L’ospite non invitato ; la storia di Christina

Il mio viaggio personale di trasformazione è la prima ragione del mio grande

interesse  e coinvolgimento nel campo dell’emergenza spirituale.

 Per anni sono stata immersa in un processo di risveglio drammatico e assorbente,

che si era introdotto non invitato nella mia esistenza e che ha trasformato la mia

vita e modificato profondamente tanto me che Stan.

La lotta quotidiana, con tutti i problemi e le complicazioni creati dalla mia avventura, ha insegnato ad entrambi molte cose, che sono in seguito risultate

utili anche agli altri ;e che costituiscono il nucleo centrale del lavoro che ha

portato sia a questo volume sia al primo libro che abbiamo scritto su questo argomento.  " Emergenzae Spirituali " red edizioni

Questa è la relazione del caso di emergenza spirituale che noi due conosciamo meglio. Ho scoperto che quando racconto la mia storia personale molte persone entrano in risonanza con essa e traggono conforto dal fatto di non essere sole; i particolari possono variare, ma la dinamica generale sembra essere comune per molti di noi. Forse alcuni dei temi di cui parlerò vi risulteranno familiari, in base a un’esperienza personale o di qualcuno a voi vicino.

Ricordate tuttavia che quello che descrivo è il mio caso personale di emergenza spirituale e che probabilmente esso è più colorito e drammatico della maggior parte dei casi. Non per tutti le cose vanno a questo modo.
Anche se il mio viaggio è stato per molti anni turbolento e caotico, sono passata dagli stadi più intollerabili ad altri più sereni, che mi hanno portato a una modalità di esistenza più integrata di quanto non avessi mai sperimentato prima. Le energie, che prima cozzavano disordinatamente, sono in seguito diventate fluenti e regolari; e al caos dei primi anni è subentrata una fase di creatività. Parecchi problemi emotivi che prima condizionavano la mia vita sono stati risolti e molte paure che mi assillavano sono scomparse. L’aver affrontato questa prova mi ha reso una persona più appagata e più in pace col mondo.
Ho passato gran parte della mia infanzia nei sobborghi di Honolulu. Esteriormente apparivo del tutto simile a tante altre ragazzine cresciute durante gli anni Quaranta e Cinquanta.

Come altre della mia generazione, cercavo di essere una “brava bambina”, che rispetta i valori convenzionali, fa quello che ci si aspetta da lei e non perde mai il controllo. Quando non andavo a scuola, passavo molto tempo fuori casa nuotando, facendo del surf, andando a cavallo. Avevo dieci anni quando entrai in contatto con la Chiesa episcopale della nostra zona e fui presa da una passione per Gesù. Un paio di anni dopo, divenni membro attivo nella Chiesa.

Amavo il Natale, con la commovente cerimonia piena di luci della nascita di Gesù; era un periodo magico, che mi affascinava. Ma una presa ancora maggiore su di me l’aveva la Pasqua, per la potenza degli eventi che rievocava. Per me Gesù non era una figura storica vissuta duemila anni orsono; la sua morte e la sua resurrezione erano esperienze vive, a cui partecipavo. Egli era reale, presente, raggiungibile da me, qui e ora.

Crescendo il mio legame con la religione ufficiale andò indebolendosi; provai gli stessi sentimenti appassionati che avevo vissuti nella Chiesa quando esplorai il mondo dell’arte, della letteratura e della mitologia. Al college studiai con il grande mitologo , Joseph Campbell e mi colpì la scoperta che il tema della morte e della rinascita riappariva ripetutamente nei miti di tante culture. Malgrado l’ampliamento mentale prodotto dai miei studi, la mia visione personale del mondo rimaneva limitata e piena di timori.

Molti aspetti della vita mi spaventavano e la morte mi terrorizzava. Pensavo che venissimo su questa Terra una sola volta. Nasciamo, facciamo quello che possiamo prima che la morte ci colga, poi moriamo.
Giugno 1964

Pochi giorni dopo essermi diplomata al college, sposai un professore della scuola superiore che avevo conosciuto nelle Hawaii. Vivevamo a Honolulu, dove io insegnavo arte e scrittura creativa. Mi era sempre piaciuta l’attività fisica, così facevo ginnastica e frequentavo una volta alla settimana un corso di Hatha Yoga.
Mantenevo la mia concezione piuttosto convenzionale della vita e pensavo che la scontentezza che provavo (e celavo) fosse semplicemente da accettarsi come parte dell’esistenza. Eppure, nel profondo, avvertivo un’indistinta aspirazione a qualcos’altro.

Dopo quattro anni decidemmo di metter su famiglia e io rimasi subito incinta del nostro primo figlio.             Durante i nove mesi della gravidanza, combinai lo stretching dello hatha yoga con le tecniche che imparavo nei  corsi di preparazione al parto secondo il metodo Ferdinand Lamaze. Mi piaceva aspettare un bambino, mi sembrava di partecipare a un miracolo; attendevo con gioiosa ansia l’arrivo del nostro primo figlio.

28 settembre 1968

Mentre ero stesa sul lettino della sala parto, guardai verso l’alto e vidi l’immensa lampada chirurgica e le facce gentili e premurose dei medici, dell’assistente e delle infermiere, e di mio marito. Dopo sole poche ore di doglie, mio figlio stava facendo rapidamente il suo ingresso nel mondo, mentre io cooperavo con tutte le forze, piena di entusiasmo.

Le persone intorno a me mi incoraggiavano dicendo: “ Spingi…spingi…con calma e con forza, ricordati di respirare…”, quando improvvisamente avvertii un brusco strattone dentro di me, mentre delle potenti energie sconosciute venivano inaspettatamente liberate e mi inondavo il corpo. Cominciai a tremare in maniera incontrollabile.
Grandi tremiti elettrici correvano dalla punta dei piedi su per le gambe e la spina dorsale, fino al sommo della testa. Dei luminosissimi mosaici di luce bianca mi esplosero in testa e, invece di continuare la respirazione profonda secondo il metodo Lamaze, fui colta e sopraffatta da un ritmo di respirazione strano, involontario.
Fu come se fossi stata colpita da una forza miracolosa ma terrificante, che mi lasciò eccitata e terrorizzata; lo scuotimento le visioni e quella strana respirazione spontanea non erano certamente quanto mi ero aspettata dopo tutti quei mesi di preparazione al parto. Non appena mio figlio fu venuto al mondo, mi fecero due iniezioni di morfina, che arrestarono l’intero processo.

Ben presto il fenomeno meraviglioso cessò e io rimasi piena di imbarazzo e timori. Ero una donna che cercava sempre di no dimenticare le buone maniere, molto rispettosa delle autorità, ed ecco che avevo perso completamente il controllo ! Cercai di ricompormi nel più breve tempo possibile.

2 Novembre 1970

Due anni dopo la nascita di Nathaniel, ebbi un’esperienza analoga durante gli stadi finali del parto di mia figlia Sarah. Le esperienze furono più potenti delle precedenti e mi fu data una bella dose di tranquillanti, che confermarono la mia impressione che, qualsiasi cosa stesse accadendo, era comunque il sintomo di una malattia.
In seguito, feci il possibile per rimuovere e dimenticare quello che consideravo un episodio umiliante di inadeguatezza. Mi piaceva fare la madre e passavo quasi tutto il mio tempo con i miei figli. Continuavo a studiare hatha yoga per mantenermi in forma, ed ero diventata piuttosto brava nell’esecuzione di vari esercizi fisici complessi.

Un giorno, qualcuno nella mia classe di yoga avanzato raccontò, con una certa eccitazione, che stava per arrivare a Honolulu un guru proveniente dall’India, che proponeva un ritiro di tre giorni in cui si sarebbero fatte delle meditazioni e si sarebbe cantato, oltre ad ascoltare dei discorsi spirituali. Il mio matrimonio si stava deteriorando, dopo anni di divergenze e di infelicità. Avevo bisogno di passare una settimana lontano da casa, e anche se la cosa non mi interessava in modo particolare, mi iscrissi al ritiro, senza avere la minima idea di ciò a cui andavo incontro.
Luglio 1974

Il guru si chiamava Swuami Muktananda, Baba per i suoi seguaci. Originario dell’India meridionale, aveva cominciato a quindici anni la sua fervente ricerca spirituale, che alla fine lo aveva condotto al suo maestro, Bhagawan Nityananda. Dopo anni di intensa pratica della meditazione sotto la guida del suo maestro, aveva raggiunto l’autorealizzazione.

Era diventato un rispettato maestro di shaktipat, un maestro capace di risvegliare negli altri, mediante uno sguardo, un contatto, una parola, gli impulsi e le energie spirituali, dando inizio ad un processo di sviluppo spirituale.          In seguito aveva fatto molti viaggi nell’ovest, dove aveva iniziato alla sua tradizione del Siddha yoga migliaia di persone mediante lo shaktipat; inoltre aveva tenuto conferenze e scritto diffusamente sulla meditazione, lo yoga,  la mente e altri argomenti spirituali.
Il miglior modo per descrivere il mio incontro con Muktananda è dire che è stato come innamorarsi perdutamente o incontrare l’anima gemella. Entrare in contatto con lui cambiò completamente il corso della mia vita. Anche se sapevo assai poco su Muktananda e il suo mondo, il secondo giorno di ritiro ricevetti lo shaktipat, e nel modo più inaspettato.

Durante una meditazione, lui mi guardò e poi, con una certa forza, mi diede varie volte un colpetto sulla fronte con la mano. L’impatto di questo gesto apparentemente banale fece saltare il coperchio che tratteneva tutte le esperienze, le emozioni e le energie che mi tenevo dentro fin dal giorno della nascita di Sarah.
Improvvisamente mi sembrò di essere stata collegata a una presa di corrente ad alto voltaggio e fui scossa da brividi incontrollabili. Il respiro assunse un ritmo automatico, molto rapido, e una moltitudine di visioni inondò la mia coscienza. Piansi come se mi sentissi rinascere; sperimentai la morte; fui travolta dal dolore e dall’estasi, dalla forza e dalla dolcezza, dall’amore e dalla paura, mi immersi negli abissi e ascesi le più alte vette. Ero come su un ottovolante esperienziale, e sapevo di non poter più impedire che la cosa accadesse. Il genio era uscito dalla bottiglia.

Durante i mesi che seguirono, tutta la mia vita cambiò. La mia ordinata e limitata visione del mondo andò in pezzi, e cominciai a scoprire nuove possibilità entro di me, mentre portavo avanti le mie esperienze di meditazione.
Nello stesso periodo tutto quello che credevo possedere o essere scomparve in rapida successione: il matrimonio finì, e e con esso se ne andarono la mia posizione sociale, il denaro, perfino le carte di credito. Mi sembrava che qualcosa avesse impresso un ritmo accelerato alla mia vita, che molte cose che sarebbero successe gradualmente nel corso del tempo avvenissero invece tutte insieme.

Ero sempre più sospinta da una forza interiore sconosciuta a meditare e a praticare lo yoga, e riconoscevo in Muktananda il mio maestro spirituale. La dedizione con cui praticavo le nuove attività spirituali mi rese sempre più difficile lavorare, e ben presto lasciai il mio posto. Molti amici e la mia famiglia si allontanarono da me, stupiti dai miei nuovi interessi e scossi dalla fine del mio matrimonio.
Avevo cominciato ad avere quelli che chiamavo attacchi di ansia, accessi di enorme energia che qualche volta mi rendevano difficile sbrigare i compiti di tutti i giorni. Ero invasa da un misto di paura, panico e rabbia, ma al tempo stesso ero consapevole di un profondo e delicato legame con la nuova spiritualità, una fonte sconosciuta dentro di me che mi riempiva di gioia e di pace.
Non sapevo più chi fossi e dove andassi, avevo perso la mia identità nel mondo e il timone della mia vita.

Maggio 1975

Questi eventi furono intensificati da un incidente automobilistico in ancora una volta vidi da vicino la morte. In quell’attimo tumultuoso, in mezzo al cozzo metallico ed ai vetri che andavano in frantumi, vidi la mia vita passarmi davanti agli occhi come in un film.
Ero sicura di stare per morire. Improvvisamente mi sembrò di attraversare la cortina opaca della morte e fui colta da una sensazione profonda di unione con ogni cosa nell’universo. Avvertivo di far parte di una complessa rete che abbracciava e univa tutto, che era eterna, nella quale avrei seguitato a esistere per sempre sotto una qualche forma.
La mia precedente certezza che la morte ponesse fine a tutto venne in un sol colpo cancellata da qualcosa che appariva tanto reale da non poterlo negare. Ormai non avrei più potuto credere che la morte fosse la fine di tutto.
Dopo un periodo di profonda euforia suscitata dalle mie scoperte, cominciai a crollare, costretta ad abbandonare la nuova consapevolezza per occuparmi delle potenti energie fisiche ed emozioni, tremiti, ansia, paura, che mi invadevano, ed erano entrate a far parte della mia vita quotidiana.

Di punto in bianco ero stata buttata fuori dalla mia realtà familiare e rassicurante, scagliata in un mondo che comprendeva la morte, la nascita, la rinascita, la spiritualità, in preda a sensazioni ed emozioni prima completamente sconosciute.
Ero spaventata, mi sentivo sola, e, poiché non avevo mai sentito parlare di qualcun altro a cui fossero accadute esperienze simili, l’unica spiegazione che potevo trovare per la mia improvvisa deviazione alla normalità era che stavo diventando pazza. Mi sentivo folle e cominciai a pensare che avrei passato il resto della mia vita rinchiusa in un ospedale psichiatrico.

Estate 1975

In giugno il nostro divorzio fu definitivo e io mi diressi tristemente e piena di paure verso una sconosciuta vita solitaria. Decisi di recarmi sulla costa orientale degli Stati Uniti per far visita ad alcuni amici e cercare di dare una nuova direzione alla mia vita.
Quando fui lì, ebbi l’improvvisa ispirazione di telefonare a Joseph Campbell, che era rimasto un amico, fin dai tempi del college. Ci incontrammo in un piccolo ristorante italiano di New York City e io gli confidai tutta la mia confusione. Joe ascoltò attentamente, con grande comprensione e, dopo aver riflettuto un poco, disse: ho un amico in California, in un posto chiamato Esalen, che si interessa a questo genere di cose; si chiama Stan Grof, p erché non vai a parlargli ! ?”

Seguii il consiglio del mio mentore, e quell’incontro a Big Sur, in California, fu l’inizio di una relazione personale e professionale che da allora non si è più interrotta. Dopo aver ascoltato la mia storia, Stan mi diede il suo libro appena uscito, Realms of the Uman Uncoscious ( I regni dell’inconscio umano) e mi disse: “leggi le pagine sul processo di morte-rinascita e sulle esperienze transpersonali e vedi se ci trovi qualcosa che faccia al caso tuo”.
Presi il libro e lo lessi. Rimasi stupefatta. Esso si basava su venti anni di ricerca svolta da Stan con l’LSD, e descriveva il modello della mente umana che era emerso dalla documentazione dettagliata che egli aveva tenuto delle esperienze vissute durante più di quattromila sedute dai vari soggetti.

Anche se ne sapevo poco sulla droga e certamente non avevo fatto alcuna esperienza di LSD, le descrizioni che andavo leggendo erano esattamente analoghe a molte delle mie esperienze spontanee di nascita, morte, rinascita e spiritualità; estremamente simili erano pure molte delle emozioni e delle sensazioni fisiche descritte
Fu una rivelazione: improvvisamente mi era proposto un ordine di idee che permetteva di capire quanto mi era successo. Altrettanto importante della concezione di Stan era la sua strategia. Egli affermava che, anche se queste esperienze possono spesso essere drammatiche, ardue da viversi, disorganizzanti, terrificanti, è importante vivere fino in fondo il processo, lasciando che esso faccia il suo corso.
Inoltre se queste esperienze vengono appropriatamente sostenute, affrontate e integrate, possono risultare trasformative, terapeutiche, risanatrici, forse perfino evolutive.

Questo era quello che avevo bisogno di sentirmi dire. In un momento in cui mi sentivo assolutamente, irrimediabilmente perduta, in cui temevo di aver perso la salute mentale, il mio atteggiamento improvvisamente mutò. Non pensavo più di essere pazza forse il mio era davvero solo uno stadio difficile di un processo che alla fine mi avrebbe trasformata da quella persona limitata, infelice, sola che ero in un essere umano creativo, realizzato, sereno.

Ottobre1975

Stan e io cominciammo la nostra vita insieme in California, e benché io fossi riscaldata e rincuorata da questa nuova e feconda relazione, il caos interno cresceva. Ero costantemente in preda alle nuove energie, che ormai mi erano familiari. Intensi tremiti mi attraversavano di continuo il corpo, scotendomi violentemente e accelerando la mia respirazione. Un dolore costante divenne la mia realtà quotidiana: provavo una forte tensione nelle gambe, nel fondo della spina dorsale, nelle spalle e nel collo; ero affitta da terribili mal di testa, soprattutto dietro agli occhi. Cominciai ad avere delle visioni spontanee di ogni sorta, alcune delle quali provenienti, così mi sembrava, da altri luoghi e altri tempi.
Un nuovo fenomeno cominciò a dominare la mia realtà: nella mia vita si manifestavano regolarmente delle stupefacenti coincidenze. Parlavo di una persona che avevo conosciuto molti anni prima, e quello stesso pomeriggio ricevevo una telefonata o una lettera importante da lei. Oppure disegnavo qualche cosa che avevo visto in una visione e il giorno successivo, mentre sfogliavo un libro, mi imbattevo inaspettatamente proprio in quell’immagine.
All’inizio rimasi affascinata da fatti tanto insoliti, ma ben presto essi divennero qualcosa di usuale per me. Inoltre il loro contenuto era spesso opprimente, avendo a che fare con problemi di famiglia, con decessi, perdite, sofferenze e lutti.

Il mio ex marito aveva ottenuto la custodia legale dei nostri figli, e il dolore di averli persi era intollerabile. Non potevo più contare sul mio mondo di affetti; sentii di nuovo di aver perso il controllo sulla mia vita, in cui irrompeva qualcosa di estraneo.

11 Maggio 1976

Svegliandomi la mattina di questo giorno, mi trovai incapace di inserirmi nella realtà che mi era familiare: per cinque giorni e notti fui in preda a esperienze oscure e spaventose. Mentre, inerme, ero travolta da questa tempesta interiore, mi dicevo con disperazione:”questo è l’ultimo stadio; ho già perso tutto nella vita, e ora sto perdendo anche il senno”.
Ma Stan vedeva le cose altrimenti. In virtù del lavoro che aveva fatto con l’LSD, egli conosceva bene le manifestazioni talvolta drammatiche del processo di trasformazione, e comprese che il mio era appunto un episodio di questo genere.

Esso avveniva in modo spontaneo, senza la catalizzazione di una sostanza chimica, ma lo sviluppo delle esperienze era simile. Con amore e con fiducia Stan mi disse che secondo lui la mia non era una psicosi, bensì era uno stadio molto importante del mio viaggio spirituale. Lo definimmo un “emergenza spirituale”.
Stan mi assicurò che stava svolgendosi dentro di me un processo purificatore: mi stavo liberando di vecchie emozioni, esperienze, memorie, rimaste chiuse dentro di me, che erano all’origine dei miei problemi esistenziali. Anziché di una malattia, si trattava di un passo verso la guarigione. Anche se talora soffrivo molto, alla fine ne sarei emersa, così mi assicurava Stan, con un nuovo senso di chiarezza, libertà e pace.
Convinto che questa era un’opportunità propizia per sviluppare radicalmente me stessa, Stan mi incoraggiò a guardare in faccia qualsiasi elemento fosse emerso:”la cosa peggiore che potresti fare , mi disse , sarebbe opporre resistenza a quanto sta accadendo; renderesti solo tutto più difficile; la cosa migliore è lasciarsi completamente andare a quello che emerge, comunque esso sia, sperimentandolo fino in fondo ; e attraversando tutto il processo”.
Con il validissimo sostegno di Stan, riuscii alla fine a lasciarmi andare alle esperienze e alle emozioni senza opporre resistenza. Fu come se fosse stato alzato il voltaggio: frustate di energia assalivano tutto il mio corpo, mentre veniva a galla in modo incontrollabile una moltitudine di immagini e di sequenze.

Demoni odiosi mi attaccarono, mostri voraci e violenti mi sbranarono. Ebbi visioni di occhi privi del corpo che mi fissavano, fluttuando come pianeti maligni in un cielo nero, e vissi scene di follia e di stregoneria che apparivano come ricordi di tempi passati.
Con mio orrore, mi identificai tanto con Kristo crocifisso e agonizzante quanto con i suoi carnefici. Morii di molte morti, avendo talvolta l’impressione di essere io a morire, altre volte trasformandomi invece in persone della storia dell’umanità che erano morte in guerra, o perseguitate, o sotto la tortura. Urlavo di paura e di dolore, mi rotolavo sul pavimento in preda ad atroci sofferenze. E si presentavano sempre altre scene, altre ancora.

Stan era sempre vicino a me, rassicurandomi con gentilezza e prendendosi cura dei miei bisogni giornalieri. Mi ricordava che lungo il corso della storia umana erano stati creati dei rituali e delle forme di meditazione, di preghiera, di danza, accompagnati dal suono dei tamburi o dalla recitazione di canti sacri, insomma un gran numero di pratiche destinate ad assistere ad esperienze come la mia. Diceva che ero molto fortunata perché in me tali esperienze si manifestavano spontaneamente.

Anche se non avevo mai attraversato niente di simile prima, sapevo intuitivamente che Stan aveva ragione; questo evento, per terrificante e disorientante che fosse, era un periodo sacro di improvvisa espansione. In qualche modo, attraverso la confusione e il dolore, avvertivo tutto il potenziale positivo dell’esperienza.
Dopo cinque giorni, la solita realtà quotidiana cominciò a riapparire, e io cominciai ad emergere da quella che avevo definito la buia notte della mia anima; non ero più alla mercè delle visioni e delle esperienze del passato e ricominciavo timidamente a interessarmi alle attività della vita quotidiana, come fare il bagno o rovistare nel frigo alla ricerca di uno spuntino.

L’episodio non era assolutamente concluso, ma perlomeno ora ero in grado di funzionare, almeno in parte, come prima. In seguito, per mesi, le ondate di energia che mi facevano tremare, le enormi tensioni fisiche, gli alti e bassi emotive le sequenze visionarie punteggiarono la mia vita. Era difficile condurre un’esistenza quotidiana “normale”; spesso mi sembrava di vivere a cavallo di due mondi; quello della realtà quotidiana e il mondo complesso, ricco di colori, conturbante, del mio inconscio. Avvertivo i benefici delle intuizioni e delle comprensioni raggiunte durante la crisi.
Mi ero resa conto di essere qualcosa di più del solo corpo fisico: possedevo anche un vasto Sé spirituale, che era sempre stato lì, aspettando che io lo scoprissi. Avendo toccato con mano l’assenza di limiti del mio potenziale, decisi che il mio compito nella vita consisteva nel liberarmi delle mie restrizioni personali che mi impedivano di realizzarlo
Ero ancora però profondamente turbata dalla forma in cui il processo si manifestava. Il modello di Stan spiegava molte cose su nascita, morte e spiritualità, ma non descriveva la traiettoria generale del processo, con le sue strane sensazioni fisiche e quelle specifiche visioni. E tutto questo mi terrorizzava.

Che cos’era dunque questo processo che impegnava ogni aspetto della mia natura fisica, emotiva e spirituale, che si manifestava attraverso strani percorsi dell’energia, la quale risaliva lungo le gambe, si inerpicava lungo la spina dorsale fino al sommo della testa e ridiscendeva lungo la parte anteriore del mio corpo? Che significato aveva questa potente e incessante attività interiore che quotidianamente impegnava la mia coscienza e appariva nei momenti più inopportuni ?

1977

Queste domande mi avevano spinto quasi alla disperazione, quando mi capitarono tra le mani due libri sul risveglio della Kundalini, una forma complessa di trasformazione spirituale descritta da secoli dagli yogi indiani. Leggendo questi libri, mi sentii rassicurata: essi contenevano molte, molte descrizioni che corrispondevano in modo esatto alle mie esperienze. Ero eccitatissima. Improvvisamente ero in possesso di una nuova mappa del viaggio interiore.
Entrai allora in un’altra fase della mia odissea: avevo attraversato una sorprendente iniziazione, e ora, che sapevo di che cosa si trattava, mi accingevo a imparare a convivere con questo processo. Cominciai a scoprire che certi cibi e certe attività mi aiutavano, mentre altri erano da evitarsi. E cercai di tenere a mente ciò che avevo imparato: che anche i momenti più penosi costituivano un’occasione di cambiamento. Cercai allora di collaborare con le esperienze e con le energie quando si manifestavano.

Primavera 1980

Dopo aver cominciato a capire il mio processo personale di emergenza e a collaborare con esso, presi a narrare la mia storia durante i seminari che Stan e io tenevamo, e parlai con altri che avevano avuto analoghe esperienze. Rimasi stupefatta del gran numero di persone che avevano vissuto un viaggio simile al mio e di quelle che stavano vivendo spesso, faticosamente, la loro  un’avventura interiore.
Cominciai a rendermi conto del fatto che molti individui che attraversano un’autentica crisi trasformazionale vengono di continuo fraintesi, diagnosticati erroneamente e sottoposti a trattamenti inadeguati da parte della psichiatria e della psicologia tradizionali.
Profondamente grata al destino che mi aveva risparmiato una simile sorte, mi convinsi della necessità di un tipo alternativo di assistenza per coloro che intendessero accettarla.
Con tale obiettivo in mente, fondai lo Spiritual Emergence Network, S.E.N, una rete internazionale di risorse e informazioni che offre un sostegno a coloro che attraversano una crisi e a che sta loro vicino.

Agosto 1989

Tre anni e mezzo fa le manifestazioni più caotiche e conturbanti della mia esperienza spirituale, che avevano occupato la mia vita quotidiana per dodici anni, si sono modificate e chiarite.
La strada che mi ha portato a questo risultato è stata complessa e penosa. Avevo cominciato a ricorrere all’alcol per alleviare le manifestazioni del processo della Kundalini e col tempo ero diventata un’alcolista.
Senza addentrarmi maggiormente nei particolari, dirò solo che sono stata per un certo tempo in cura; ora, mentre scrivo, ho raggiunto uno stadio di equilibrio e di serenità, un rapporto con il mondo, quali mai li avevo sperimentati in precedenza. Questo non significa che la mia vita sia sempre semplice e piena, ma i suoi inevitabili alti e bassi non mi sconvolgono più così ma fondo.

Anche se mi rendo conto che il mio lavoro interiore è tutt’altro che concluso, godo di un benessere generale nella mia esistenza e ho sviluppato una profonda fiducia nella saggezza del processo spirituale. Dopo una vita di ricerca del contatto con una forza che percepisco come Dio, ora sto scoprendo che, con uno sforzo da parta mia, è possibile avvertire questo contatto nella vita di tutti i giorni. Nella mia vita è entrata una nuova pace, assieme alla capacità di apprezzare la bellezza dell’esistenza tutta .

Christina Grof

Tratto da  "Guarire dalla dipendenza " di  Christina Grof ed. Red 

 
 
 Un Cigno per Christina

 

 
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