Intervista a Stanislav Grof
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Intervista a Stanislav Grof

 

Virginia Salles intervista Stanislav Grof  ( Roma Novembre 2006 )

Virginia Salles                                                                                                                                             Gli avvenimenti dell’esperienza olotropica sono così straordinari e sconvolgenti che viene il desiderio di comunicarli a tutto il mondo. Ma perché la comunicazione tra la psicologia transpersonale e quella tradizionale risulta così difficile e complessa? Come comunicare questo tipo di esperienze? Il tema del prossimo numero di questa rivista sarà “psicologia e comunicazione”. Vorrei sapere qualcosa sulla comunicazione tra queste due diverse psicologie (transpersonale e tradizionale).

Stanislav Grof:
È particolarmente difficile capire cosa avviene nella respirazione olotropica, bisogna farne esperienza. Abbiamo osservato alcune cose comuni ed altre diverse tra le persone quando vengono a fare un seminario o il training di respirazione olotropica. Dopo aver fatto l’esperienza, insegniamo loro come comunicarla nella loro cultura.
Bisogna essere molto attenti a come i partecipanti la descrivono, altrimenti le altre persone non riescono a comprendere.
Così, se vivi in una cultura indigena, per esempio, quella cultura ha una visione del mondo, una mitologia ed una filosofia che può realmente assorbire questi stati non-ordinari. Così, le persone che hanno partecipato ad un rituale o qualcosa del genere e hanno questo tipo di esperienza, lo vedono convalidato da ciò in cui la loro cultura crede.
Allo stesso tempo viene rafforzata la connessione con la loro cultura. Nella nostra cultura, invece, le persone trovano difficoltà di comprensione e comunicazione, perché sono ingenue nei confronti di questo mondo esperienziale.
Semplicemente non capiscono, perché le esperienze che vivono non sono supportate da un insieme di miti e credenze che li convalidino, in un certo senso deviano dalla loro cultura... questo è quello che successe negli anni sessanta, quando la generazione dell’epoca faceva esperienze psichedeliche che la portavano ad avere idee ed intuizioni (insights) molto diverse dalla cultura dominante e la isolavano rispetto alla società.
V. S.:
Perché in Italia, particolarmente, è così difficile comunicare con la psicologia tradizionale?
S.Grof:
È difficile in generale, non solo in Italia... la comunicazione fra la psicologia transpersonale e la psicologia e psichiatria tradizionale, accademica, perché la visione del mondo è completamente diversa, il modello della psiche è completamente diverso. Si è condizionati da un modello della psiche limitato alla biografia postnatale.
V. S.:
Io sono nata in Brasile. Nel mio paese sono molto aperti alla psicologia transpersonale e questo avviene anche in ambito accademico. Come mai?
S.Grof:
Il popolo che rappresenti è di un mondo diverso, ma qui la psicologia e psichiatria accademica ha un modello del cervello che lo vede come un hardware di un computer, che ha un software, ossia la biografia postnatale: l’infanzia, il periodo neonatale, ecc., e crede che non ci sia niente oltre questo. La psicologia transpersonale ha ampliato molto questo modello, includendo ovviamente sia il periodo biografico, sia il periodo prenatale e perinatale ed ha quindi fatto esplodere il modello della psiche nella sfera transpersonale. Si possono fare esperienze di identificazione con altre persone, esperienze di altre vite, degli archetipi, di secoli passati, culture... esperienze che la psicologia e psichiatria tradizionale considerano create da una patologia.
V. S.:
Come vedi il futuro della psicologia?
S.Grof:
Della psicologia transpersonale o della psicologia in generale?
V. S.:
Della psicologia in generale.
S.Grof:
Io penso che esistano esperienze, prove, osservazioni più che sufficienti dal lavoro con gli stati non-ordinari di coscienza, che se fossero studiati sistematicamente condurrebbero ad una rivoluzione paragonabile a quella che avvenne ai fisici nelle prime due decadi del ventesimo secolo, quando si è passati dalla fisica newtoniana alla fisica relativistica e quindi alla fisica quantistica. È straordinario ciò che furono capaci di fare i fisici, cioè cambiare il modo di pensare; così, con tutte le prove che si hanno, anche la psicologia potrebbe fare lo stesso percorso. Ciò che voglio dire è che le prove sono già lì, e se le persone che le osservano fossero sufficientemente aperte mentalmente, la rivoluzione avverrebbe in modo automatico.
V. S.:
Un’ultima domanda: quando c’è sincronicità vuol dire che siamo sulla strada giusta?
S.Grof:
Beh, ho alcuni episodi nel mio libro risalenti a quando ho iniziato a studiare gli stati non-ordinari e la sincronicità cominciò ad essere presente. In base alla loro qualità potevi sentirti elevato spiritualmente, avere la sensazione di essere privilegiato o di esplosività, di trovarti di fronte ad un evento speciale o che ci siano un’attenzione, una guida speciale…
Ci possono essere sincronicità che portano ad idee paranoiche, se le persone che le vivono non mantengono una posizione neutrale, di distacco. Direi che non bisogna prendere decisioni sulla base delle sincronicità avvenute negli stati non ordinari finché non si ha un riscontro nella realtà ordinaria.
V. S.:
Quando accade l’impossibile?
S.Grof:
Non è una domanda, ma un’affermazione, il mio libro parla di storie di quando accade l’impossibile.
V. S.:
E continua ad accadere?
S.Grof:
Certo, accade continuamente.

"Quando accade l'Impossibile" Stanislav Grof - edizioni Apogeo ( Urrà)

 

Nota
L’ultimo libro di Grof, pubblicato dopo questa intervista, fresco di stampa in Italia è “QUANDO ACCADE L’IMPOSSIBILE, avventure in realtà non ordinarie”, pubblicato da Urra – Apogeo s.r.l., Milano, 2006.

ESTRATTO

Esiste certamente un collegamento tra la spiritualità e l'inconscio. La spiritualità genuina è basata su esperienze che comportano dimensioni di realtà delle quali noi non siamo consapevoli nel nostro stato ordinario di coscienza e che, in questo senso, sono inconsce. Ma anche se non tutte le esperienze inconsce sono di natura spirituale, esse possono comunque avere in comune quella qualità che C.G. Jung definisce “numinosa”, Inoltre, molte delle esperienze spirituali, dovrebbero essere definite più precisamente “superconsce”.
La psicologia e psichiatria accademica hanno un modello del cervello che lo vede come un hardware di un computer, che ha un software, ossia la biografia postnatale: l’infanzia, il periodo neonatale, ecc., e crede che non ci sia niente oltre questo. La psicologia transpersonale ha ampliato molto questo modello, includendo ovviamente sia il periodo biografico, sia il periodo prenatale e perinatale ed ha quindi fatto esplodere il modello della psiche nella sfera transpersonale. Si possono fare esperienze di identificazione con altre persone, esperienze di altre vite, degli archetipi, di secoli passati, culture... esperienze che la psicologia e psichiatria tradizionale considerano create da una patologia.
Le esperienze spirituali, come qualunque altro aspetto della realtà possono essere sottoposte ad un’accurata ricerca e possono essere studiate scientificamente. Non c’è niente di non scientifico nello studio imparziale e rigoroso dei fenomeni transpersonali e delle sfide che presentano. Solamente tale approccio può rispondere alla domanda critica sullo status ontologico delle esperienze mistiche: esse rivelano la profonda verità su alcuni aspetti basilari dell’ esistenza, come sostenuto dalla filosofia perenne, oppure sono prodotti della superstizione, fantasia, o malattia mentale, come la scienza materialistica ed occidentale li vede?
 

stellina

Virginia Salles, Psicologa Psicoterapeuta , lavora e vive a Roma.                (per gentile concessione)
©  2001-2007- http://www.olotropica.it/ di Katia Soliani

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