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PERCEZIONI DI REALTÀ

Incontro con Albert Hofmann   

albert hoffman

E' nato a Baden in Svizzera, l'11 Gennaio 1906 ,studiò chimica all'Università di Zurigo. Il suo principale interesse :la chimica di piante e animali,

Ha lasciato il corpo il 29 Aprile 2008 all'età di 102 anni

Hofmann si unì al dipartimento chimico-farmaceutico dei Laboratori Sandoz,

Basel (ora Novartis),studiando le piante medicinali scilla marina e segale cornuta

come parte di un programma per purificare e sintetizzare i principi attivi

per uso farmacologico.

Le sue ricerche sull'acido lisergico, il componente comune centrale degli alcaloidi

della segale cornuta, lo condussero nel 1938  alla sintesi dell'LSD-25.

Albert Hofmann ha lasciatoil corpo il 29 Aprile 2008

 
Ricordo quel lontano incontro alla stazione di Basilea.
La mia fretta ansiosa che quasi preclude il nostro primo appuntamento,lo sguardo di un uomo che sta percorrendo
la sotterranea attraverso cui mi sono precipitato, il cuore in gola, con la speranza di rimediare all'errore.

La voce che prorompe in un timido e impacciato "Dr. Hofmann ?".È lui, affabile ed elegante come me lo ero immaginato.

Poche battute che già introducono la nostra curiosità.
"Sono qui per la traduzione del libro, dr. Hofmann,ho alcuni E poi via con le domande, mie e sue, seduti al tavolo di un ristorante alla moda,"ma niente registratore", giusto, nessuno deve entrare nella magia dell'incontro.capitoli da farle leggere": già, il libro, ma il libro è un sogno di chi lo scrive, chissà, quanti altri ce ne sono nella mente di questo uomo!
Percorriamo in auto la distanza che ci separa dal pìccolo villaggio dove, poggiata su un colle, spinta fin verso i
confinì della Francia, lo scienziato fece costruire la sua abitazione negli anni' 60.
Anita, la moglie sorridente e agile, porta del caffè. Mi rendo conto che in quella casa l'ospitalità è una prassi ormai consolidata da decenni: pare infatti non ci sia alcun imbarazzo tra i coniugi Hofmann nel vedermi girare tra le stanze dove sono invitato a soffermarmi di fronte a questa e quell'opera, riflesso più o meno diretto dì una lunga e intensa vita dedicata a riconsegnare al mondo la sua meraviglia.
Meraviglia, una parola che ricorre spesso nelle frasi di questo anziano scienziato, vero tonificante per le nostre esistenze, antidoto contro l'eccessiva staticità dei significati su cui le comunità degli uomini hanno costruito inattaccabili fortezze. La stessa meraviglia del piccolo Albert di fronte all'incanto di un bosco primaverile, ed ancora del chimico Hofmann di fronte ai giochi misteriosi delle molecole e della materia tutta.
La meraviglia è il sacro, l'ineffabile e la sua presenza è dappertutto. Ma se così stanno le cose dovremmo essere più esigenti con la nostra vista, dr. Hofmann.
"Certo per muoversi nel mondo, per rispettarlo ed amarlo, per sentirci coinvolti interamente in esso, è necessario vedere la profondità delle cose, usufruire di uno sguardo stereoscopico".
C'è un disegno nella libreria, un sole stilizzato ed un po' triste che fa capolino oltre le sbarre di una cella, non è certo chi sia il prigioniero, se il sole o l'ospite invisibile della prigione, ma tant'è, la luce è là, distante, separata. Il velo di Maya, la caverna di Platone, la coscienza atrofizzata, sono le immagini che mi scorrono davanti mentre il vecchio scienziato mi indicai volumi della sua biblioteca.
"Questo è il risultato di una ricerca sui Misteri eleusini: mi ha sempre affascinato il fatto che migliaio di individui, simultaneamente, potessero avere quelle visioni sublimi di cui si accenna negli antichi testi". "Lei pensa, dr. Hofmann, che nella bevanda offerta dai sacerdoti del tempio venisse aggiunta una sostanza psicoattiva?". "E probabile". Ma allora, 'ho bevuto il ciceone  ho indagato me stesso ' di Eraclito...
Usciamo in giardino, un giardino sul Jura svizzero. Tanti fiori e aromi dolcissimi. "Vede il colore di questo fiore, la sua-meraviglia è pari all'opera creativa che è occorsa perché questo azzurro venisse in essere. Conoscere i meccanismi della creazione è per me un atto spirituale, non esiste separazione tra materia e spirito, questo è uno dei falsi problemi dell'uomo".
Già, gli orrori della metafisica ! Talvolta penso che tutti gli uomini conoscano la verità, poi ad un'attenta indagine ognuno di noi si accorge della sua consistenza statica, fatta di fibre forti e per nulla permeabili. Arrivederla a presto, dr. Hofmann, tra l'altro dovremo celebrare i cinquant 'anni della sua scoperta chimica (materiale e spirituale).

Roberto Fedeli

INTRODUZIONE
II mondo è una sfera in rotazione che vaga per lo spazio girando intomo al sole. Tutti noi lo sapevamo, ma poi lo abbiamo potuto vedere non appena i programmi di ricerca spaziale ce ne hanno fornito anni fa le immagini fotografiche: simile ad una sfera blu, il pianeta terra naviga libero nello spazio.
Fin da quei giorni, ho sempre amato evocare questa immagine nel mio occhio inferiore, prima di coricarmi. Disteso qui, nel mio letto, vedo me stesso partecipare di quel viaggio, sopra la superficie della sfera, dove cosi tante cose sono accadute da quando si è messa in quieto cammino lungo la traiettoria alci assegnata nel tempo primordiale.
Solo dopo alcuni miliardi di rivoluzioni intomo al sole, dopo l'apparizione sul pianeta terra delle forme vegetali e dopo molti altri milioni di anni, quando cominciò a svilupparsi -la vita animale, soltanto allora apparve l'essere che sperimenta se stesso e 'il mondo consapevolmente. Come uno di questi esseri dotati di coscienza, sono ora dietro l'obiettivo di una macchina fotografica e osservo dallo spazio quella sfera blu dove l'umanità dispiega il suo dramma.
La sorte delle nazioni, gli accadimene individuali, che li hanno avuto la loro rappresentazione, oramai separati dalla cortina del tempo dallo spettatore del presente! Ma le immagini, alle quali tutti noi prendiamo parte attraverso la nostra coscienza, si perpetuano nell'eterno: civiltà leggendarie che fiorirono in Cina secoli fa, il mondo dell'antichità greca e romana, la guerra persiana di Alessandro Magno, l'impero Atzeco, le Crociate, i periodi gotico e rinascimentale, due guerre mondiali...
Nulla potrebbe essere visto di questo scenario mutevole da una prospettiva cosmica e tantomeno lo potrebbe essere il continuo ricambio delle generazioni. Quell'immagine che oggi si presenta dallo spazio è sempre rimasta immutata -- una sfera blu, illuminata dal sole, che percorre quietamente lo spazio, non turbata dal tempo e dalle sorti dell'umanità.
Benché abbia impressa questa visione nel mio occhio interiore con la stessa nitidezza di un 'immagine fotografica, io so di essere in questo momento sul lato oscuro della superficie di quella sfera, 'qui nella mia casa adagiata sopra un prato neI Jura svizzero, disteso sul letto, la finestra aperta, respirando la fresca brezza notturna mista alla fragranza del fieno.
Sulla sfera la mia esistenza individuale si annulla tra i miliardi di esseri umani che ne popolano la superficie in questo momento per un secondo cosmico. Allo stesso tempo, eccomi qui, centro del mondo, del mio mondo, senza più confini, oltre la stanza attraverso i paesi della terra verso la luna, e poi il sole, immerso nell'infinito dello spazio scintillante di stelle.
Allora dove è la verità, quale la realtà, dove sono io? E addirittura plausibile porsi questa domanda, la cui risposta sembra così ovvia? Penso di si, dal momento che niente è scontato. Il fatto che molte cose o quasi tutto ci risulti cosi scontato è uno dei più monumentali errori nel nostro atteggiamento mentale. L'ovvìetà potrebbe risultare fatale al mondo.
La risposta alla domanda, io sono qui nella mia stanza e al contempo là su quella sfera blu, non è scontata. Essa descrive una verità più complessa, che solo può essere compresa da chi in realtà sa che il mondo su cui abita è una sfera. Per un uomo primitivo la sola cosa vera e reale è quella di cui può avere diretta esperienza attraverso i suoi apparati di senso; costui sì trova qui, su questo mondo, che è piatto, e sopra, dappertutto, il firmamento.
Quest'uomo conosce solo una parte della verità. Nelle pagine che seguono vorrei rendere palese ciò che questo esempio di meditazione notturna presuppone: conformemente alla posizione dell'osservatore, la realtà offre prospettive alquanto diversificate che non si escludono necessariamente a vicenda, ma al contrario contribuiscono a tracciare un quadro più inclusivo della verità.
Ciascuna contiene delle intuizioni concementi l'essenza della realtà quotidiana che ho appreso nel corso delle mie esperienze di vita. Pertanto, queste prospettive descrivono osservazioni molto personali su un problema centrale della realtà che inevitabilmente ci proiettano, nel domìnio della religione.
Ciascuno di noi è in realtà il filosofo di se stesso, dal momento che ogni essere umano esperisce il mondo in maniera peculiare, in osservanza alla propria unicità e concordemente ne elabora l'immagine personale. Ognuno deve gestire al meglio le risorse della propria realtà.
Le interrogazioni dei bambini evidenziano la nostra natura filoso- fica : Papa, dove finisce il mondo ? Quand'è che Dio fece il mondo?  Perché dobbiamo morire?  ... Sono domande a cui tuttora non ci è dato di trovare le risposte in tutti i numerosi trattati filosofici, benché rappresentino quesiti fondamentali della nostra esistenza.
Ho ancora un ricordo cristallino di quella infantile discussione filosofica che ebbi con un mio amico, avevo ali'incirca dieci anni.
Si stava andando a scuola e ci stavamo avvicinando alla porta vecchia della città quando il mio compagno mi chiese: "Credi sempre in Dio? Da quando mi sono accorto che tutti mi prendevano in giro con la storia di Babbo Natale e che Babbo Natale non era altri che mio zio Fritz, ormai non credo più che esista neppure lui". Risposi che Dìo doveva essere una faccenda diversa da quella di Babbo Natale.
In realtà, il mondo e la gente, che solo Dio avrebbe potuto creare, esistevano davvero.
E questa era la mia testimonianza ài Dio, e lo è tutt'oggi. Perché i bambini si pongono domande cosi profonde? Perché la creazione che si schiude in modo diretto e totale ai loro sensi inalterati non appare loro scontata. Sono gli adulti che la vedono in quel modo, attraverso un apparato percettivo intorpidito dall' abitudine. Ma non è il modo giusto, hanno ragione i bambini.
Essi vivono ancora in Paradiso perché vivono ancora nella verità. I bambini percepiscono ancora il mondo per quello che è, meraviglioso. Gli adulti riversano il loro stupore solo sulle più recenti invenzioni e sui prodotti della scienza e della tecnologia, missili computercomandati, dischi laser, viaggi nello spazio...
Non dobbiamo certo far mancare la nostra ammirazione per queste stupende realizzazioni dell'ingegno umano, sebbene alcune ci sgomentino. La tragedia è che non ci preoccupiamo dì vedere l'aspetto secondario, caduco di tutte le imprese umane, che non siamo consapevoli che la scienza e la tecnologia traggono il loro fondamento dalle cose preesistenti in natura.
Il chimico opera con la materia di cui la terra è composta; il fisico e il biologo indagano le forze e le leggi trascendentali che preservano l'universo inorganico e animano il mondo delle piante e degli animali; il tecnico osservo e sfrutta queste leggi .
Ben al dì là di ogni esegesi razionale è l'origine della realtà primordiale, della creazione con le sue leggi che governano il corso delle stelle e la crescita del filo d'erba antecedenti la comparsa dell'uomo. Le intuizioni delle scienze naturali sono soltanto descrizioni di condizioni preesistenti, non possono certo pervenire alla loro spiegazione.
Il botanico è in grado di riferire della forma e del colore di un fiore fin nei minimi particolari e raffrontarli con altri fiori; il fisiologo cellulare può indagare e descrivere scrupolosamente i meccanismi della fertilizzazione, la divisione della cellula, e le modalità attraverso cui questo fiore viene a formare i suoi organi. Ma l'essenza del fiore e da dove provengano il suo progetto e le leggi in base alle quali è stato attuato rimangono un mistero.
Il bambino vede il fiore cosi come è nella sua totalità, dunque vede l'essenza, vale a dire il miracolo. Al confronto, qualunque cosa la ricerca scientifica possa aggiungere è di lieve importanza.
Questo non significa naturalmente sia priva di senso. Mi laureai in chimica e in seguito intrapresi lo studio delle piante proprio perché ero affascinato dal mistero della materia e del regno vegetale.
La conoscenza dell'intreccio della materia e della struttura chimica dei pigmenti dei fiori e di altre piante accumulata nel corso del mio lavoro non hanno indebolito il mio stupore verso la natura, i suoi meccanismi, le sue forze e le sue leggi, al contrario lo hanno accresciuto.
La visione interna della struttura e dei processi vitali degli oggetti naturali va ad aggiungersi alla percezione della forma e del colore rivelati dall'osservazione della loro superficie.
Da questo ne deriva un quadro più compiuto, una verità più ampia. È molto probabile che il valore e l'importanza delle scienze naturali non vengano espressi principalmente dalla loro capacità di offrirci tecnologia, comodità e benessere materiale; forse il loro significato vero su scala evolutiva è la crescita della consapevolezza umana del miracolo della creazione.
Il riconoscimento della creazione come rivelazione non mediata, diretta del<t libro scritto dalle dita di Dio", potrebbe assurgere a fondamento di una nuova e cosmopolita spiritualità.
Le scienze naturali ci hanno mostrato come l'uomo sia parte integrante e inscindibile nella totalità della natura. E la stessa visione a cui giunge l'esperienza mistica dell'unità dì tutti gli esseri viventi. Oggi sempre più questa verità sostanziale sembra riversarsi dalle due fonti conoscitive, in maniera complementare, dentro la coscienza collettiva.
Ciò autorizza uno sguardo promettente sul futuro, dato che le difficoltà principali del presente derivano da una visione dualistica della realtà.
La percezione dell'ambiente naturale come elemento separato dall'uomo, come oggetto da usare e sfruttare senza limiti, ha prodotto l'attuale crisi ecologica; solo il recente risveglio spirituale e la coscienza dell'unità dell'uomo con la natura potrebbe impedire l'irrimediabile.
Il presente lavoro trae il suo fondamento da una visione infantile e personale della natura, simile all'esperienza mistica, da un lato, è dalle intuizioni delle scienze naturali, dall'altro. Questi due sguardi complementari dentro l'unità del mondo estemo della materia e quello intemo dello spirito descrivono la mia filosofia di vita.
In essa non ci sono nuove rivelazioni filosofìche; è piuttosto il risultato di un provvidenziale incontro personale con antiche verità.
È questa visione del mondo che mi da fiducia, sicurezza e serenità perché i suoi tratti essenziali coincidono con i concetti dei grandi filosofi e con la loro comune origine religiosa.
A. Hofmann

http://www.hofmann.org/

Tratto da: MILLELIRE® -  27/6/93 traduzione di Roberto Fedeli
titolo originale Einsichten, Ausblike - 1986
su
©  2001-2008- http://www.olotropica.it/  di Katia Soliani

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