzata che precede immediatamente l'inizio del travaglio.
La BPM II riflette lo stadio in cui il bambino fa esperienza delle contrazioni in un sistema chiuso prima che la cervice si dilati (primo stadio clinico del parto).
La BPM III ritrae la situazione di lotta attraverso il canale del parto dopo che la cervice si è dilatata (secondo stadio clinico del parto).
E l'ultima, la BPM IV, è associata al momento della nascita, con l'effettivo emergere dal canale del parto (terzo stadio clinico del parto).
Queste matrici hanno manifestazioni fisiche ed emotive molto specifiche, un simbolismo molto caratteristico, e sembrano significativamente collegate a diverse forme di psicopatologia.
Per esempio, la BPM II sottintende claustrofobia e, su un livello più profondo, depressione inibita.
La BPM III ha una definita componente sessuale, il soffocamento e il dolore tendono a creare inusuali tipi di eccitamento sessuale. Costituisce una radice più profonda di varie disfunzioni, deviazioni e perversioni sessuali.
L'asma psicogena trae una parte significativa dei suoi sintomi dal soffocamento alla nascita, e così via.
E poi c'è il livello transpersonale. A questo appartengono le esperienze in cui noi trascendiamo i confini usuali dell'ego corporeo, dello spazio tri-dimensionale e dello spazio lineare.
Possiamo identificarci in modo esperienziale con altre persone, fare esperienza di coscienza di gruppo, identificarci con vari animali e perfino con piante. Possiamo trascendere il tempo e fare esperienza di sequenze di un altro secolo e altre aree geografiche. Alcune volte questo avviene con un senso di ricordo personale e le persone parlano di vite passate o esperienze di reincarnazione. Possiamo anche fare esperienza della proiezione astrale in varie aree remote.
C'è anche una categoria di esperienze transpersonali che possono portarci nel regno mitologico dell'inconscio collettivo junghiano, dove possiamo incontrare esseri archetipici o perfino diventare essi.
Possiamo fare esperienze di cieli, paradisi e purgatori di diverse culture, anche se non ne conosciamo le corrispondenti mitologie.
Questa estesa cartografia rappresenta la psiche umana individuale come essenzialmente adeguata con l'intera esistenza. Mostra che non ci sono confini assoluti tra la psiche individuale e la Psiche Cosmica, la Mente Universale o la Coscienza Assoluta.
Almeno potenzialmente, se non effettivamente, ciascuno di noi ha un accesso esperienziale a qualunque cosa avvenga o sia avvenuta nello spazio-tempo, come pure in altre, comunemente invisibili, dimensioni della realtà, compresi i regni archetipici. Questo modello è molto simile alla concezione Hindu, secondo il quale Atman, il sé individuale, è identico a Brahman, il Sé Universale.
71- D: Stan, magari può approfondire questo un po' di più, dato che ha parlato delle intuizioni che queste esperienze le hanno permesso nei livelli della psiche, e dei livelli superiori che hanno iniziato a dare alcune intuizioni sulla natura della realtà e dell'universo. Una delle cose rilevanti che lei ha fatto è stato ricomporre proprio queste esperienze più profonde e potenti in una mappa integrata o comprendere la natura della realtà e il cosmo, la coscienza, ecc. Il che in verità è un'intera nuova fonte d'informazione sulla natura della realtà. Particolarmente notevole, in quanto combacia bene con alcune antiche mappe della coscienza.
SGrof : Sì, gli stati non ordinari offrono un nuovo meccanismo per acquisire informazioni sulla natura della realtà.
72- D: Beh, una nuova epistemologia. Può dirci qualcosa in più sul quadro generale come è arrivato a figurarselo, e come questo si collega con alcuni altri grandi quadri o immagini della realtà?
S.Grof: Nel mio ultimo libro, intitolato "Il gioco cosmico": esplorazioni delle frontiere della conoscenza umana, ho provato a mettere a fuoco specificamente le esperienze metafisiche, filosofiche e spirituali che si hanno nelle sessioni psichedeliche. E anche negli stati non ordinari di coscienza di altro tipo.
Io ho creato dapprima la cartografia delle esperienze psichedeliche, ma poi ho compreso che si applica ugualmente alle esperienze delle persone che attraversano crisi spirituali o 'emergenze spirituali' spontanee, oppure delle persone che partecipano ad alcune forme potenti di terapia esperienziale non farmacologica.
Quindi, Il gioco cosmico fondamentalmente descrive varie intuizioni metafisiche delle persone in queste diverse forme di stati di coscienza non ordinari.
Ero sbalordito all'inizio nello scoprire il grado di concordanza che persone diverse avevano riguardo alcune di queste diverse dimensioni della realtà. La mia educazione psichiatrica tradizionale mi diceva che quando si hanno queste esperienze, esse sono distorsioni idiosincratiche della realtà provocate da qualche processo patologico nel cervello, sono distorsioni psicotiche sintomatiche di una grave malattia mentale.
Ciò significa che ognuna di queste persone avrebbe dovuto creare il proprio mondo patologico. Invece io trovai un livello molto alto di corrispondenza, una notevole convergenza su un'ampia varietà di temi.
Le persone con le quali lavoravo cominciarono a dirmi che vedevano queste esperienze come tappe di un importante viaggio spirituale. La domanda che emergeva spontanea nella mia mente era: "Se questo lavoro con gli stati non ordinari di coscienza è davvero qualcosa come un viaggio spirituale, c'è uno scopo?
C'è un momento in cui abbiamo la sensazione che siamo finalmente arrivati, che stiamo facendo esperienza del definitivo?" E trovai due esperienze di questo tipo.
La prima era, sorprendentemente, l'esperienza di Inesistenza e Vacuità di proporzioni cosmiche, l'esperienza del Vuoto Supercosmico e Metacosmico. È importante sottolineare che il Vuoto è una vacuità di un tipo molto particolare. Ci sono molte altre forme di vacuità che certamente non bastano a dare il Vuoto - possiamo sentire la testa vuota, provare una mancanza d'iniziativa e di entusiasmo, oppure sentirci svuotati emotivamente.
Il Vuoto comporta un senso di essere in contatto con il genere di vacuità primordiale, cosmica in un senso che è anche significativo per l'esistenza. Non contiene alcunché in forma concreta, ma tutto sembra esserci in un forma germinale potenziale.
Quando facciamo esperienza del Vuoto, non abbiamo alcun dubbio che esso è la culla di tutta l'esistenza, che è da qui che proviene l'esistenza.
La seconda esperienza del Supremo è stata molto più concreta. Si è trattato di un'esperienza della forza creativa divina che in genere viene assimilata ad una sorgente di luce di immensa intensità, inimmaginabile nello stato di coscienza ordinaria, tale da trascendere tutte le polarità, che non può essere qualificata in alcun modo specifico.
Se ne può fare esperienza come di qualcosa di oggettivo che ci sta di fronte ed ammiriamo in quanto osservatori, oppure è possibile che si dissolvano anche gli estremi confini, e essenzialmente diventiamo essa. Possiamo perderci completamente in questa esperienza, abolendo il nostro ego.
Ne "Il gioco cosmico" ho descritto le intuizioni nel processo di creazione che le persone acquisiscono quando hanno queste esperienze.
Esse suggeriscono che la sorgente cosmica ha un'enorme necessità di farsi conoscere e che l'unico modo in cui può farsi conoscere è esteriorizzare il proprio potenziale. Evidenziano che la sorgente spirituale agogna a qualunque cosa che non è e che non ha.
È eterna, infinita, eterea e quindi desidera qualcosa di tangibile, concreto e limitato nel tempo e nello spazio. La creazione nel mondo materiale sembra soddisfare questo genere di esigenze trascendenti.
Alcuni parlano anche di Solitudine del Supremo. Per quanto sia fantastica l'esperienza, la sorgente realizza di essere sola e brama la partecipazione; vuole dare amore e ricevere amore.
E questa sembra essere una delle forze motivanti della creazione. Alcuni parlano della creazione come di un esperimento fantastico o come di una grande opera d'arte. Queste intuizioni sembrano rispondere al problema della causa o del motivo della creazione il 'perché della creazione'.
Un'altra categoria di intuizioni è collegata al meccanismo coinvolto nella creazione, il 'come della creazione'.
È molto comune vedere la creazione come il risultato di due meccanismi reciprocamente complementari. Il primo comporta molteplici divisioni: il principio creativo, che nella sua forma primigenia è indifferenziato e unificato, crea in se stesso e da se stesso numerose entità separate, unità separate di coscienza. Questi esistono su diversi livelli e costituiscono diversi fenomenici mondi di pluralità.
Il secondo meccanismo coinvolto nel processo di creazione è descritto come suddivisione o distinzione, oppure in termini psicologici, come dissociazione o dimenticanza. Come risultato di questo meccanismo, le separate unità di coscienza iniziano a fare esperienza di se stesse come isolate le une dalle altre e autonome e inoltre perdono la connessione con la sorgente da cui provengono.
Ma questa è solo una metà del ciclo cosmico. La creazione offre anche un numero infinito di possibilità di andare nella direzione opposta, che è la dissoluzione di questi confini e il ritorno alla sorgente.
Da questa prospettiva, la creazione comporta due forze che operano in direzioni opposte. La prima può essere chiamata ilotropica, il moto dalla sorgente indifferenziata alla creazione, al mondo della pluralità, al mondo della materia (dal greco hyle=materia e trepein=muoversi verso qualcosa).
L'altra forza può essere chiamata olotropica, il moto dal mondo della materia e della pluralità per tornare all'unità originale (dal greco holos=intero e trepein=muoversi verso).
Nel " Il gioco cosmico "ho descritto anche le intuizioni che le persone hanno riguardo all'esistenza e la natura del male. È molto comune porre domande come: "Perché il male fa parte del tessuto universale dell'esistenza? Quale origine e quale funzione ha il male? Ci sono due principi nell'universo, uno buono e l'altro cattivo, oppure c'è un solo principio che trascende tutte le polarità?" e così via.
Chi trova una risposta soddisfacente a queste importanti domande, normalmente vede il male come qualcosa che non è una forza aliena o opposta al Divino, ma essenzialmente una parte integrale e un'espressione del Divino.
Il male viene quindi attribuito al fatto che il Divino deve esprimere il proprio pieno potenziale. La partecipazione del male alla creazione inoltre dà profondità e ricchezza al gioco cosmico.
È uno dei compiti più difficili nel processo dell'esplorazione sistematica e della scoperta di sé e uno delle sfide più formidabili del viaggio spirituale per arrivare a patti con il male ed essere in grado di abbracciare la vita e l'esistenza nella sua totalità.  Nel libro, esploro anche le intuizioni riguardo al karma e alla reincarnazione.
73- D: Stan, questo è evidentemente un quadro molto ampio. Come vede l'immagine della realtà che ha tratto da queste persone, da queste sessioni? Come si rapporta quest'immagine ad altre grandi immagini che ci sono state date dalla visione materialistica e casuale che sembra domini gran parte del mondo scientifico contemporaneo, fino ad alcune delle grandi tradizioni mistiche?
S.Grof: Bene, in realtà lo faccio specificamente nel libro. Quando descrivo alcune delle intuizioni, frequentemente evidenzio i parallelismi con i diversi sistemi mistici, come la Kabbalah, il misticismo cristiano, gli insegnamenti buddhisti e così via. E, d'altra parte, mostro anche come molte di queste intuizioni, sebbene incompatibili con il paradigma scientifico tradizionale, presentano sorprendenti somiglianze o convergenze con vari nuovi sviluppi rivoluzionari nella scienza e con un nuovo pensiero paradigmatico.
Dunque, ci sono eccezionali somiglianze in ambedue le direzioni, con la filosofia costante, come pure con la nuova scienza paradigmatica.
74- D: Ritiene che nei suoi dati ci sia qualcosa di totalmente nuovo?
S.Grof: Non ne sono sicuro. Credo che la maggior parte di queste cose di cui scrivo possa ritrovarsi nell'una o nell'altra delle fonti antiche. Il mio contributo è stata la sintesi di tutti gli elementi in un sistema di pensiero completo e l'aver creato un collegamento tra la saggezza antica e la scienza moderna.
Ciò che è decisamente nuovo è il capitolo sul giocare il gioco cosmico, dove io uso il thangka tibetano mostrando il Signore della Morte che regge la Ruota della Vita.
Nel cerchio al centro di questa ruota ci sono tre animali che rappresentano le forze che perpetuano il ciclo della morte e della rinascita e sono responsabili della sofferenza. Il maiale simboleggia l'ignoranza (avidya), il serpente l'aggressione e il gallo il desiderio e l'attaccamento.
Nel libro "Il gioco cosmico della mente" ho provato a mostrare come il lavoro sistematico con gli stati non ordinari di coscienza possa ridurre l'influenza di queste tre forze nella nostra vita, e questo nel buddhismo mahayana è considerato un aspetto essenziale del viaggio spirituale.
Credo che sia del tutto originale la discussione sulle sorgenti biografiche, perinatali e transpersonali di queste tre forze e la descrizione di come possiamo operare con esse negli stati non ordinari. Almeno non l'ho trovata descritta in nessun altro luogo in modo simile.
75- D: Si è dato una spiegazione del perché il quadro della realtà cui è arrivato dall'epistemologia delle sostanze psichedeliche possa essere diverso da alcune delle altre grandi mappe?
SGrof: Noi pensiamo alla psiche come se fosse sempre uguale. Ma c'è anche la possibilità che le dinamiche della psiche in sé cambino, che il terreno si muova. Così che, per esempio, le esperienze che vediamo ora non siano necessariamente le stesse che c'erano al tempo del Buddha.
E questo potrebbe essere un contributo importante di questo libro, che si basa sulle esperienze di persone del nostro tempo invece di attingere semplicemente a fonti storiche.
76- D: Dunque lei sta introducendo un altro tipo di visione hegeliana, con le strutture della coscienza che evolvono nel tempo?
S.Grof: Ho il sospetto molto forte che sia questo quello che sta accadendo. Vede, un esempio particolare è che, quando si lavora con le sostanze psichedeliche - ed è vero anche per la respirazione olotropica - le persone possono avere delle esperienze al di fuori della struttura archetipica. Io stesso, per esempio, ho avuto nelle mie sessioni delle esperienze hindu, buddhiste, tibetane, zoroastriane, mesoamericane, egiziane, nativo-americane e aborigene australiane.
E l'ho visto anche in molte persone con le quali ho lavorato. Sembra che, attualmente, abbiamo accesso all'intero inconscio collettivo senza alcun impedimento o limitazione.
È difficile immaginare che questo sia stato sempre così, perché potrebbero non esserci mitologie distinte. Per dire, nel Libro Tibetano dei Morti non si legge certo dello 'Spirito Cervo' degli indiani Huichol del Messico centrale.
Il suo pantheon è limitato agli archetipi buddhisti. Ma io ho sperimentato sia lo Spirito Cervo Huichol Deer sia i Buddha dhyani durante le mie esperienze psichedeliche.  E lo stesso è vero per le altre culture, sebbene abbiano tecnologie molto potenti di alterazione della mente, comprese delle sostanze psichedeliche.
Quindi, si deve presumere che, nel passato, le esperienze delle persone restassero molto più nei confini del loro proprio dominio archetipico. Dato che avevano potenti 'tecnologie del sacro,'non c'è motivo per cui non potessero aver fatto esperienza di diverse strutture archetipiche come noi. Ma evidentemente non lo hanno fatto. Questo suggerisce che nell'inconscio collettivo stanno avvenendo alcuni cambiamenti importanti. Sembra che l'inconscio collettivo stia diventando più permeabile.
Sospetto che questo in qualche modo scorra parallelo a ciò che avviene sulla superficie del pianeta. In passato il mondo era frammentato e le diverse aree erano molto più isolate. Per esempio, fino al decennio 1950, il Tibet era effettivamente separato dal resto del mondo. E fino al XV secolo chi viveva nel Nuovo Mondo non sapeva niente dell'Europa e viceversa. Nell'epoca moderna c'è stato un superamento dei confini, un aumento enorme della comunicazione e una rapida unificazione progressiva del pianeta.
Grazie ai jet e agli elicotteri, possiamo raggiungere qualunque luogo in poche ore. C'è una comunicazione elettronica istantanea con telefono, televisione, satelliti e computer.
Il massimo attualmente, è l'invenzione di Internet che permette scambi di informazioni senza precedenti in tutto il mondo. Ora abbiamo accesso a scritture sacre e musica spirituale di molti gruppi religiosi e abbiamo l'opportunità di studiare con insegnanti spirituali di praticamente qualunque orientamento.
Questa è una situazione senza precedenti nella storia umana. Così, sta avvenendo qualcosa di molto significativo, qualcosa avviene insieme, sulla superficie del pianeta come nell'inconscio collettivo.
77- D: Un'implicazione di quello che lei sta dicendo è che le sostanze psichedeliche in qualche modo svelino di più, almeno in alcune aree, di quanto abbiano fatto le pratiche spirituali. Una domanda in senso opposto: quali limitazioni vede per le sostanze psichedeliche come strumento per comprendere la realtà?
S.Grof: Io provo un enorme timore reverenziale e rispetto per le sostanze psichedeliche.
Le vedo come strumenti potenti che hanno uno straordinario potenziale sia di risanamento sia di provocare danno psicologico.
Ma sono strumenti, e il risultato del loro uso dipende in massimo grado dal set and setting.   Quando si ha uno strumento di tale potenza, bisogna usarlo con attenzione, responsabilmente e con rispetto.
La meditazione è uno strumento molto efficace di trasformazione e richiede molto tempo prima che si notino dei cambiamenti percettibili. Ma anche i rischi associati alla meditazione sono notevolmente inferiori, sebbene non sia raro che faccia affiorare una quantità di materiale inconscio maggiore di quanto il meditante può gestire.
Tutto ciò è dimostrato dall'ampiamente pubblicizzata storia di Gopi Krishna.
Con le sostanze psichedeliche si ha un accesso rapidissimo al regno transpersonale, ma si può anche incorrere in molti problemi.
Nel 1971 mi trovavo in India per partecipare alla prima conferenza scientifica sullo yoga, organizzata da Christopher Hill di Londra. Feci un intervento sulle esperienze psichedeliche di fronte ad un pubblico costituito per la maggior parte di maestri spirituali provenienti da tutte le parti dell'India in rappresentanza delle diverse discipline.
Restarono molto affascinati dal materiale psichedelico e la conferenza suscitò un'animatissima discussione. Ciò su cui tutti sembrarono concordare fu che, se c'era un sistema spirituale rassomigliante alla terapia psichedelica, questo era il Kundalini yoga.
Questo è il percorso spirituale più rapido, ma anche uno dei più problematici. I rischi di Kundalini senza una guida possono arrivare fino alla malattia fisica, alla morte e alla follia, gli stessi pericoli spesso paventati per l'uso irresponsabile dell'LSD.
78- D: Quindi come si rapporta l'uso dell'LSD con la pratica spirituale ? I risultati sono simili ?
S.Grof: Poiché mettiamo a confronto delle esperienze indotte chimicamente con quelle che ricorrono durante la pratica spirituale, vorrei introdurre un punto di vista sottolineato da Huston Smith.
Se si hanno profonde esperienze nel contesto della pratica spirituale sistematica, queste sono profondamente inserite in un contesto più ampio che le supporta. Si sta attivamente perseguendo il percorso spirituale, con un'intenzione e uno scopo chiari. È sperabile che si sia preparati per queste esperienze, mediante lo studio delle scritture spirituali e lezioni, in modo che esse non si verifichino fuori dal contesto.
A confronto, con le sostanze psichedeliche è possibile che una potente esperienza spirituale emerga come un'enclave totalmente estranea nella propria vita. Naturalmente, in simili circostanze, l'obiettivo di integrare tale esperienza e renderla una parte significante della propria vita è molto più difficile.
Anche se è capitato che le esperienze psichedeliche verificatesi in circostanze inadatte abbiano condotto a durevole trasformazione positiva, come, d'altra parte, occasionalmente delle persone coinvolte in pratiche spirituali sistematiche possono aver avuto delle aperture travolgenti e difficili da assimilare. Dunque, è tutta una questione di gradualità.
79- D: Se capisco bene, lei sta dicendo che con le sostanze psichedeliche si possono raggiungere i propri obiettivi più rapidamente e si può acquisire una gran profondità di esperienza in maniera più rapida, ma anche i potenziali rischi aumentano notevolmente.
SGrof: Sì, certo. Non c'è dubbio che con le sostanze psichedeliche i rischi potenziali sono aumentati, ma è anche possibile fare delle cose per minimizzare il rischio e massimizzare i benefici. Io ho molti amici che hanno usato la psichedelia molto responsabilmente, con grande rispetto e cautela, e che considerano questo il loro percorso spirituale.
80- D: Sta dicendo che in condizioni ottimali, con una cura scrupolosa per set, setting, intenzione e integrazione, i rischi che ha descritto sarebbero ridotti al minimo?
S.Grof:  Sì.
81- D: Una domanda rapida: Charlie comportava che si raggiungono gli stessi obiettivi con le sostanze psichedeliche. Ma se l'obiettivo è in effetti la stabilizzazione di un tratto più antico piuttosto che uno stato alterato o una vita religiosa piuttosto che soltanto un'esperienza religiosa, lei potrebbe sostenere o concordare con il fatto che anche le sostanze psichedeliche possono farlo?
S.Grof: Nella mia vita ho incontrato persone che hanno usato sostanze psichedeliche e l'hanno fatto in molti modi diversi. Nello scenario migliore, se una persona considera le sostanze psichedeliche il proprio percorso spirituale, si avvicina alle sessioni con molto rispetto, dà la dovuta attenzione e cura al contesto, al set and setting, lavora attivamente sul materiale della sessione - diciamo con uno studio focalizzato della letteratura e una continua meditazione - il risultato sarà davvero ottimo.
D'altra parte, se la gente assume sostanze psichedeliche in strada, ai concerti rock, ai rave o perfino quando guida, i rischi aumentano in maniera esponenziale e i potenziali benefici passano in secondo piano.
82- D: Come crede che la società dovrebbe regolamentare le sostanze psichedeliche? Se toccasse a lei decidere.
S.Grof: La nostra équipe al Maryland Psychiatric Research Center è stata l'ultimo gruppo negli Stati Uniti che ha condotto una ricerca psichedelica. A quel tempo, c'erano forti preoccupazioni su un uso non controllato, in particolare da parte delle giovani generazioni e i funzionari di Washington si erano già rivolti a noi per consiglio.
Non gradirono la nostra risposta e certamente non fecero niente per metterla in pratica.
Noi suggerimmo che il governo creasse una rete di centri, in cui le persone che volevano sperimentare le sostanze psichedeliche e che l'avrebbero fatto in ogni caso, potessero andare per avere delle sessioni sotto la supervisione di facilitatori addestrati e con sostanze farmaceuticamente pure.
Sarebbe stato possibile utilizzare il materiale raccolto in questo lavoro per aumentare la nostra conoscenza sulle sostanze psichedeliche, gli stati che inducono e la psiche umana in generale.
Al contrario, abbiamo una situazione assurda che non potrebbe verificarsi in nessun'altra area problematica: milioni di persone sperimentano le sostanze psichedeliche ma i professionisti non sono autorizzati a studiarle per capire quali problemi comportano.
L'accesso alle informazioni pertinenti viene loro negato.  Il risultato è che c'è molta più conoscenza degli stati psichedelici tra la popolazione comune che nei circoli professionali.
Credo che creare tali centri eliminerebbe anche quella parte della motivazione dei giovani a prendere le sostanze che proviene dal fatto che è qualcosa di severamente proibito dalla società.
Per essere un po' ironico, probabilmente la cosa migliore da fare per vincere l'abuso delle sostanze psichedeliche potrebbe essere il fatto di adottarle enfaticamente e rendere obbligatorie le sessioni per i più giovani, come rito di passaggio, proprio come viene fatto nelle culture native.
83- D: Quale potrebbe essere una sua definizione di 'psychedelic elder?
S.Grof: Immagino che potrebbe essere una persona che ha avuto molte esperienze con le sostanze psichedeliche per anni, sia personalmente, sia come guida per gli altri, ed è stato in grado di gestirle senza complicazioni importanti; che ha integrato questa attività molto bene nella sua vita e con essa fa qualcosa che ha un valore per gli altri. Non penso che bisognerebbe definirlo tale solo per il numero di sessioni psichedeliche che ha avuto.
84- D: Una parte di questo progetto è preparare una conferenza, un incontro degli psychedelic elders, e volevamo sapere se lei sarebbe interessato a questo genere di raduno; che cosa la spingerebbe a partecipare e che cosa vorrebbe sapere dagli altri.
S.Grof: Non credo di avere domande particolari. Io credo che sia fantastico incontrare persone dedite alla stessa causa, condividere del tempo con loro e scambiarsi esperienze ed informazioni. Abbiamo lavorato in contesti diversi e in modi diversi e, credo, possiamo certamente imparare molto gli uni dagli altri.
85- D: Lei è ottimista riguardo alla possibilità per le sostanze psichedeliche di essere in futuro reintegrate in un modo sano e accettato nella nostra cultura?
S.Grof: Tutto quello che posso dire è che di certo spero che accada. Se accadrà oppure no è una domanda per un veggente, come Ann Armstrong.
Ma vedo certe evoluzioni che indicano in quella direzione. Una circostanza incoraggiante è il fatto che il vecchio paradigma, che negava la possibilità della natura e il potenziale delle esperienze psichedeliche, è chiaramente in via di esaurimento.
Un altro sviluppo che dà speranza è la crescente popolarità delle terapie esperienziali non farmacologiche. Un numero crescente di terapisti comincia a trovarsi a proprio agio nel lavorare con gli stati non ordinari di coscienza e le emozioni potenti, nonché con intense bioenergie e manifestazioni fisiche. Molti di loro non avrebbero difficoltà e si sentirebbero a proprio agio lavorando con le sostanze psichedeliche.
Vedo anche un altro importante fattore nel generale disincanto con l'uso routinario di terapie farmacologiche soppressive in psichiatria.
Ho incontrato molti colleghi che cominciano a sentirsi molto scoraggiati e perfino stufi delle attuali pratiche psichiatriche. Quando apparvero sulla scena i tranquillanti, provocarono molta eccitazione e speranza che sarebbero stati la soluzione di tutti i problemi in psichiatria.
Oggi, dopo che molti pazienti psichiatrici sono stati sotto cure tranquillanti per decenni, conosciamo le grandi limitazioni della terapia soppressiva e i suoi lati oscuri, compreso il pericolo di effetti collaterali irreversibili e, in alcuni casi, anche di dipendenza. E la minaccia di essere denunciati per cattiva pratica potrebbe essere un altro potente fattore a questo proposito
86- D: Una nota personale: nel 1980, quando iniziavo la psichiatria, fui molto disilluso su quello che trovai nel settore, così le scrissi una lettera, attraverso il suo editore, nella quale descrivevo la mia situazione e dicevo che stavo pensando sul serio di tornare alla medicina interna. Ero tanto disilluso dalla psichiatria. Ma pensavo che le sostanze psichedeliche contenessero una grande promessa, così le chiedevo se pensava che ci sarebbe mai stata una possibilità di lavorare ancora con esse.
Le lei mi disse che, per quel tempo, le prospettive non sembravano buone, ma che sperava che in futuro avrebbe potuto parlare in modo più approfondito con me.
Mi invitò a venire in California settentrionale per parlare. Diciotto anni fa non approfittai di quell'opportunità. Ma eccomi qui, diciotto anni dopo!
S.Grof : Bene !  Meglio tardi che mai !
87- D: È stato straordinario. La ringrazio moltissimo.
S.Grof : Ma di nulla, è stato un vero piacere parlare con lei.

per gentile concessione del dot. Stanislav Grof

 

Tradotto per Olotropica.it da Teresa Sassani - 1/1/2008  - Revisione di Katia Soliani

Grazie Teresa !

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