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Hildegard von Bingen: Il grande uovo cosmico " - Hildegardis Liber
Scivias -
(ed. A. Führkötter, A. Carlevaris, "Corpus Christianorum Cont.
Mediaevalis" vol. XLIII A/B, Turnholti, Brepols, 1978): "Visio
tertia primae partis" |
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"Dopo
queste cose vidi una grandissima visione rotonda e oscura fatta
a somiglianza di un uovo, stretto nella parte superiore, largo nel
mezzo e ristretto di nuovo sul fondo; all' esterno di essa, per
tutta la sua circonferenza,c' era del fuoco splendente, che aveva
sotto di sé qualcosa come una membrana oscura. |
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All'
interno di questo fuoco vi era un globo di fuoco scintillante,
di tale grandezza che tutta la visione ne veniva illuminata; questo
aveva sopra di sé tre piccole faci poste ordinatamente una sopra l'
altra, che trattenevano con il loro fuoco il globo, affinché non s'
inclinasse. |
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Questo globo in certi momenti
si levava in alto e una grande quantità di fuoco gli si faceva
incontro, cosicché esso mandava più lontano le sue fiamme; talvolta
si inclinava verso il basso, e un gran freddo gli veniva incontro,
cosicché ritraeva velocemente da esso le sue fiamme. |
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Da quel fuoco che circondava
la visione usciva un vento con i suoi vortici, e dalla membrana che
era sotto di lui ribolliva un altro vento coi suoi vortici, che si
diffondevano qua e là in questa visione. |
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All' interno di quella stessa
membrana vi era un fuoco tenebroso, così orribile che non potevo
guardarlo, che la scuoteva tutta con la sua forza, pieno di rumore,
di tempeste e di pietre acutissime, grandi e piccole. |
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Quando si levava il suo
rumore, quel fuoco splendente e i venti e l' aria si agitavano,
cosicché dei lampi precedevano il rumore: perché il fuoco per primo
sentiva in sé l' agitazione provocata da quel rumore. |
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Poi sotto quella membrana vi
era un etere purissimo, che non aveva sotto di sé nessuna membrana,
e all' interno di esso vedevo un globo di fuoco candido e molto
grande, che aveva sopra di sé due piccole faci poste ordinatamente
una sopra l' altra, che trattenevano il globo, affinché non
eccedesse la misura del suo corso. |
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E nello stesso etere erano
state poste ovunque molte sfere luminose, in cui lo stesso globo
talvolta faceva scorrere la sua luminosità svuotandosi alquanto; e
poi, ritornando sotto il predetto globo di fuoco rosso e rinnovando
da lui le proprie fiamme, di nuovo le inviava con un soffio verso le
stesse sfere. |
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Anche da questo etere si
diffondeva un vento coi suoi vortici, che si espandeva in ogni parte
della stessa visione. . Al di sotto di questo etere vedevo un' aria
acquosa, che aveva sotto di sé una membrana bianca, che spandendosi
di qua e di là portava umidità in tutta quanta la visione. |
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E questa umidità, aggregandosi
tutta all' improvviso, produceva uno scroscio di pioggia con grande
fragore; e diffondendosi lentamente, dava una pioggia leggera con
moto lieve. Anche da qui un vento, che usciva coi suoi turbini, si
diffondeva dovunque per la predetta visione. In mezzo a questi
elementi vi era un globo sabbioso di grandi dimensioni, che gli
altri elementi circondavano, in modo che non potesse inclinarsi né
da una parte né dall' altra |
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Ma dal momento che talvolta
quegli elementi si scuotevano a vicenda coi venti, di cui abbiamo
parlato, facevano muovere alquanto con la loro forza quest' ultimo
globo. |
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E vidi fra settentrione e
oriente qualcosa come un monte altissimo, pieno di tenebre verso
nord e pieno di luce verso est, cosicché né la luce poteva toccare
le tenebre, né le tenebre potevano toccare la luce. |
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E udii una voce dal cielo che
mi diceva: Attraverso le cose visibili e temporali si manifestano
quelle che sono invisibili ed eterne" |
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- ildegarda von
bingen - |
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Il tempo di Santa Ildegarda |
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Un
periodo intenso il secolo XII, nel quale visse Ildegarda,
(assomiglia un poco alla nostro )fu un'epoca di grande |
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fermento, di contrasti, di
nuove dee. Fu il secolo di San Bernardo e di Abelardo, delle
crociate e dei comuni, di papi e antipapi, del romanico e del
gotico, di santi e di eretici. Le città si svilupparono ed
acquistarono autonomia, grandi ricchezze vennero accumulate; la
cultura si incontrò con le filosofia e le scienze orientali, nonché
con gli scritti di Aristotele; la tecnologia fece grandi progressi,
introducendo macchine azionate dai mulini ad acqua e a vento. |
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In tale contesto dinamico e
poliedrico si staglia la figura singolare di Ildegarda. Nata nel
1098, l'anno che precede la conquista di Gerusalemme da parte dei
primi crociati, Ildegarda è la decima e ultima figlia del nobile
Ildelberto di Bermersheim e di sua moglie Matilda; il nome Ildegarda
significa proprio protettrice delle battaglie. Ben presto si
manifestò la pronta ed acuta intelligenza della bambina, accanto ad
una salute instabile; anche la sua natura di visionaria comparve
molto presto, come lei stessa ci racconta : |
| "Nel
mio quinto anno di vita vidi una luce così grande che la mia
anima ne fu scossa, però, per la mia tenera età, non potei
parlarne..." E' probabile che l'osservazione delle straordinarie
doti della bambina abbia pesato nella decisione dei genitori di
affidarla, all'età di otto anni, alla maestra Jutta, una giovane di
nobile lignaggio che si era appena ritirata in clausura presso il
monastero benedettino di Disibodenberg, non lontano da Magonza |
| Giunta
all'adolescenza Ildegarda decise liberamente di porre la sua
vita al servizio di Dio; pronunciò i voti dell'ordine benedettino e
ricevette il velo dalle mani del vescovo Ottone di Bamberg.
Passarono trent'anni senza che si verificassero grandi eventi, ma
intanto: "La reverenda madre Jutta scopriva piena di
meraviglia come la sua allieva fosse divenuta a sua volta maestra
...". |
| Così, alla morte
di Jutta le monache la elessero badessa. Per cinque anni ancora
la vita a Disibodenberg proseguì il suo corso tranquillo, ma quando
Ildegarda arrivò ai quarantadue anni, mentre giaceva afflitta da una
penosa malattia, la voce di Dio insistentemente le intimò: "
Manifesta le meraviglie che apprendi... Oh tu fragile creatura...parla
e scrivi ciò che vedi e senti...". Ildegarda, incerta, resisteva e
ciò aumentava le sue sofferenze fisiche; infine trovo la forza di
manifestare quanto le accadeva al suo direttore spirituale, il
monaco Volmar, che le consigliò di rendere noto quanto Dio le
ispirava. |
| Da quel momento
le forze le ritornarono e Ildegarda iniziò a comunicare le
visioni che l'avevano accompagnata fin dalla più tenera età:
iniziava così a scrivere il suo primo grande lavoro, lo Scivias
(Conosci le vie). Intanto la sua fama si spandeva nella regione,
giungendo anche alle orecchie del papa Eugenio III che lesse
personalmente i suoi scritti durante il sinodo di Treviri e, su
consiglio di S. Bernardo di Chiaravalle, diede a Ildegarda il
permesso di rendere noto ciò che lo Spirito le ispirava
incoraggiandola a scrivere. |
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L’anima dell’uomo, e la virtù morale,
sono verdi, viriditas, forza vitale. |
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Accostarsi alle opere di santi Cristiani è occasione di
arricchimento; ciò è ancor più
vero nel caso di santa Ildegarda di Bingen, monaca benedettina
tedesca,che ha
saputo coniugare i vertici dell'esperienza religiosa con
un'intelligente
attenzione ai fermenti culturali della sua epoca (siamo in pieno XII
secolo, al
culmine del Medio Evo europeo) e con un'appassionata partecipazionealle
vicende sociali, religiose e politiche che travagliavano il Sacro
Romano Impero. |
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Ildegarda è molto conosciuta e studiata in Germania . La sua
fama si è diffusa anche oltre Oceano,soprattutto negli ambienti
"alternativi", le sue opere musicali e la sua opera
medico-scientifica è molto apprezzata ma no può essere isolata
dal suo contesto La sua fede fù profondamente radicata nel cristianesimo . |
| L'evento del
sinodo contribuì a spargere la fama di Ildegarda per tutta
Europa; ne sono testimonianza le numerose lettere che tanti le
inviavano da ogni dove. Un numero sempre maggiore di nobili ragazze
bussavano alla sua porta; così lentamente Ildegarda maturò l'idea di
fondare lei stessa un nuovo convento sulla collina di Rupertsberg,
vicino alla città di Bingen, alla confluenza della Nahe nel Reno.
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| Dopo una fase
travagliata, con rapporti difficili con la comunità monastica
maschile, il nuovo convento si consolidò lentamente finchè Ildegarda
ottenne la protezione dell'arcivescovo di Magonza e dello stesso
imperatore, Federico Barbarossa. Con l'imperatore la santa aveva
avuto buoni rapporti fin da quando egli, colpito dalla sua fama,
l'aveva invitata nel suo castello di Ingelheim. |
| Ciò non le impedì
di prendere risolutamente posizione contro di lui, a favore del
papa legittimo Alessandro III, quando l'imperatore entrò in
contrasto col papato facendo eleggere due successivi antipapi.
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| Sotto la saggia
guida di Ildegarda, la comunità di Rupertsberg viveva nella
gioia e nella concordia, suscitando ammirazione ovunque. Così scrive
il monaco fiammingo Viberto: "La madre circonda le figlie con tale
amore, e le figlie si sottomettono alla madre con tale reverenza,
che si stenta a distinguere se siano le figlie o la madre a
riportare la vittoria. Praticano con zelo letture e canti e le si
può vedere intente a scrivere libri, a tessere paramenti sacri o
dedite ad altri lavori manuali". In questo periodo Ildegarda scrisse
anche la sua seconda opera, il Liber vitae meritorum (Libro dei
meriti della vita). |
| Il convento di
Rupersberg attirava sempre più giovani, così che dopo dieci anni
dalla fondazione Ildegarda fondò un altro convento sulla riva
opposta del Reno, ad Eibingen. Gli aumentati impegni non le
impedirono comunque di iniziare un'altra opera, il Liber divinorum
operum (Il libro delle opere divine). Ormai anziana, ma piena di
energie, Ildegarda non mancò di portare la sua parola, fatto
straordinario per una donna, lontano dal suo convento, compiendo
quattro grandi viaggi di predicazione nelle principali città
dell'Europa centrale. Negli ultimi anni non le mancarono altre
sofferenze e contrasti anche col clero locale e ciò logorò ancor più
il suo debole fisico. |
| Le monache la
sentivano spesso sospirare: "Vorrei essere liberata e stare vicino a
Cristo"; e una notte la luce risplendette di nuovo in lei e le
annunciò il giorno in cui sarebbe stata liberata dal peso del corpo.
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| Tranquillamente
Ildegarda si preparò alla morte, che sopravvenne nel giorno che le
era stato predetto, il 17 settembre 1179, dopo che tutte le monache
da lei radunate ebbero intonato, per un suo ultimo desiderio, canti
nuziali. |
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Tratto da : IL RITORNO DI SANTA
ILDEGARDA di Marie Noelle Urech |
| Nel suo piccolo
mondo, l' uomo può sperimentare nell'anima e nel corpo, l'
intelligenza e l' ordine universali in quanto macrocosmo e
microcosmo sono simili. Tuttavia questo legame non implica uno
stretto rapporto causale e la dipendenza dell'uomo dalle forze
cosmiche. La responsabilità dell' uomo rimane intatta, così pure la
possibilità di decidere tra il bene e il male. |
| Salute e malattie
dell' uomo dipendono quindi dall'equilibrio non solo tra corpo e
Anima (tra psiche e soma) ma anche tra microcosmo-uomo e
macrocosmo-universo. Questa visione unitaria di gran moda oggi, la
chiamiamo olistica e riflette una tale profonda umanità e
amorevolezza da designarla non solo come sacerdotessa, profetessa e
medico ma anche come essere umano completo ed ispirato, che
trascende il tempo. |
| Non ci possiamo
meravigliare della straordinaria SINCRONICITA' che unisce la visione
di una mistica del XII secolo al nuovo modello di pensiero che si
delinea oggi, in un momento in cui l\rquote attenzione generale si
focalizza sulla visione globale, la psicosomatica, l' alleanza dell\rquote
uomo con la Natura, l' alimentazione, la guarigione, la
spiritualità, grandi tematiche queste che hanno favorito la
fioritura di tecniche e metodologie che restituiscono l' uomo alla
sua unità originaria. |
| La biografia
di, Ildegarda la descrive come una donna di gran carattere. Ancora
oggi, posso dire che ella non esita davanti a nessun mezzo per
portare il suo grande messaggio al mondo. |
| Tra questi, mi sono
trovata, un pò stordita, investita da ciò che mi sembrava essere
qualcosa al di là della mia portata, ma alla quale non ho voluto
sottrarmi dopo la grande trasformazione che questo contatto ha
operato nella mia vita e in quella delle persone a me vicine. |
| Dopo un lungo
periodo di silenzio, ho ricevuto l' ingiunzione da parte di
Ildegarda a diffondere i segni ricevuti, nelle circostanze poco
banali che narrerò in un libro di prossima pubblicazione. |
| Ma desidero
intanto condividere con voi la storia del mio incontro con questa
presenza di luce che mi accompagna ormai da sette anni. Ildegarda
decise di entrare in contatto la prima volta con me tramite un
sogno; in seguito si manifestò non solo con altri sogni ma anche con
coincidenze significative che ripetutamente richiamavano la mia
attenzione nella direzione voluta da lei. Molto brevemente, vi
racconto come avvenne il Contatto. |
| Non avevo mai
sentito parlare di Santa Ildegarda fino al 23 gennaio 1992, quando,
attraverso, un sogno, entrai in contatto con questa entità. Sognai
di trovarmi in un castello medievale, vicino ad una sopraelevazione
che nel sogno mi fu indicato come alta major. |
| Una coppia di
anziani vestiti di scuro mi interpellarono, mostrandomi uno
scrigno contenente due oggetti: a destra vi era l' insegna d' oro
del bastone episcopale e a sinistra, un oggetto oblungo d' argento
che non riuscii ad identificare. Sentii una voce dirmi: Si sono
ritrovate le insegne di Santa Ildegarda, devi andare a portare il
messaggio a tutti. |
| A questo punto mi
accorsi di essere vestita da paggio con bellissimi indumenti
medievali. I due anziani insistettero con la loro richiesta e cosi
io partii in giro per il castello ad annunciare la notizia. |
| Mi svegliai con
le loro parole che mi risuonavano ancora nella testa. Cominciò
allora per me una straordinaria ricerca su quella Santa straniera
che non avevo mai sentito nominare in vita mia. Ricerca che comportò
altre scoperte, messaggi e sincronicità sconvolgenti. |
| Dopo un lungo periodo
di dubbi ed incertezze sul significato di questa esperienza,
ricevetti sei mesi dopo una prodigiosa conferma, che mi convinse che
tutto andava verso un senso, una direzione, e che io dovevo seguire
il mio sogno. |
| Andai a Eibingen,
in Germania, sulle rive del leggendario Reno, dove Ildegarda
aveva fatto costruire la sua seconda abbazia. Visitai il chiostro e
là, in una nicchia, scorsi una statuina . |
| Era lei. Ma quale fu
il mio stupore quando notai che nella mano sinistra reggeva il
bastone episcopale e nella sinistra oggetto non identificato del
sogno: una piuma d'oca! Ildegarda ha trasmesso il suo testamento
spirituale attraverso un gran numero di opere dettate al suo fedele
segretario Vomar. |
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Innumerevoli le sue lettere al Papa, all'Imperatore Barbarossa, a
Bernardo di Chiaravalle, a tutti grandi della sua epoca. |
| I suoi
trattati di medicina naturale, di guarigione e di musica, le
visioni straordinarie che l' hanno designata al mondo come
profetessa, sono pervenuteci tramite manoscritti ornati di
meravigliose miniature. Ora si chiudeva il cerchio, tutti gli
eventi, sogni e prodigi vissuti avevano un senso compiuto. |
| L'
ultimo messaggio di Ildegarda data del maggio 1999:
'affrettatevi con urgenza, i tempi sono arrivati, riunite più gruppi
e persone possibili per meditare insieme sull' amore e la pace. Così
nasce l' iniziativa dell' Associazione Viriditas: meditazione per la
Pace. |
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per gentile
concessione di Marie Noelle Urech - http://www.viriditas.ws/ |
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Ma anche le pietre
hanno una loro viriditas che è virtus, cioè principio della loro
attività salutare nei confronti del corpo umano. |