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Il mio viaggio personale di
trasformazione è la prima ragione del mio grande
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interesse e
coinvolgimento nel campo dell’emergenza spirituale.
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Per anni sono stata
immersa in un processo di risveglio drammatico e assorbente, |
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che si
era introdotto non invitato nella mia esistenza e che ha trasformato
la mia |
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vita e
modificato profondamente tanto me che Stan. |
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La
lotta quotidiana, con tutti i problemi e le complicazioni creati
dalla mia avventura, ha insegnato ad entrambi molte cose, che sono
in seguito risultate |
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utili anche agli altri ;e
che costituiscono il nucleo centrale del lavoro che ha |
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portato sia a
questo volume sia al primo libro che abbiamo scritto su questo
argomento. "
Emergenzae Spirituali " red edizioni |
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Questa è la
relazione del caso di emergenza spirituale che noi due
conosciamo meglio. Ho scoperto che quando racconto la mia storia
personale molte persone entrano in risonanza con essa e traggono
conforto dal fatto di non essere sole; i particolari possono
variare, ma la dinamica generale sembra essere comune per molti di
noi. Forse alcuni dei temi di cui parlerò vi risulteranno familiari,
in base a un’esperienza personale o di qualcuno a voi vicino. |
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Ricordate
tuttavia che quello che descrivo è il mio caso personale di
emergenza spirituale e che probabilmente esso è più colorito e
drammatico della maggior parte dei casi. Non per tutti le cose vanno
a questo modo.
Anche se il mio viaggio è stato per molti anni turbolento e caotico,
sono passata dagli stadi più intollerabili ad altri più sereni, che
mi hanno portato a una modalità di esistenza più integrata di quanto
non avessi mai sperimentato prima. Le energie, che prima cozzavano
disordinatamente, sono in seguito diventate fluenti e regolari; e al
caos dei primi anni è subentrata una fase di creatività. Parecchi
problemi emotivi che prima condizionavano la mia vita sono stati
risolti e molte paure che mi assillavano sono scomparse. L’aver
affrontato questa prova mi ha reso una persona più appagata e più in
pace col mondo.
Ho passato gran parte della mia infanzia nei sobborghi di
Honolulu. Esteriormente apparivo del tutto simile a tante altre
ragazzine cresciute durante gli anni Quaranta e Cinquanta. |
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Come altre della mia
generazione, cercavo di essere una “brava bambina”, che rispetta i
valori convenzionali, fa quello che ci si aspetta da lei e non perde
mai il controllo. Quando non andavo a scuola, passavo molto tempo
fuori casa nuotando, facendo del surf, andando a cavallo. Avevo
dieci anni quando entrai in contatto con la Chiesa episcopale della
nostra zona e fui presa da una passione per Gesù. Un paio di anni
dopo, divenni membro attivo nella Chiesa. |
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Amavo il Natale,
con la commovente cerimonia piena di luci della nascita di Gesù; era
un periodo magico, che mi affascinava. Ma una presa ancora maggiore
su di me l’aveva la Pasqua, per la potenza degli eventi che
rievocava. Per me Gesù non era una figura storica vissuta duemila
anni orsono; la sua morte e la sua resurrezione erano esperienze
vive, a cui partecipavo. Egli era reale, presente, raggiungibile da
me, qui e ora. |
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Crescendo il mio
legame con la religione ufficiale andò indebolendosi; provai gli
stessi sentimenti appassionati che avevo vissuti nella Chiesa quando
esplorai il mondo dell’arte, della letteratura e della mitologia. Al
college studiai con il grande mitologo , Joseph Campbell e mi colpì
la scoperta che il tema della morte e della rinascita riappariva
ripetutamente nei miti di tante culture. Malgrado l’ampliamento
mentale prodotto dai miei studi, la mia visione personale del mondo
rimaneva limitata e piena di timori. |
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Molti aspetti
della vita mi spaventavano e la morte mi terrorizzava. Pensavo che
venissimo su questa Terra una sola volta. Nasciamo, facciamo quello
che possiamo prima che la morte ci colga, poi moriamo.
Giugno 1964 |
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Pochi giorni dopo
essermi diplomata al college, sposai un professore della scuola
superiore che avevo conosciuto nelle Hawaii. Vivevamo a Honolulu,
dove io insegnavo arte e scrittura creativa. Mi era sempre piaciuta
l’attività fisica, così facevo ginnastica e frequentavo una volta
alla settimana un corso di Hatha Yoga.
Mantenevo la mia concezione piuttosto convenzionale della vita e
pensavo che la scontentezza che provavo (e celavo) fosse
semplicemente da accettarsi come parte dell’esistenza. Eppure, nel
profondo, avvertivo un’indistinta aspirazione a qualcos’altro. |
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Dopo quattro anni
decidemmo di metter su famiglia e io rimasi subito incinta del
nostro primo figlio.
Durante i nove mesi della gravidanza, combinai lo stretching dello
hatha yoga con le tecniche che imparavo nei corsi di
preparazione al parto secondo il metodo Ferdinand Lamaze. Mi piaceva
aspettare un bambino, mi sembrava di partecipare a un miracolo;
attendevo con gioiosa ansia l’arrivo del nostro primo figlio. |
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28 settembre 1968 |
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Mentre ero stesa sul
lettino della sala parto, guardai verso l’alto e vidi l’immensa
lampada chirurgica e le facce gentili e premurose dei medici,
dell’assistente e delle infermiere, e di mio marito. Dopo sole poche
ore di doglie, mio figlio stava facendo rapidamente il suo ingresso
nel mondo, mentre io cooperavo con tutte le forze, piena di
entusiasmo. |
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Le persone intorno
a me mi incoraggiavano dicendo: “ Spingi…spingi…con calma e con
forza, ricordati di respirare…”, quando improvvisamente avvertii un
brusco strattone dentro di me, mentre delle potenti energie
sconosciute venivano inaspettatamente liberate e mi inondavo il
corpo. Cominciai a tremare in maniera incontrollabile.
Grandi tremiti elettrici correvano dalla punta dei piedi su per le
gambe e la spina dorsale, fino al sommo della testa. Dei
luminosissimi mosaici di luce bianca mi esplosero in testa e, invece
di continuare la respirazione profonda secondo il metodo Lamaze, fui
colta e sopraffatta da un ritmo di respirazione strano,
involontario.
Fu come se fossi stata colpita da una forza miracolosa ma
terrificante, che mi lasciò eccitata e terrorizzata; lo scuotimento
le visioni e quella strana respirazione spontanea non erano
certamente quanto mi ero aspettata dopo tutti quei mesi di
preparazione al parto. Non appena mio figlio fu venuto al mondo, mi
fecero due iniezioni di morfina, che arrestarono l’intero processo.
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Ben presto il
fenomeno meraviglioso cessò e io rimasi piena di imbarazzo e timori.
Ero una donna che cercava sempre di no dimenticare le buone maniere,
molto rispettosa delle autorità, ed ecco che avevo perso
completamente il controllo ! Cercai di ricompormi nel più breve
tempo possibile. |
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2 Novembre 1970 |
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Due anni dopo la
nascita di Nathaniel, ebbi un’esperienza analoga durante gli stadi
finali del parto di mia figlia Sarah. Le esperienze furono più
potenti delle precedenti e mi fu data una bella dose di
tranquillanti, che confermarono la mia impressione che, qualsiasi
cosa stesse accadendo, era comunque il sintomo di una malattia.
In seguito, feci il possibile per rimuovere e dimenticare quello che
consideravo un episodio umiliante di inadeguatezza. Mi piaceva fare
la madre e passavo quasi tutto il mio tempo con i miei figli.
Continuavo a studiare hatha yoga per mantenermi in forma, ed ero
diventata piuttosto brava nell’esecuzione di vari esercizi fisici
complessi. |
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Un giorno,
qualcuno nella mia classe di yoga avanzato raccontò, con una certa
eccitazione, che stava per arrivare a Honolulu un guru proveniente
dall’India, che proponeva un ritiro di tre giorni in cui si
sarebbero fatte delle meditazioni e si sarebbe cantato, oltre ad
ascoltare dei discorsi spirituali. Il mio matrimonio si stava
deteriorando, dopo anni di divergenze e di infelicità. Avevo bisogno
di passare una settimana lontano da casa, e anche se la cosa non mi
interessava in modo particolare, mi iscrissi al ritiro, senza avere
la minima idea di ciò a cui andavo incontro.
Luglio 1974 |
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Il guru si
chiamava Swuami Muktananda, Baba per i suoi seguaci. Originario
dell’India meridionale, aveva cominciato a quindici anni la sua
fervente ricerca spirituale, che alla fine lo aveva condotto al suo
maestro, Bhagawan Nityananda. Dopo anni di intensa pratica della
meditazione sotto la guida del suo maestro, aveva raggiunto l’autorealizzazione.
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Era diventato un
rispettato maestro di shaktipat, un maestro capace di risvegliare
negli altri, mediante uno sguardo, un contatto, una parola, gli
impulsi e le energie spirituali, dando inizio ad un processo di
sviluppo spirituale.
In seguito aveva fatto molti viaggi nell’ovest, dove aveva iniziato
alla sua tradizione del Siddha yoga migliaia di persone mediante lo
shaktipat; inoltre aveva tenuto conferenze e scritto diffusamente
sulla meditazione, lo yoga, la mente e altri argomenti
spirituali.
Il miglior modo per descrivere il mio incontro con Muktananda
è dire che è stato come innamorarsi perdutamente o incontrare
l’anima gemella. Entrare in contatto con lui cambiò completamente il
corso della mia vita. Anche se sapevo assai poco su Muktananda e il
suo mondo, il secondo giorno di ritiro ricevetti lo shaktipat, e nel
modo più inaspettato. |
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Durante una
meditazione, lui mi guardò e poi, con una certa forza, mi diede
varie volte un colpetto sulla fronte con la mano. L’impatto di
questo gesto apparentemente banale fece saltare il coperchio che
tratteneva tutte le esperienze, le emozioni e le energie che mi
tenevo dentro fin dal giorno della nascita di Sarah.
Improvvisamente mi sembrò di essere stata collegata a una presa di
corrente ad alto voltaggio e fui scossa da brividi incontrollabili.
Il respiro assunse un ritmo automatico, molto rapido, e una
moltitudine di visioni inondò la mia coscienza. Piansi come se mi
sentissi rinascere; sperimentai la morte; fui travolta dal dolore e
dall’estasi, dalla forza e dalla dolcezza, dall’amore e dalla paura,
mi immersi negli abissi e ascesi le più alte vette. Ero come su un
ottovolante esperienziale, e sapevo di non poter più impedire che la
cosa accadesse. Il genio era uscito dalla bottiglia. |
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Durante i mesi che
seguirono, tutta la mia vita cambiò. La mia ordinata e limitata
visione del mondo andò in pezzi, e cominciai a scoprire nuove
possibilità entro di me, mentre portavo avanti le mie esperienze di
meditazione.
Nello stesso periodo tutto quello che credevo possedere o
essere scomparve in rapida successione: il matrimonio finì, e e con
esso se ne andarono la mia posizione sociale, il denaro, perfino le
carte di credito. Mi sembrava che qualcosa avesse impresso un ritmo
accelerato alla mia vita, che molte cose che sarebbero successe
gradualmente nel corso del tempo avvenissero invece tutte insieme.
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Ero sempre più
sospinta da una forza interiore sconosciuta a meditare e a praticare
lo yoga, e riconoscevo in Muktananda il mio maestro spirituale. La
dedizione con cui praticavo le nuove attività spirituali mi rese
sempre più difficile lavorare, e ben presto lasciai il mio posto.
Molti amici e la mia famiglia si allontanarono da me, stupiti dai
miei nuovi interessi e scossi dalla fine del mio matrimonio.
Avevo cominciato ad avere quelli che chiamavo attacchi di ansia,
accessi di enorme energia che qualche volta mi rendevano difficile
sbrigare i compiti di tutti i giorni. Ero invasa da un misto di
paura, panico e rabbia, ma al tempo stesso ero consapevole di un
profondo e delicato legame con la nuova spiritualità, una fonte
sconosciuta dentro di me che mi riempiva di gioia e di pace.
Non sapevo più chi fossi e dove andassi, avevo perso la mia identità
nel mondo e il timone della mia vita. |
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Maggio 1975 |
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Questi eventi furono
intensificati da un incidente automobilistico in ancora una volta
vidi da vicino la morte. In quell’attimo tumultuoso, in mezzo al
cozzo metallico ed ai vetri che andavano in frantumi, vidi la mia
vita passarmi davanti agli occhi come in un film.
Ero sicura di stare per morire. Improvvisamente mi sembrò di
attraversare la cortina opaca della morte e fui colta da una
sensazione profonda di unione con ogni cosa nell’universo. Avvertivo
di far parte di una complessa rete che abbracciava e univa tutto,
che era eterna, nella quale avrei seguitato a esistere per sempre
sotto una qualche forma.
La mia precedente certezza che la morte ponesse fine a tutto
venne in un sol colpo cancellata da qualcosa che appariva tanto
reale da non poterlo negare. Ormai non avrei più potuto credere che
la morte fosse la fine di tutto.
Dopo un periodo di profonda euforia suscitata dalle mie scoperte,
cominciai a crollare, costretta ad abbandonare la nuova
consapevolezza per occuparmi delle potenti energie fisiche ed
emozioni, tremiti, ansia, paura, che mi invadevano, ed erano entrate
a far parte della mia vita quotidiana. |
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Di punto in bianco
ero stata buttata fuori dalla mia realtà familiare e rassicurante,
scagliata in un mondo che comprendeva la morte, la nascita, la
rinascita, la spiritualità, in preda a sensazioni ed emozioni prima
completamente sconosciute.
Ero spaventata, mi sentivo sola, e, poiché non avevo mai sentito
parlare di qualcun altro a cui fossero accadute esperienze simili,
l’unica spiegazione che potevo trovare per la mia improvvisa
deviazione alla normalità era che stavo diventando pazza. Mi sentivo
folle e cominciai a pensare che avrei passato il resto della mia
vita rinchiusa in un ospedale psichiatrico. |
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Estate 1975 |
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In giugno il nostro
divorzio fu definitivo e io mi diressi tristemente e piena di paure
verso una sconosciuta vita solitaria. Decisi di recarmi sulla costa
orientale degli Stati Uniti per far visita ad alcuni amici e cercare
di dare una nuova direzione alla mia vita.
Quando fui lì, ebbi l’improvvisa ispirazione di telefonare a Joseph
Campbell, che era rimasto un amico, fin dai tempi del college. Ci
incontrammo in un piccolo ristorante italiano di New York City e io
gli confidai tutta la mia confusione. Joe ascoltò attentamente, con
grande comprensione e, dopo aver riflettuto un poco, disse: ho un
amico in California, in un posto chiamato Esalen, che si interessa a
questo genere di cose; si chiama Stan Grof, p erché non vai a
parlargli ! ?” |
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Seguii il
consiglio del mio mentore, e quell’incontro a Big Sur, in
California, fu l’inizio di una relazione personale e professionale
che da allora non si è più interrotta. Dopo aver ascoltato la mia
storia, Stan mi diede il suo libro appena uscito, Realms of the Uman
Uncoscious ( I regni dell’inconscio umano) e mi disse: “leggi le
pagine sul processo di morte-rinascita e sulle esperienze
transpersonali e vedi se ci trovi qualcosa che faccia al caso tuo”.
Presi il libro e lo lessi. Rimasi stupefatta. Esso si basava su
venti anni di ricerca svolta da Stan con l’LSD, e descriveva il
modello della mente umana che era emerso dalla documentazione
dettagliata che egli aveva tenuto delle esperienze vissute durante
più di quattromila sedute dai vari soggetti. |
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Anche se ne
sapevo poco sulla droga e certamente non avevo fatto alcuna
esperienza di LSD, le descrizioni che andavo leggendo erano
esattamente analoghe a molte delle mie esperienze spontanee di
nascita, morte, rinascita e spiritualità; estremamente simili erano
pure molte delle emozioni e delle sensazioni fisiche descritte
Fu una rivelazione: improvvisamente mi era proposto un ordine di
idee che permetteva di capire quanto mi era successo. Altrettanto
importante della concezione di Stan era la sua strategia. Egli
affermava che, anche se queste esperienze possono spesso essere
drammatiche, ardue da viversi, disorganizzanti, terrificanti, è
importante vivere fino in fondo il processo, lasciando che esso
faccia il suo corso.
Inoltre se queste esperienze vengono appropriatamente sostenute,
affrontate e integrate, possono risultare trasformative,
terapeutiche, risanatrici, forse perfino evolutive. |
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Questo era quello
che avevo bisogno di sentirmi dire. In un momento in cui mi sentivo
assolutamente, irrimediabilmente perduta, in cui temevo di aver
perso la salute mentale, il mio atteggiamento improvvisamente mutò.
Non pensavo più di essere pazza forse il mio era davvero solo uno
stadio difficile di un processo che alla fine mi avrebbe trasformata
da quella persona limitata, infelice, sola che ero in un essere
umano creativo, realizzato, sereno. |
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Ottobre1975 |
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Stan e io cominciammo
la nostra vita insieme in California, e benché io fossi riscaldata e
rincuorata da questa nuova e feconda relazione, il caos interno
cresceva. Ero costantemente in preda alle nuove energie, che ormai
mi erano familiari. Intensi tremiti mi attraversavano di continuo il
corpo, scotendomi violentemente e accelerando la mia respirazione.
Un dolore costante divenne la mia realtà quotidiana: provavo una
forte tensione nelle gambe, nel fondo della spina dorsale, nelle
spalle e nel collo; ero affitta da terribili mal di testa,
soprattutto dietro agli occhi. Cominciai ad avere delle visioni
spontanee di ogni sorta, alcune delle quali provenienti, così mi
sembrava, da altri luoghi e altri tempi.
Un nuovo fenomeno cominciò a dominare la mia realtà: nella
mia vita si manifestavano regolarmente delle stupefacenti
coincidenze. Parlavo di una persona che avevo conosciuto molti anni
prima, e quello stesso pomeriggio ricevevo una telefonata o una
lettera importante da lei. Oppure disegnavo qualche cosa che avevo
visto in una visione e il giorno successivo, mentre sfogliavo un
libro, mi imbattevo inaspettatamente proprio in quell’immagine.
All’inizio rimasi affascinata da fatti tanto insoliti, ma ben presto
essi divennero qualcosa di usuale per me. Inoltre il loro contenuto
era spesso opprimente, avendo a che fare con problemi di famiglia,
con decessi, perdite, sofferenze e lutti. |
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Il mio ex marito
aveva ottenuto la custodia legale dei nostri figli, e il dolore di
averli persi era intollerabile. Non potevo più contare sul mio mondo
di affetti; sentii di nuovo di aver perso il controllo sulla mia
vita, in cui irrompeva qualcosa di estraneo. |
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11 Maggio 1976 |
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Svegliandomi la
mattina di questo giorno, mi trovai incapace di inserirmi nella
realtà che mi era familiare: per cinque giorni e notti fui in preda
a esperienze oscure e spaventose. Mentre, inerme, ero travolta da
questa tempesta interiore, mi dicevo con disperazione:”questo è
l’ultimo stadio; ho già perso tutto nella vita, e ora sto perdendo
anche il senno”.
Ma Stan vedeva le cose altrimenti. In virtù del lavoro che aveva
fatto con l’LSD, egli conosceva bene le manifestazioni talvolta
drammatiche del processo di trasformazione, e comprese che il mio
era appunto un episodio di questo genere. |
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Esso avveniva
in modo spontaneo, senza la catalizzazione di una sostanza chimica,
ma lo sviluppo delle esperienze era simile. Con amore e con fiducia
Stan mi disse che secondo lui la mia non era una psicosi, bensì era
uno stadio molto importante del mio viaggio spirituale. Lo definimmo
un “emergenza spirituale”.
Stan mi assicurò che stava svolgendosi dentro di me un processo
purificatore: mi stavo liberando di vecchie emozioni, esperienze,
memorie, rimaste chiuse dentro di me, che erano all’origine dei miei
problemi esistenziali. Anziché di una malattia, si trattava di un
passo verso la guarigione. Anche se talora soffrivo molto, alla fine
ne sarei emersa, così mi assicurava Stan, con un nuovo senso di
chiarezza, libertà e pace.
Convinto che questa era un’opportunità propizia per sviluppare
radicalmente me stessa, Stan mi incoraggiò a guardare in faccia
qualsiasi elemento fosse emerso:”la cosa peggiore che potresti fare
, mi disse , sarebbe opporre resistenza a quanto sta accadendo;
renderesti solo tutto più difficile; la cosa migliore è lasciarsi
completamente andare a quello che emerge, comunque esso sia,
sperimentandolo fino in fondo ; e attraversando tutto il processo”.
Con il validissimo sostegno di Stan, riuscii alla fine a lasciarmi
andare alle esperienze e alle emozioni senza opporre resistenza. Fu
come se fosse stato alzato il voltaggio: frustate di energia
assalivano tutto il mio corpo, mentre veniva a galla in modo
incontrollabile una moltitudine di immagini e di sequenze. |
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Demoni odiosi
mi attaccarono, mostri voraci e violenti mi sbranarono. Ebbi visioni
di occhi privi del corpo che mi fissavano, fluttuando come pianeti
maligni in un cielo nero, e vissi scene di follia e di stregoneria
che apparivano come ricordi di tempi passati.
Con mio orrore, mi identificai tanto con Kristo crocifisso e
agonizzante quanto con i suoi carnefici. Morii di molte morti,
avendo talvolta l’impressione di essere io a morire, altre volte
trasformandomi invece in persone della storia dell’umanità che erano
morte in guerra, o perseguitate, o sotto la tortura. Urlavo di paura
e di dolore, mi rotolavo sul pavimento in preda ad atroci
sofferenze. E si presentavano sempre altre scene, altre ancora.
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Stan era sempre
vicino a me, rassicurandomi con gentilezza e prendendosi cura
dei miei bisogni giornalieri. Mi ricordava che lungo il corso della
storia umana erano stati creati dei rituali e delle forme di
meditazione, di preghiera, di danza, accompagnati dal suono dei
tamburi o dalla recitazione di canti sacri, insomma un gran numero
di pratiche destinate ad assistere ad esperienze come la mia. Diceva
che ero molto fortunata perché in me tali esperienze si
manifestavano spontaneamente. |
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Anche se non avevo
mai attraversato niente di simile prima, sapevo intuitivamente che
Stan aveva ragione; questo evento, per terrificante e disorientante
che fosse, era un periodo sacro di improvvisa espansione. In qualche
modo, attraverso la confusione e il dolore, avvertivo tutto il
potenziale positivo dell’esperienza.
Dopo cinque giorni, la solita realtà quotidiana cominciò a
riapparire, e io cominciai ad emergere da quella che avevo definito
la buia notte della mia anima; non ero più alla mercè delle visioni
e delle esperienze del passato e ricominciavo timidamente a
interessarmi alle attività della vita quotidiana, come fare il bagno
o rovistare nel frigo alla ricerca di uno spuntino. |
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L’episodio non era
assolutamente concluso, ma perlomeno ora ero in grado di funzionare,
almeno in parte, come prima. In seguito, per mesi, le ondate di
energia che mi facevano tremare, le enormi tensioni fisiche, gli
alti e bassi emotive le sequenze visionarie punteggiarono la mia
vita. Era difficile condurre un’esistenza quotidiana “normale”;
spesso mi sembrava di vivere a cavallo di due mondi; quello della
realtà quotidiana e il mondo complesso, ricco di colori,
conturbante, del mio inconscio. Avvertivo i benefici delle
intuizioni e delle comprensioni raggiunte durante la crisi.
Mi ero resa conto di essere qualcosa di più del solo corpo
fisico: possedevo anche un vasto Sé spirituale, che era sempre stato
lì, aspettando che io lo scoprissi. Avendo toccato con mano
l’assenza di limiti del mio potenziale, decisi che il mio compito
nella vita consisteva nel liberarmi delle mie restrizioni personali
che mi impedivano di realizzarlo
Ero ancora però profondamente turbata dalla forma in cui il processo
si manifestava. Il modello di Stan spiegava molte cose su nascita,
morte e spiritualità, ma non descriveva la traiettoria generale del
processo, con le sue strane sensazioni fisiche e quelle specifiche
visioni. E tutto questo mi terrorizzava. |
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Che cos’era dunque
questo processo che impegnava ogni aspetto della mia natura fisica,
emotiva e spirituale, che si manifestava attraverso strani percorsi
dell’energia, la quale risaliva lungo le gambe, si inerpicava lungo
la spina dorsale fino al sommo della testa e ridiscendeva lungo la
parte anteriore del mio corpo? Che significato aveva questa potente
e incessante attività interiore che quotidianamente impegnava la mia
coscienza e appariva nei momenti più inopportuni ? |
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1977 |
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Queste domande
mi avevano spinto quasi alla disperazione, quando mi capitarono tra
le mani due libri sul risveglio della Kundalini, una forma complessa
di trasformazione spirituale descritta da secoli dagli yogi indiani.
Leggendo questi libri, mi sentii rassicurata: essi contenevano
molte, molte descrizioni che corrispondevano in modo esatto alle mie
esperienze. Ero eccitatissima. Improvvisamente ero in possesso di
una nuova mappa del viaggio interiore.
Entrai allora in un’altra fase della mia odissea: avevo attraversato
una sorprendente iniziazione, e ora, che sapevo di che cosa si
trattava, mi accingevo a imparare a convivere con questo processo.
Cominciai a scoprire che certi cibi e certe attività mi aiutavano,
mentre altri erano da evitarsi. E cercai di tenere a mente ciò che
avevo imparato: che anche i momenti più penosi costituivano
un’occasione di cambiamento. Cercai allora di collaborare con le
esperienze e con le energie quando si manifestavano. |
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Primavera 1980 |
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Dopo aver cominciato
a capire il mio processo personale di emergenza e a collaborare con
esso, presi a narrare la mia storia durante i seminari che Stan e io
tenevamo, e parlai con altri che avevano avuto analoghe esperienze.
Rimasi stupefatta del gran numero di persone che avevano vissuto un
viaggio simile al mio e di quelle che stavano vivendo spesso,
faticosamente, la loro un’avventura interiore.
Cominciai a rendermi conto del fatto che molti individui che
attraversano un’autentica crisi trasformazionale vengono di continuo
fraintesi, diagnosticati erroneamente e sottoposti a trattamenti
inadeguati da parte della psichiatria e della psicologia
tradizionali.
Profondamente grata al destino che mi aveva risparmiato una simile
sorte, mi convinsi della necessità di un tipo alternativo di
assistenza per coloro che intendessero accettarla.
Con tale obiettivo in mente, fondai lo Spiritual Emergence Network,
S.E.N, una rete internazionale di risorse e informazioni che offre
un sostegno a coloro che attraversano una crisi e a che sta loro
vicino. |
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Agosto 1989 |
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Tre anni e mezzo fa
le manifestazioni più caotiche e conturbanti della mia esperienza
spirituale, che avevano occupato la mia vita quotidiana per dodici
anni, si sono modificate e chiarite.
La strada che mi ha portato a questo risultato è stata complessa e
penosa. Avevo cominciato a ricorrere all’alcol per alleviare le
manifestazioni del processo della Kundalini e col tempo ero
diventata un’alcolista.
Senza addentrarmi maggiormente nei particolari, dirò solo che sono
stata per un certo tempo in cura; ora, mentre scrivo, ho raggiunto
uno stadio di equilibrio e di serenità, un rapporto con il mondo,
quali mai li avevo sperimentati in precedenza. Questo non significa
che la mia vita sia sempre semplice e piena, ma i suoi inevitabili
alti e bassi non mi sconvolgono più così ma fondo. |
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Anche se mi rendo
conto che il mio lavoro interiore è tutt’altro che concluso, godo di
un benessere generale nella mia esistenza e ho sviluppato una
profonda fiducia nella saggezza del processo spirituale. Dopo una
vita di ricerca del contatto con una forza che percepisco come Dio,
ora sto scoprendo che, con uno sforzo da parta mia, è possibile
avvertire questo contatto nella vita di tutti i giorni. Nella mia
vita è entrata una nuova pace, assieme alla capacità di apprezzare
la bellezza dell’esistenza tutta . |
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Christina Grof |
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Tratto da "Guarire dalla
dipendenza " di Christina Grof ed. Red |
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| Un Cigno per Christina |
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