|
I modi di insegnare degli shamani possono apparire crudeli,
amorali ,folli
all'uomo occidentale che predilige ed enfatizza i valori narcisistici dell'Ego
"l'Importanza Personale" da una parte; e gli aspetti speculativi, razionali del
pensiero dall'altra. |
|
In occidente
prevalentemente infatti, si
antepongono i valori del potere derivati dal danaro, dall'autoritarismo politico ,
dal ruolo,immagine ; ai
valori umani, introspettivi , esperienziali . |
|
La cultura predominante è atea
spiritualmente in realtà, spesso solo formalmente morale e religiosa. |
|
Il significato di moralità poi, in occidente è
profondamente differente da quello delle antiche culture sciamaniche americane e
asiatiche; |
|
E il senso del sacro e della realtà dello
spirito sono spesso solo argomento di conversazione ,speculazione teo-logica,
astrazione concettuale a volte sospetta, a volte derisa. |
|
L'impeccabilità , l'integrità
psico-energetica, richiedono sforzo, sacrificio per essere coltivate e
preservate. |
|
Come racconta don Juan con
l'invasione del Messico, nel 1500 ,divenne una neccessità per gli
uomini di |
|
conoscenza coltivare l'arte
dell'Agguato a se stessi, una vera scienza psicologica per
sopravvivere moralmente e spiritualmente allo sradicamento culturale
, alla persecuzione e sopraffazione dell'uomo bianco Cattolico. |
|
Inizialmente molti anni fa quandi
iniziai a leggere i libri di C.Castaneda provai un
brivido , c'era qualcosa che giudicavo amorale in alcuni
insegnamenti , sopratutto quelli relativi alla "non pietà" ;
ma del resto anche in frasi del Vangelo quali " a chi ha sarà dato,
a chi non ha, sarà tolto anche quello che ha " oppure "fatevi degli
amici con il danaro di iniquità" se ascoltate superficialmente
, estrapolate dal contesto appaiono crudeli ,poco compassionevoli, amorali. |
|
( una lezione sul meccanismo della
proiezione e dell'agguato a se stessi ) |
|
 |
|
PINCHES TIRANOS ( piccoli tiranni)
- Tratto da " Fuoco dal Profondo " di Carlos Castaneda
- |
| Don Juan non mi tornò a parlare del controllo
della consapevolezza che qualche mese dopo.
|
| Ci trovavamo allora nella casa
dove risiedeva tutto il gruppo dei nuovi veggenti. |
| "Andiamo a fare quattro passi"
mi disse brusco Don Juan, mettendomi una mano sulla spalla. "O
meglio ancora, andiamo dove c'è tanta gente, nella piazza del paese,
e sediamoci a chiacchierare." |
| Fui molto sorpreso che mi
parlasse; ero arrivato alla casa da vari giorni e lui non aveva mai
neanche risposto ai miei saluti. |
| Mentre Don Juan e io stavamo
uscendo di casa, la Gorda ci intercettò e pretese che la portassimo
con noi. Sembrava decisa a seguirci. Con voce molto ferma Don Juan
le disse che doveva discutere con me di certe cose in privato. |
| "Parlerete di me" disse la Gorda;
il tono e i gesti tradivano diffidenza e collera. |
| "Ebbene, si" rispose seccamente
Don Juan. Passò dinanzi a lei senza girarsi a guardarla. |
| Lo seguii e camminammo in
silenzio fino alla piazza del paese. Quando ci fummo seduti gli
chiesi di che diavolo potessimo discutere a proposito della Gorda.
|
| Mi pesava ancora lo sguardo
minaccioso che mi aveva rivolto quando eravamo usciti di casa. |
|
"Non abbiamo da discutere nulla
sulla Gorda o su nessun'altra persona" rispose. "Lo dissi. solo per
punzecchiare la sua enorme importanza personale. |
|
E ha funzionato. Ce l'ha a
morte con no, lo la conosco bene, starà parlando tra sé e sé e si
sarà detta quanto le basta per darsi fiducia e sentirsi indignata
per essere stata rifiutata e trattata da stupida.
|
|
Non mi sorprenderebbe se venisse
a sedersi accanto a noi, su questa panchina." |
|
"Se non parleremo della Gorda,
di che parleremo?" gli chiesi |
|
"Continueremo il discorso che
cominciammo a 0axaca" rispose. "Capire questa spiegazione richiederà
il tuo massimo sforzo. Devi essere disposto a cambiare di continuo
livello di consapevolezza, e mentre saremo presi dalla nostra
conversazione, esigerò la tua totale concentrazione e pazienza." . |
|
A mo' di lamentela gli dissi che
mi aveva fatto sentire molto a disagio rifiutandosi di rivolgermi la
parola dopo il mio arrivo a casa sua.. |
|
Mi guardò e inarcò le
sopracciglia. Un sorriso apparve e scomparve sulle sue labbra,
fugacemente. Mi resi conto che mi stava facendo capire come anch'io
fossi confuso quanto la Gorda. |
|
"Stavo punzecchiando la tua
importanza personale" disse col volto aggrottato. "L'importanza
personale è il nostro peggior nemico. |
|
Pensaci, quello che ci
indebolisce è sentirci offesi dai fatti e misfatti dei nostri
simili. La nostra importanza personale chiede che noi si passi la
maggior parte della nostra vita offesi da qualcuno. |
|
"I nuovi vedenti raccomandavano
che si facesse ogni possibile. sforzo per sradicare l'importanza
personale dalla vita dei guerrieri. lo ho seguito quella
raccomandazione alla lettera e ho cercato di dimostrarti con tutti i
mezzi possibili che senza importanza personale noi siamo
invulnerabili." |
|
All'improvviso, mentre lo
ascoltavo, gli brillarono di più gli occhi. La prima idea che mi
venne in mente fu che sembrava sul punto di scoppiare a ridere e che
non c'era motivo per farlo, quando uno schiaffo repentino e doloroso
sulla guancia destra mi fece sobbalzare. |
|
Mi alzai in piedi. |
|
La Gorda era ritta alle mie
spalle, con la mano ancora per aria. Aveva il viso arrossato
dall'ira. |
|
"Ora puoi dire quello che vuoi
di me e a maggior ragione" urlò. "Però, se hai qualcosa da dire,
dimmelo in faccia, figlio di puttana." |
|
La sua uscita sembrò.averla
svuotata; si sedette per terra e cominciò a piangere. Don Juan era
bloccato da un giubilo inesprimibile. lo ero teso dalla furia. La
Gorda mi fulminò con lo sguardo e poi si girò verso Don Juan e
sommessamente gli disse che non avevamo alcun diritto di criticarla. |
|
Don Juan rise con tanta foga da
piegarsi quasi in due, fino a terra. Non riusciva neanche a parlare.
Due o tre volte cercò di dirmi qualcosa, ma alla fine
si alzò e se ne andò, con il corpo ancora scosso da un convulso di
risa. |
|
Fui sul punto di corrergli
dietro, ancora furibondo contro la Gorda che in quel momento mi
pareva spregevole, quando mi accadde qualcosa di straordinario. Mi
resi conto all'improvviso di cosa avesse fatto tanto ridere Don
Juan. |
|
La Gorda e io eravamo tremendamente somiglianti. La nostra
importanza personale era enorme. La mia sorpresa e la mia furia per
essere stato schiaffeggiato erano del tutto eguali all'ira, e alla
sfiducia della Gorda. Don Juan aveva ragione. Il peso dell'amor
proprio è in verità un impaccio terribile. |
|
Gli corsi dietro, tutto
eccitato, con le lacrime che mi sgorgavano dagli occhi. |
|
Lo raggiunsi e gli dissi che lo
avevo compreso. Ebbe un brillio di malizia e gioia nello sguardo. |
|
"Che posso fare per la Gorda?"
chiesi. |
|
"Nulla" rispose. "Aprire gli
occhi su qualcosa è sempre una faccenda molto personale." |
|
Cambiò argomento e disse che i
presagi dicevano di continuare la nostra discussione in casa,, o in
un'ampia sala con comode seggiole oppure nel patio posteriore che
aveva tutt'intorno un passaggio coperto. Disse che ogniqualvolta
avesse tenuto le proprie spiegazioni all'interno della casa, quelle
due zone sarebbero state vietate a tutti gli altri. |
|
Ritornammo alla casa. Don Juan
raccontò a tutti quello che aveva fatto la Gorda. Il diletto dei
veggenti e le beffe che le fecero al riguardo, aumentarono
l'imbarazzo della Gorda. |
|
"L'importanza personale non si
può combattere con le belle maniere" commentò Don Juan quando gli
manifestai la mia preoccupazione per lo stato d'animo della Gorda. |
|
Poi chiese a tutti di uscire
dalla stanza. Ci sedemmo e Don Juan cominciò la sua spiegazione. |
|
Mi disse che i veggenti, antichi
o nuovi, si dividono in due categorie. La prima è formata da quelli
disposti a controllare se stessi. Questi veggenti sono capaci di
canalizzare le proprie attività verso obiettivi pragmatici di cui
beneficeranno altri veggenti e l'uomo in generale. |
|
L'altra categoria è composta
da quelli a cui non importa né il controllo di sé, né alcun
obiettivo pragmatico.
Si pensa unanimemente fra i veggenti che questi ultimi non abbiano
saputo risolvere il problema dell'importanza personale. |
|
"L'importanza personale non è
qualcosa di semplice e ingenuo" spiegò. "Da un lato, è il nucleo di
tutto ciò che in noi ha valore, dall'altro il nucleo di tutto il
nostro marciume. |
|
Disfarsi dell'importanza
personale richiede un capolavoro di strategia. I veggenti di tutte
le epoche hanno espresso i più alti apprezzamenti per coloro che ci
sono riusciti." |
|
Mi rammaricai di non capire
affatto l'idea di sradicare l'importanza personale, nonostante a
volte mi attraesse molto; gli dissi che le sue direttive e i suoi
suggerimenti per disfarsene erano talmente vaghi che non c'era modo
di seguirli. |
|
"Sono stanco di ripeterti,"
disse "che, per poter seguire la via della conoscenza, occorre avere
molta immaginazione. Come tu stesso stai constatando, sulla via
della conoscenza tutto è oscuro. |
|
La chiarezza costa infiniti
sforzi, infinita immaginazione. " |
|
La mia inquietudine mi fece
arguire che i suoi ammonimenti sull'importanza personale mi
ricordavano il catechismo. E se qualcosa mi era odioso, era il
ricordo delle prediche sul peccato. Le trovavo sinistre. |
|
"I guerrieri combattono
l'importanza personale come una questione di strategia, non come una
questione di fede" replicò. "Il tuo errore sta nell'interpretare
quello che dico in termini morali. " |
|
"Io la considero uomo di grande
moralità" insistei. |
|
"Quello che tu intendi per
moralità è semplicemente la mia impeccabilità " disse. |
|
"L'impeccabilità, come la
liberazione dall'importanza personale,sono concetti troppo vaghi per
essermi utili" commentai. |
|
Don Juan soffocò dalle risa e io
lo sfidai a spiegarmi l'impeccabilità. |
|
"L'impeccabilità non è altro che
l'uso adeguato dell'energia" disse. "Tutto quello che io ti dico non
ha la benché minima traccia di moralità.. Ho risparmiato energia e
questo mi rende impeccabile. Per poter capire ciò, tu devi aver
risparmiato sufficiente energia o non lo,capirai mai." |
|
Restammo a lungo in silenzio.
Volevo pensare a quanto aveva detto. |
|
D'improvviso cominciò a parlare
di nuovo. |
|
"I guerrieri fanno inventari
strategici" disse. "Elencano le loro attività, i loro interessi.
|
|
Dopo decidono quali si possono
cambiare per ottenere così una pausa nel consumo di energia. " |
|
Io dissi che una lista siffatta
avrebbe dovuto includere tutto l'immaginabile. Con molta pazienza mi
rispose che l'inventario strategico di cui parlava riguardava
modelli di comportamento che non erano essenziali alla nostra
sopravvivenza e al nostro benessere. |
|
Approfittai dell'opportunità per
segnalargli che la sopravvivenza e il benessere erano categorie che
potevano interpretarsi in infiniti modi. Gli dichiarai che non era
possibile mettersi d'accordo su quel che fosse o no essenziale al
benessere e alla sopravvivenza. |
|
Mentre continuavo a parlare,
cominciai a perdere il mio impulso iniziale. Infine mi fermai perché
mi resi conto dell'inutilità dei miei argomenti. |
|
Mi resi conto che Don Juan aveva
ragione quando diceva che io avevo il pallino di fare il difficile. |
|
Don Juan allora disse che negli
inventari strategici dei guerrieri, l'importanza personale figura
come l'attività che consuma la maggior quantità di energia e per
questo si sforzavano di vincerla. |
|
"Una delle prime preoccupazioni
del guerriero è liberare quell'energia per affrontare con essa
l'ignoto" proseguì Don Juan. "L'azione di ricanalizzare
quell'energia è l'impeccabilità. " |
|
Disse che la strategia più
efficace fu sviluppata dai veggenti della Conquista, indiscutibili
maestri dell'agguato, che consiste di sei elementi che hanno
influenza reciproca..Cinque sono detti attributi del guerriero:
controllo, disciplina equilibrio, témpismo e intento. Questi cinque
elementi appartengono al mondo privato del guerriero che lotta per
perdere l'importanza personale. Il sesto elemento, forse il più,
importante di ogni altro appartiene al mondo esterno e, si chiama il pinche tiranno, cioè piccolo, meschino, da poco. |
|
Mi guardò come se, senza
parlare, mi chiedesse se avevo capito o no. |
|
"Sono davvero confuso" dissi.
"L'altro giorno mi disse che la Gorda è la piccola tiranna della mia
vita. |
|
Cos'è esattamente un pinche
tirano?" |
|
"Un pinche tirano è un
torturatore," rispose "qualcuno che ha potere di vita e di morte sui
guerrieri, o che semplicemente gli rende la vita impossibile." |
|
Don Juan sorrise maliziosamente
e disse che i suoi veggenti avevano sviluppato una loro propria
classificazione dei pinches tiranni. |
|
Nonostante il concetto fosse una
delle loro scoperte più serie e importanti, i nuovi, veggenti lo
prendevano molto alla leggera. Mi assicurò che c'era un tocco di
malizioso humour in quelle loro classificazioni, perché il senso
dell'umorismo è l'unico modo di far fronte all'umana costrizione di
noiosi inventari e classificazioni. |
|
In conformità con le loro
pratiche umoristiche, i nuovi veggenti reputarono corretto iniziare
la classificazione con la fonte primaria di energia, l'unico e
supremo monarca dell'universo e lo chiamarono semplicemente il
tiranno. Naturalmente trovarono che gli altri despoti e dittatori
restavano molto al di sotto della categoria del tiranno. |
|
Paragonati alla fonte di tutto,
gli uomini più temibili sono dei buffoni; di conseguenza i nuovi
veggenti li classificarono come meschini, piccoli, da poco: pinches
tiranos, appunto. |
|
La seconda categoria consiste in
qualcosa meno del meschino tiranno, qualcosa che loro chiamarono pinches tiranitos, tirannucci meschini, persone che perseguitano e
fanno danni ma senza di fatto provocare la morte di nessuno.
|
|
La terza categoria la chiamarono
dei repinches tiranitos, tirannucci , i meschinetti, oppure dei
pinches tiranitos chiquititos, i meschini tirannucci da niente, e vi
inclusero le persone che sono solo esasperanti e moleste a più non
posso. |
|
Le classificazioni mi sembrarono
ridicole. Ero sicuro che Don Juan si stesse inventando i termini
spagnoli. Gli chiesi se fosse così. |
|
"Assolutamente no" rispose con
espressione divertita. "I nuovi veggenti erano favolosi a fare
classificazioni. Senza dubbio Genaro è tra i migliori; se lo osservi
con attenzione, ti renderai conto con esattezza di quel che sentono
i nuovi veggenti per le loro classificazioni. " |
|
Quando gli chiesi se mi stesse
prendendo in giro, scoppiò in una risata fragorosa. |
|
"Non lo farei mai" disse
sorridendo. "Forse lo farebbe Genaro, ma io no, soprattutto quando
so quel che rappresentano per te le classificazioni. E solo che i
nuovi veggenti erano tremendamente irriguardosi." |
|
Aggiunse che la categoria dei
meschini tirannucci era stata ulteriormente divisa in quattro
parti., Una era composta da quelli che tormentavano con brutalità e
violenza. Un'altra da quelli che lo fanno creando un'insopportabile
apprensione. Un'altra ancora da quelli che opprimono con la
tristezza. L'ultima da quelli che tormentano facendo infuriare. |
|
"La Gorda è in una categoria
speciale. Ti rende la vita impossibile, per il momento. Ti dà
perfino degli schiaffi. Con tutto questo ti sta insegnando a essere
imparziale, a essere indifferente. " |
|
"Ma com'è possibile?" protestai. |
|
"Tuttavia non hai ancora messo
insieme gli ingredienti della strategia dei nuovi veggenti" disse.
"Una volta che l'avrai fatto, saprai quanto sia efficace e ingegnoso
lo stratagemma di usare un meschino tiranno che non solo elimina
l'importanza personale, ma prepara anche i guerrieri a capire che
l'impeccabilità è l'unica cosa che conti sulla via della conoscenza.
" |
|
Disse che la strategia dei nuovi
veggenti era una manovra mortale nella quale il meschino tiranno è
una vetta montagnosa e gli attributi dell'esser guerriero sono come
dei rampicanti che si abbarbicano fino in cima. |
|
"In genere si usano solo i primi
quattro attributi" proseguì. Il quinto, l'intento, si riserva sempre
per l'ultimo confronto, per cosi dire, per quando i guerrieri
affrontano il plotone di esecuzione" |
|
"A che si deve questo?" "Al
fatto che l'intento appartiene a un'altra sfera, alla sfera
dell'ignoto. |
|
Gli altri quattro appartengono
al conosciuto, esattamente dove sono i meschini tiranni. Infatti,
quel che trasforma gli esseri umani in meschini tiranni è proprio
l'ossessiva manipolazione di quanto si conosce." |
|
Don Juan mi spiegò che solo i
veggenti che sono guerrieri impeccabili e che hanno il controllo
dell'intento ottengono il collegamento di tutti e cinque gli
attributi. Un'azione di questa natura è una manovra suprema che non
può realizzarsi al livello umano di tutti i giorni. |
|
"Per trattare con i tiranni
meschini peggiori sono necessari solo quattro attributi" continuò.
"E chiaro, sempre e qualora si sia incontrato un meschino tiranno.
Come ho detto, il meschino tiranno è l'elemento esterno, quello che
non possiamo controllare, é l'eleménto forse più importante dì
tutti. Il mio benefattore diceva sempre che il guerriero che
incontra un meschino tiranno è un guerriero fortunato. |
|
La sua filosofia era che, se non
hai la fortuna di trovarlo. Tu devi andare a cercarlo." |
|
Mi spiegò che uno dei più grandi
successi conseguiti dai veggenti dell'epoca coloniale fu uno schema
che lui chiamava la progressione trifase. I veggenti, comprendendo
la natura dell'uomo, erano giunti alla conclusione che se uno può
vedersela con i meschini tiranni,è certamente in grado di far fronte
all'ignoto senza pericolo e allora addirittura può sopravvivere in
presenza di ciò che non si può conoscere. |
|
"La reazione dell'uomo comune è
pensare che si dovrebbe invertire tale ordine" prosegui. "E naturale
credere che un veggente, se può far fronte all'ignoto, può senza
dubbio tener testa a qualunque meschino tiranno. Però non è così.
Ciò che distrusse i superbi veggenti del passato fu questo assunto.
|
|
Lo sappiamo solo ora. Sappiamo
che nulla può temprare lo spirito di un guerriero come trattare con
persone impossibili in posizioni di potere. Solo in queste
condizioni i guerrieri possono acquisire la sobrietà e la serenità
necessaria per fronteggiare l'inconoscibile." |
|
Espressi rumorosamente il mio
disaccordo. Gli dissi che, secondo me, i tiranni trasformavano le
proprie vittime in esseri indifesi o tanto brutali quanto gli stessi
tiranni. Gli feci notare che erano stati effettuati innumerevoli
studi sugli effetti della tortura fisica e psicologica su questo
tipo di vittime. |
|
"La differenza sta in qualcosa
che hai appena finito di dire" ribatté. "Tu parli di vittime, non di
guerrieri. Anch'io la pensavo come te. |
|
Ti racconterò quel che mi fece
cambiare, però prima torniamo ancora a quello che ti stavo dicendo
dei tempi della colonizzazione. I veggenti di quell'epoca ebbero la
migliore opportunità. |
|
Gli spagnoli furono tali pinches
tiranos da porre a dura prova le più recondite abilità dei veggenti;
dopo aver avuto a che fare con i conquistatori, i veggenti erano
pronti ad affrontare tutto. Loro furono davvero fortunati. A quel
tempo c'erano meschini tiranni ovunque: erano prezzemolo in ogni
minestra. |
|
"Dopo quei meravigliosi anni di
abbondanza, le cose cambiarono molto. I meschini tiranni non
tornarono più ad avere tanta potenza; solo in quell'epoca la loro
sovranità fu illimitata. L'ingrediente perfetto per produrre un
perfetto veggente è un pinche tirano dalla sovranità illimitata. |
|
"Disgraziatamente ai nostri
giorni i veggenti devono giungere agli estremi per incontrare un
tiranno che meriti. Per lo più devono accontentarsi di roba da
poco." |
|
"E lei, Don Juan, ha trovato un
pinche tirano?" |
|
"Ho avuto fortuna. Un vero e
proprio orco trovò me. Al momento, però, come te, non mi riusciva di
considerarmi fortunato, anche se il mio benefattore mi diceva il
contrario." |
|
Don Juan disse che la sua
penosa esperienza cominciò qualche settimana prima di conoscere il
suo benefattore. A quel tempo aveva solo
vent'anni. Lo avevano ingaggiato alla giornata in uno zuccherificio.
Era sempre stato molto forte e per questo gli era stato facile
ottenere lavori che richiedevano muscoli. Un giorno, mentre stava
spostando alcuni pesanti sacchi di zucchero, arrivò una signora. |
|
Era molto ben vestita, e
sembrava aver mezzi e autorità.. Don Juan disse che sembrava sulla
cinquantina e se ne stette a guardarlo, poi parlò con il caposquadra
e se ne andò. Il caposquadra chiamò Don Juan e gli disse che, se lo
avesse pagato, lui l'avrebbe raccomandato per un lavoro in casa del
padrone |
|
Don Juan gli rispose di non
avere un centesimo. Il caposquadra sorrise e gli disse di non
preoccuparsi, che il giorno di paga ne avrebbe avuto abbastanza.
|
|
Gli diede una pacca sulla spalla
e gli ripeté che era un grande onore lavorare per il padrone. |
|
Don Juan disse che, poiché era
un povero indio ignorante che viveva alla giornata, non solo credette a ogni parola, ma giunse a pensare, che una fata buona gli
avesse fatto un regalo. |
|
Promise di pagare al caposquadra
tutto quel che lui chiedeva. Il caposquadra menzionò una somma
considerevole, da pagarsi a rate. |
|
Subito dopo il caposquadra
stesso lo portò alla casa del padrone, che era parecchio lontana
dalla città, e qui lo lasciò con un altro caposquadra, un omone cupo
dall'aspetto tremendo che lo sottopose a un fuoco di fila di
domande. Voleva informazioni sulla famiglia di Don Juan. |
|
Don Juan gli disse che non
aveva nessuno.. Questa notizia gli giunse così gradita che sorrise
perfino, mostrando denti cariati. |
|
Promise a Don Juan che sarebbe
stato pagato bene e avrebbe anche potuto mettere denaro da parte
perché non avrebbe dovuto spendere niente, visto che avrebbe
mangiato e dormito nella casa. |
|
Il modo con cui l'uomo rideva
era terrificante tanto che Don Juan decise di scappar via di corsa.
|
|
Arrivò fino alla porta ma l'uomo
gli tagliò la strada con un revolver in mano. |
|
Alzò il cane e lo conficcò nello
stomaco di Don Juan. |
|
"Sei qui per lavorare come un
mulo" disse. "Non te lo dimenticare. " |
|
Lo spintonò con gran forza e lo
picchiò con un randello. Lo portò su un lato della casa e, dopo
avergli fatto osservare che lui faceva lavorare i suoi uomini
dall'alba al tramonto senza intervallo, mise Don Juan a tirar fuori
dal terreno due enormi ciocchi recisi. Disse anche a Don Juan che se
avesse tentato ancora di scappare o fosse andato dalle autorità, lui
gli avrebbe sparato. |
|
"Lavorerai qui fino alla morte"
gli disse. "E, dopo, un altro indio prenderà il tuo posto, così come
tu ora stai prendendo il posto di un indio morto." |
|
Don Juan disse che la casa
sembrava una fortezza inespugnabile, con uomini armati di machete
dovunque. Così che fece l'unica cosa sensata che potesse fare: si
mise a lavorare cercando di non pensare alle sue sventure. Al finire
della giornata l'uomo tornò e poiché non gli piacque lo sguardo di
sfida negli occhi di Don Juan, lo spinse a calci fino in cucina.
|
|
Minacciò di tagliargli i tendini
delle braccia se non gli ubbidiva. In cucina una vecchia gli servi
il pasto, ma Don Juan era così turbato che non riusciva a mangiare.
La vecchia gli consigliò di mangiare più che poteva. Doveva essere
forte, disse lei, perché il suo lavoro non sarebbe finito mai.
|
|
L'avvisò che l'uomo che occupava
quel posto era morto proprio il giorno prima. Era troppo debole per
lavorare ed era caduto da una finestra del secondo piano. |
|
Don Juan disse di aver lavorato
in casa del padrone per tre settimane, maltrattato in ogni momento
da quell'omone. Il caposquadra lo faceva lavorare nelle condizioni
più pericolose, assegnandoli i compiti più gravosi immaginabili,
sotto costante minaccia di coltello, pistola o bastone. Ogni giorno
lo mandava alle scuderie a pulire i box occupati da nervosi
stalloni. Al sorgere di ogni nuovo giorno, Don Juan aveva la ferma
convinzione che non sarebbe riuscito ad arrivare a sera. |
|
E questo avrebbe solo voluto
dire affrontare lo stesso inferno il giorno seguente. |
|
Quel che fece precipitare gli
eventi fu la richiesta di Don Juan di avere un giorno di ferie.
Chiese qualche ora per andare in paese a pagare il suo debito al
caposquadra dello zuccherificio. |
|
Era, un pretesto. Il caposquadra
se ne rese conto e rispose che Don Juan non poteva smettere di
lavorare neanche per un minuto perché era indebitato fino alle
orecchie per il solo privilegio di lavorare li. |
|
Don Juan ebbe la certezza di non
aver più speranze. Capì le manovre dei due capisquadra: erano
d'accordo per procurarsi poveri indios dallo zuccherificio,
sfruttarli facendoli morire di lavoro e dividersene il salario. A
quella scoperta Don Juan esplose. Cominciò a dar grida isteriche e,
urlando, attraversò la cucina ed entrò nell'edificio principale.
Prese tanto di sorpresa il caposquadra e gli altri operai che
correndo riuscì a uscire dalla porta padronale. |
|
Quasi ce la fece a scappare, ma
il caposquadra lo, inseguì e in mezzo alla strada gli sparò al
petto, dandolo per morto. |
|
Don Juan disse che non era suo
destino morire; il suo benefattore lo trovò proprio li e lo curò
finché non fu guarito. |
|
"Quando raccontai tutta la
storia al mio benefattore, " proseguì Don Juan "egli riuscì a
malapena a trattenere la sua emozione. "Quel caposquadra è un vero
tesoro" disse il mio benefattore. È qualcosa di tanto raro che
sarebbe un peccato sprecarlo. Un giorno devi tornare in quella casa.
" |
|
"Continuò a farneticare su
quanto ero stato fortunato a trovare un pinche tirano unico nel suo
genere, con un potere quasi illimitato. Pensai che fosse fuori di
testa. |
|
Mi ci vollero anni per capire
completamente ciò che mi aveva detto in quella circostanza." |
|
È una delle storie più tremende
che abbia sentito in vita mia" dissi. "E’ davvero tornato ancora in
quella casa?" |
|
"Certo che ci sono tornato, tre
anni dopo. Il mio benefattore aveva ragione. Un meschino tiranno
come quello era unico nel suo genere e non andava sprecato." |
|
"Come riuscì a tornare ?" |
|
"Il mio benefattore escogitò un
piano strategico usando i suoi quattro attributi di guerriero:
controllo, disciplina, pazienza e abilità di cogliere il momento
opportuno." |
|
Don Juan disse che il suo
benefattore, oltre a spiegargli quello che doveva fare in casa del
padrone per tener testa a quell'orco di un uomo, gli rivelò anche
che i nuovi veggenti credevano ci fossero quattro gradi sul cammino
della conoscenza. il primo è il passo che fanno i comuni esseri
umani quando decidono di diventare apprendisti. |
|
Nel momento in cui gli
apprendisti cambiano le proprie idee su se stessi e sul mondo, fanno
il secondo passo e si tramutano in guerrieri, cioè in esseri capaci
della massima disciplina e controllo su se stessi. Il terzo passo lo
compiono i guerrieri dopo aver acquisito pazienza e abilità di
cogliere il momento opportuno, diventando uomini di conoscenza.
|
|
Quando gli uomini di conoscenza
imparano a vedere, hanno fatto il quarto passo e sono divenuti
veggenti. |
|
Il suo benefattore enfatizzò il
fatto che don Juan aveva percorso il cammino della conoscenza
abbastanza a lungo per aver appreso un minimo dei primi due
attributi: controllo e disciplina. |
|
"A quel tempo gli altri due
attributi mi erano vietati" proseguì don Juan. "La pazienza e
l'abilità di cogliere il momento opportuno rientrano nell'ambito
dell'uomo di conoscenza. Il mio benefattore mi fece usare la sua
strategia per concedermene l'accesso." |
|
"Questo significa che da solo
non avrebbe potuto tener testa al meschino tiranno?" chiesi. |
|
"Sono sicuro che ce l'avrei
fatta anche da solo, benché ho il forte dubbio che non ci sarei
riuscito con stile ed eleganza. Il mio benefattore si divertì molto
a dirigere la mia impresa. L'idea di usare un pinche tirano non
serviva solo a perfezionare lo spirito del guerriero, ma anche per
la sua gioia e il suo godimento." |
|
"Come poteva qualcuno godersi un
mostro come quello da lei descritto ?" |
|
"Questo tipo non era nulla a
paragone dei veri mostri frequentati dai nuovi veggenti durante la
colonizzazione. |
|
Tutto sta a indicare che a quei
veggenti vennero gli occhi strabici dal divertimento. |
|
Dimostrarono che perfino i
peggiori tiranni possono far divertire, purché, naturalmente, uno
sia guerriero. |
|
Don Juan mi spiegò che l'errore
che un comune, mortale fa trovandosi dì fronte un pinche tirano è
non avere una strategia a cui appoggiarsi; il difetto fatale è
prendere troppo sul serio ì propri sentimenti, cosi come le azioni
dei meschini tiranni. |
|
I guerrieri, d'altra parte, non
solo hanno una strategia ben congegnata ma sono liberi
dall'importanza personale Ciò che distrugge l'importanza personale è
l'aver compreso che la realtà é una nostra interpretazione. Questa
conoscenza era il vantaggio definitivo che nuovi veggenti ebbero
sugli spagnoli. |
|
Disse di essersi convinto di
poter sopraffare il caposquadra usando solo la convinzione che ì
meschini tiranni si prendono mortalmente sul serio mentre i
guerrieri no. |
|
Seguendo il piano strategico del
suo benefattore, Don Juan cercò lavoro nello stesso zuccherificio dì
prima. Nessuno ricordava che lui aveva già lavorato lì; ì peones
lavoravano nello zuccherificio stagionalmente. |
|
La strategia del suo benefattore
specificava che Don Juan dovesse stare attento a chi arrivava in
cerca di un'altra vittima. |
|
Arrivò la stessa signora e, come
aveva fatto anni prima, notò subito Don Juan che ora mostrava ancora
più forza della volta precedente. |
|
Si ripete la stessa routine con
il caposquadra. Tuttavia la strategia richiedeva che in principio
Don Juan si rifiutasse di pagare la tangente al caposquadra.
|
|
Nessuno gli aveva mai fatto
questo prima e l'uomo restò di stucco. Minacciò dì licenziare Don
Juan. A sua volta Don Juan lo minacciò dicendo che sarebbe andato
direttamente a casa della signora, a trovarla. |
|
Disse al caposquadra di sapere
dove lei abitava perché aveva lavorato nei campi della zona a
tagliare canna da zucchero. |
|
L'uomo cominciò a mercanteggiare
e Don Juan gli chiese del denaro prima di accettare di andare a casa
della signora. Il caposquadra cedette e gli diede qualche banconota.
Don Juan sapeva benissimo che il caposquadra acconsentiva solo come
stratagemma per fargli accettare il lavoro. |
|
"Lui stesso mi accompagnò di
nuovo alla casa" disse Don Juan. "Era una vecchia tenuta, di
proprietà della gente dello zuccherificio; ricconi che, o sapevano
benissimo quanto accadeva e non gliene importava, o erano troppo
indifferenti per farci caso. |
|
"Appena arrivati, mi precipitai
in casa a cercare la signora. La incontrai, caddi in ginocchio
davanti a lei, baciandole la mano per ringraziarla. I due
capisquadra erano lividi. |
|
"Il caposquadra della casa seguì
lo stesso schema di prima. Però io ero preparatissimo a trattare con
lui: avevo controllo e disciplina. Il risultato fu quello che il mio
benefattore aveva previsto. Il mio controllo mi fece rispondere alle
più assurde richieste di quel tipo. |
|
Ciò che di solito ci abbatte, in
una simile situazione, è l'offesa inferta al nostro amor proprio. |
|
Chiunque abbia un briciolo di
orgoglio si dispera quando lo fanno sentire inutile e stupido. |
|
"Facevo con gusto tutto quel che
mi chiedeva. Ero allegro e forte. E non m'importava un accidente del
mio orgoglio o del mio terrore. Ero come un guerriero impeccabile.
|
|
Affinare lo spirito,.quando
qualcuno ti maltratta, si chiama controllo. " |
|
Don Juan mi spiegò che la
strategia del suo benefattore prevedeva che, invece di provare
compassione per se stesso, come aveva fatto prima, si dedicasse
subito a studiare il carattere del caposquadra, le sue debolezze, le
sue peculiarità. |
|
Trovò che i punti di forza del
caposquadra erano audacia e violenza. Aveva crivellato di colpi Don
Juan in pieno giorno e davanti a decine di testimoni.
|
|
La sua grande debolezza era che gli
piaceva il proprio lavoro e non voleva rischiarlo. Per nessun motivo avrebbe
voluto uccidere Don Juan durante il giorno all'interno della proprietà.. L'altra
sua grande debolezza consisteva nell'aver famiglia. Moglie e figli abitavano in
una casupola vicino alla casa padronale. |
|
"Raccogliere queste informazioni
mentre ti stanno picchiando richiede disciplina" disse Don Juan.
"Quell'uomo era un demonio. Non aveva nessuna grazia a salvarlo.
Secondo i nuovi veggenti, il pinche tirano perfetto non ha alcuna
caratteristica che possa redimerlo." |
|
Don Juan disse che gli ultimi
due attributi dei guerrieri, che lui allora non aveva ancora, erano
stati automaticamente inclusi nella strategia del suo benefattore.
|
|
La pazienza è aspettare con calma, senzafretta, senza angoscia: è
un'attesa semplice e lieta della ricompensa che deve arrivare. |
|
"La mia vita era una quotidiana
umiliazione," prosegui Don Juan "a volte perfino piangevo quando
l'uomo mi frustava con la cinghia, e tuttavia ero felice. La
strategia del mio benefattore mi fece vivere giorno dopo giorno
senza odio. Ero un guerriero. Sapevo che stavo aspettando e sapevo
ciò che aspettavo. É proprio qui la grande gioia di essere
guerriero." |
|
Aggiunse che la strategia del
suo benefattore includeva l'infastidire sistematicamente l'uomo
facendosi scudo di un suo superiore, così come avevano fatto i
veggenti del nuovo ciclo, durante la colonizzazione, facendosi scudo
della Chiesa cattolica. Un umile sacerdote a volte era stato più
potente di un nobile. |
|
Lo scudo di Don Juan era la
padrona di casa. Ogni volta che la vedeva, le si inginocchiava
davanti e la chiamava santa. La supplicava di dargli una medaglia
del suo santo patrono in modo che lui lo potesse pregare per
ottenerle salute e benessere. |
|
"Mi diede una medaglietta.della
Vergine," continuò Don Juan "e questo quasi distrusse il
caposquadra. E quando riuscii a riunire le cuoche a pregare per la
salute della padrona, gli venne quasi un attacco di cuore. Credo che
abbia deciso di uccidermi allora. Non gli conveniva lasciarmi andare
oltre. |
|
"Come contromisura organizzò un
rosario tra tutti i servitori della casa. La signora credeva che io
avessi tutte le caratteristiche di un sant'uomo. |
|
"Dopo di allora non dormii più
della grossa né dormii più nel mio letto. Ogni notte mi arrampicavo
sul tetto. Da li vidi per due volte l'uomo che si avvicinava al mio
giaciglio con un coltello. |
|
"Tutti i giorni mi spingeva nei
recinti degli stalloni con la speranza che mi uccidessero a calci,
però io avevo un tavolato di pesanti assi che appoggiavo in uno
degli angoli: mi ci nascondevo dietro e mi proteggevo dalle zampate
dei cavalli. L'uomo non lo sapeva perché i cavalli lo nauseavano;
era un'altra delle sue debolezze, la più mortale di tutte, come poi
risultò alla fine. " |
|
Don Juan disse che l'abilità di
cogliere. il momento opportuno e una qualità astratta che pone in
libertà tutto quello che é stato trattenuto. Controllo, disciplina,
pazienza sono come una diga dietro cui è bloccato tutto. L'abilità
di cogliere il momento opportuno è la saracinesca della diga. |
|
Il caposquadra conosceva solo la
violenza con la quale terrorizzava. Se si neutralizzava la sua
violenza, rimaneva quasi indifeso. Don Juan sapeva che l'uomo non
avrebbe osato ucciderlo sotto gli occhi della gente di casa e cosi
un giorno, in presenza degli altri lavoranti e della signora, lo
insultò. Gli disse che era un vigliacco e un assassino che si
proteggeva con il posto di caposquadra. |
|
La strategia del suo benefattore
esigeva che Don Juan stesse all'erta per cogliere il momento
opportuno e approfittarne per voltar le carte al pinche tirano. Le
cose inattese capitano sempre così. All'improvviso lo schiavo più
umile si burla del despota, lo vitupera, lo fa sentir ridicolo
dinanzi a testimoni importanti e poi scappa via senza dargli tempo
di far rappresaglie. |
|
"Un attimo dopo" continuò Don
Juan "l'uomo era pazzo di rabbia, però io mi ero già inginocchiato
davanti alla padrona." |
|
Don Juan disse che quando la
signora rientrò in casa, il caposquadra e i suoi amici lo chiamarono
sul retro, con la scusa che c'era un lavoro da fare. L'uomo era
molto pallido, bianco d'ira. Dal tono della voce Don Juan capì quel
che l'uomo aveva intenzione di fargli. Don Juan finse di obbedire ma
invece di dirigersi dove gli ordinava il caposquadra, corse verso le
stalle. Sperava che i cavalli avrebbero fatto un tale trambusto da
fare uscire i padroni per vedere che cosa stesse succedendo. |
|
Sapeva che l'uomo non avrebbe
osato sparargli né tanto meno si sarebbe avvicinato ai cavalli.
Questa supposizione non si avverò. Don Juan aveva spinto l'uomo
molto al di là dei suoi limiti. |
|
"Saltai nel recinto del cavallo
più selvaggio, " disse Don Juan "e il piccolo tiranno, accecato
dall'ira, tirò fuori il coltello e mi venne dietro. Io mi nascosi
subito dietro il mio tavolato. Il cavallo gli diede una zampata sola
e tutto finì. |
|
"Avevo trascorso sei mesi in
quella casa e in quel periodo avevo esercitato i quattro attributi
del guerriero. Grazie a loro avevo avuto successo. |
|
Non provai compassione per me
neanche una sola volta, né piansi d'impotenza. Provai solo gioia e
serenità. Il mio controllo e la mia disciplina erano acuti come non
mai. Inoltre sperimentai direttamente ciò che prova il guerriero
impeccabile quando usa la pazienza è l'abilità di cogliere il
momento opportuno, nonostante ancora non avessi questi attributi. " |
|
"Il mio benefattore mi spiegò
una cosa molto interessante. Pazientare vuol dire trattenere con lo
spirito ciò che il guerriero sa che deve giustamente verificarsi.
Non significa che il guerriero se n'e vada in giro, pensando di far
male a qualcuno o facendo piani di vendetta e regolamenti di conti.
|
|
La pazienza è una cosa indipendente. Mentre il
guerriero ha controllo, disciplina e abilità di cogliere il momento opportuno,
la pazienza assicura che chiunque se lo sarà guadagnato riceverà tutto quanto
gli spetta." |
|
"Qualche volta riescono a
spuntarla, i pinches tiranos, e a distruggere il guerriero che li
affronta?" chiesi. |
|
"Naturalmente. |
|
Durante la Conquista e la
colonizzazione, i guerrieri morirono come mosche. Le loro fila
furono decimate. I piccoli tiranni potevano condannare a morte
chicchessia, per puro capriccio. Sotto questo tipo di pressione, i
veggenti raggiunsero stati sublimi." |
| Don Juan disse che, a
quell'epoca, i veggenti sopravvissuti dovettero sforzarsi oltre ogni
limite per trovare nuovi sbocchi. |
| I nuovi veggenti" disse Don
Juan, guardandomi fisso, "usavano i pinches tiranos non solo per
disfarsi dell'importanza personale ma anche per effettuare la
manovra più sofisticata per uscire da questo mondo. |
| Capirai questa manovra a mano a mano che
discuteremo sulla padronanza della consapevolezza." |
| Spiegai a Don Juan che quel che
gli avevo chiesto era se al presente, nella nostra epoca, i piccoli
tiranni potessero qualche volta sconfiggere un guerriero. |
| "Ogni giorno" rispose. "Le
conseguenze non sono così terribili come nel passato. Oggi è
sottinteso che i guerrieri hanno sempre l'opportunità di
retrocedere, rifarsi subito e tornare più tardi. |
| Però il problema della moderna
sconfitta è di altro genere. Essere sconfitto da un repinche
tìranito, un tirannucolo da strapazzo, non è mortale ma disastroso.
|
| In senso figurato, il grado di
mortalità dei guerrieri è elevato. Con questo voglio dire che i
guerrieri che soccombono dinanzi a un repinche tirano sono
annientati dal loro personale senso di fallimento. |
| Per me ciò equivale a una morte
figurata." |
| "Come misura la sconfitta?" |
| "Chiunque si unisca al meschino
tiranno è sconfitto. Adirarsi e agire senza controllo e disciplina,
non aver pazienza vuol dire essere sconfitti." |
| "Cosa accade quando un guerriero
è sconfitto?,, |
| "O riformano gruppi e tornano
nella mischia con maggior giudizio, o abbandonano la via del
guerriero e si uniscono per sempre alle fila dei pinches tiranos." |
|
Tratto da " Fuoco dal
Profondo " di Carlos Castaneda |